«L’avvento del Regno della persecuzione»

di Maurizio Alfano*

Quella volta la cometa che guidava il loro viaggio scomparve, non era più li ad indicare la direzione e a squarciare con la sua scia il buio della notte irradiandola di luce come soleva fare. Si sentirono persi, senza meta, ma non si arresero poiché grande era il loro desiderio di genitori, di uomo e donna, di profughi e di migranti di mettere in salvo colui che sarebbe nato appena qualche tempo dopo. Non ci si poteva fermare, nonostante la cometa fosse sparita quasi ad indicare loro di fermarsi, il rumore degli zoccoli di quei cavalli di acciaio chiamati carri, ma non quelli che erano abituati a vedere, questi erano carri armati, incussero loro una tale paura che prendendosi per mano continuarono a camminare sempre più veloce e in ogni direzione pur di rendere salva la vita all’umanità. Sì, perché avevano saputo che proprio l’umanità era stata imprigionata, seviziata, messa per strada, disconosciuta, vessata e derisa come in ogni anfratto dove essa cercava riparo assumendo le forme dei migranti, dei poveri, o dei senza tetto. Nulla, ebbero a sapere, riusciva a fermare tale barbarie o a placare la sete di ordine istituzionale – e che anzi editti in nome della sicurezza si accatastavano uno sull’altro con norme stringenti che prevedevano la loro scacciata, arresti, espulsioni e rimpatri lì dove c’era proprio quell’Erode che lì aspettava sulle coste del Nord Africa per seviziarli, ammazzarli, vendere come schiave sessuali le donne, e come donatori di organi i più giovani. Presto, bisogna continuare il viaggio per l’umanità in pericolo e camminando incontrarono un manipolo di falsi profeti che indicò loro a chi rivolgersi per proseguire il cammino e soprattutto per attraversare il mare in attesa di colui che avrebbe camminato sulle acque e le ingiustizie, si sperava.
Quelli erano venditori di anime e corpi e non uomini probi all’aiuto che reclamarono anche dei denari, trenta pare, per far proseguire loro il viaggio altrimenti li avrebbero denunciati e così messi su una improbabile scialuppa che imbarcò soprattutto acqua furono salvati grazie ad una nave che in quelle acque sempre più agitate soccorreva chi necessitava del suo intervento. Siamo salvi, pensarono, ed invece sulle coste di un Paese, Italia pare si chiamasse, ad aspettarli c’erano soldati e un procuratore centurione dell’impero xenofobo ad ordinare il sequestro della nave, dell’equipaggio e di ogni altra persona a bordo. Qui non sbarca nessuno, tuonarono dalle lontane sale del regno. Loro, quell’uomo e quella donna partiti per scampare a persecuzione sicura, increduli guardarono il cielo per trovare conforto nella cometa, ma lei non c’era, appresero solo dopo che a causa di mutamenti climatici e cataclismi ambientali e giuridici anche lei, la regina delle stelle fu resa prigioniera e spenta come divenne la loro speranza. Ma qualcosa sbatteva nel corpo di lei, qualcosa che cercava di farsi strada, di venire alla luce quasi fino a scalciare e ad indicare di non fermarsi. Così per dare senso a tutte le vicissitudini fino a quel tempo incontrate decisero di scappare buttandosi in acqua e nuotare fino ad arrivare sulle coste della Calabria, qualcuno disse loro. Lì immediatamente appresero che la parola Cara avesse tutt’altro significato di quello a loro aduso e non fermati per tempo lì giunti sicuri di trovare accoglienza, ospitalità, trovarono invece ostilità e furono lasciati all’addiaccio nonostante l’evidente stato di gravidanza di quella che poteva essere poco più che una sposa bambina bisognosa di conforto. Solo un ponte dove dimoravano altre centinaia di dannati come loro poteva offrire riparo per quella notte che preannunciava l’avvento del figlio di un Dio.
Capirono che era saggio cambiare direzione, maledizione senza più quella guida che illuminava la notte si sentivano persi, ma quando tutto sembrava fosse perso, videro un bagliore squarciare la notte, una luce seppur di un colore diverso dalla loro cometa farsi spazio nella notte. Due Re magi, quello negro fu estromesso dall’accademia dei saggi disse loro: andate in quella direzione e sarete salvi e con voi l’umanità. Lì, dove quella strana luce illumina a giorno la notte è la terra di San Ferdinando. Lì è la terra delle tre religioni e dell’armonia, correte non perdete tempo. Appagati per il loro estenuante viaggio che sembrava essersi indirizzato finalmente a soluzione proba aumentarono il passo e senza sosta marciarono tutta la notte per non perdere la direzione da seguire poiché quella strana luce si affievoliva sempre più e lì giunti scoprirono essere arrivati in un villaggio fatto di plastica chiamato baraccopoli estraneo alle loro conoscenze e soprattutto che quella luce altro non era che il bagliore funesto di un incendio che insieme alla plastica aveva ancora una volta divorato tra le sue fiamme la vita di un essere umano. Tornava dunque insistente e dolorante come lama conficcata nel costato emergere il significato di quella parola posta a base del loro viaggio: umanità, e chiesero come fosse possibile tanta atrocità per apprendere poi che negli ultimi anni per mano e colpa di due discepoli di nome Marco e Matteo tutto fosse stato trasformato in disumanità. In nome della sovranità della politica che incassa tributi elettorali con merce di scambio pare proprio i profughi e i migranti come loro. A quelle parole, all’apprendere dei nomi di chi sarebbero dovuti diventare apostoli ed evangelizzatori come Marco e Matteo la donna, quella sposa bambina avvertì forte un dolore nel suo grembo che tolse il respiro a colui che doveva nascere. Pare dovesse chiamarsi Cristo ed essere messo in croce anni dopo, ma quei falsi profeti con le loro leggi, i loro editti lo crocefissero addirittura prima ancora che lui potesse nascere. Lo ammazzarono nel grembo altrui soltanto perché concepito tra migranti e così destinato ad essere un richiedente protezione umanitaria. La cometa per un attimo riapparve e rovesciò sul mondo lacrime arse di fuoco e così i prefetti del Regno della persecuzione si lordarono le mani del sangue di colui che pensavano morto e che risorse come per miracolo per essere nuovamente ucciso con il nome di Jaithe, diciottenne gambiano partito da quella terra calpestata dai profeti come ragazzo in carne, ossa, sangue e cuore e restituito ai luoghi del suo esodo poco più che un mucchio di cenere di carne umana putrida e bruciata nella terra dei Santi e degli apostoli.

*Ricercatore e studioso dei fenomeni migratori





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