«A Riace il dileggio dell’oltraggio» – FOTO

di Ass. Cosmopolita pro Riace

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Di seguito il “resoconto” scritto da alcuni degli attivisti che hanno partecipato all’iniziativa Inside Out Project svoltasi a Riace lo scorso 11 novembre. Tutte le foto della gallery sono di Antonia Messineo.

Salvini poveretto ha il sonno disturbato: / i profughi a Riace gliel’hanno rovinato. //
I ladri e gli affaristi son tutti a casa loro, / da più di cinque secoli ad aiutare il moro.
Queste ed altre geniali strofette cantate sull’aria del general Cadorna che ha scritto alla Regina e accompagnate da festosi tamburi e organetti, hanno saturato i gusci acustici dei vicoli di Riace, intristiti dalle vicende giudiziarie abbattutesi sul loro sindaco e ancor più dal grossolano e feroce clima politico da cui nasce il Decreto Insicurezza, si sono sparpagliate negli spazi aperti della campagna rifulgenti sullo sfondo del mar Jonio blu cobalto mentre una processione multietnica rutilante e scanzonata ostentava il piacere della fratellanza fra diversi e viveva il godimento che solo l’eterogeneità pacifica può elargire. Era questa, insieme alla piena estate di San Martino dell’undici novembre, la degna cornice dell’allestimento di un’opera nata in uno dei laboratori edificati sul progetto illuminato di JR e appositamente concepita per celebrare Riace, simbolo internazionale dell’accoglienza, comunità di coloro che sanno comprendersi pur non parlando la stessa lingua, che sanno riconoscersi non avendo in comune la stessa origine ma soltanto l’amore per l’alterità e la tenerezza.
Dagli usci delle case signore indigene dalle cui braccia sgusciavano grappoli di bambini e signore di origine forestiera dagli occhi profondi si affacciavano al rumoroso passaggio del corteo e se non lo accrescevano subito dopo scendendo in strada lo salutavano commosse con ampi gesti delle braccia. Le donne di Riace sanno dalla loro cultura tradizionale che i tamburi purificano lo spazio paesano scacciando ad ogni scadenza rituale le presenze demoniache e dunque i musicisti di San Lorenzo, Cataforio e Cardeto, già pronti a far serpeggiare nella manifestazione del 6 ottobre e in quella del 16 ottobre di Reggio Calabria un opportuno tono satirico-sbeffeggiante, inscrivevano l’opera loro nell’ambito di un riconoscibile spessore antropologico. I maschi avventori dei bar mostravano minore emotività, ma qualcuno ha alzato il bicchiere alla salute di chi trasportava secchi di colla, scope, rulli e i 60 pezzi dell’opera, allestiti poi in tre luoghi diversi del paese, degli attacchini volontari e dei musicanti che si spolmonavano nei saliscendi del tessuto urbano sganasciandosi dalle risate.
La mobilitazione visibile degli artisti locali (non mancavano pittori, scultori, studenti dell’Accademia) scaturiva da una mobilitazione dietro le quinte di artisti internazionali, da un conciliabolo a New York tra Alice Rohrwacher, Jonas Carpignano e lo stesso JR; gli uni e gli altri sono stati messi in comunicazione tra loro da Martina Mauro, che ha arringato e spronato in pochi febbrili giorni i tamburi solidali, l’amministrazione comunale azzoppata e un gruppo di giovani di Riace, uomini e donne di spasso e di fatica, facchini e attacchini. Il ludico e intenso risultato finale sembrava l’applicazione delle proposte di un aureo libretto di Franco Berardi detto “Bifo”, intitolato Come si cura il nazi e capace di prevedere nel 1992 che ai giorni nostri avremmo dovuto fare i conti con il riemergere del nazionalismo nelle sue forme estreme (fasciste e razziste) nell’immaginario e nel comportamento di vaste masse. Bifo scriveva che occorre interferire con i processi di formazione dell’immaginario, liberarli dalle ossessioni che li dominano; il bisogno disperato e aggressivo di identità è una vera e propria psicopatia, una malattia dell’affezione, della relazione all’altro che richiede l’elaborazione di una terapia dell’immaginazione sociale, volta al dissolvimento della paura, alla creazione di un clima di piacere nel contatto sociale. Per non subire l’umore dominante occorre non entrare in un gioco oppositivo facendo magari ricorso all’azione estetica, alla costruzione di situazioni creative che possano costituirsi come punti di irradiazione di una regola felice possibile, e contagiosa.
Il successo politico di Salvini presuppone che il rogo in cui stanno bruciando perfino le condizioni minime della convivenza tra gli uomini venga continuamente alimentato: senza la miseria e la violenza della nostra società il ministro dell’Interno sarebbe un disoccupato e dunque l’esempio dell’accoglienza senza tensioni è un pericolo per lui e tutti quelli che fanno il suo mestiere. Ma da Riace continuano ad arrivare cascate d’acqua fresca e le risate che potranno seppellirli.
Salvini l’è un gran d’uomo, si getta all’arrembaggio / pieno di servo encomio e di codardo oltraggio. // Riserva il servo encomio ai grandi malfattori / e per i disperati è truce buttafuori.
Minniti ci ha la faccia invasa dalla noia / e allora per distrarsi fa dei migranti il boia.





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