«Le leggi sulla sanità scritte con i piedi»

di Ettore Jorio*

Ho appena letto dello stralcio del testo della giunta regionale, che intendeva “riformare” il sistema sanitario calabrese, rifilando due articoli scritti pessimamente nel collegato alla manovra finanziaria per il 2019. Un ulteriore attentato alla salute dei cittadini perpetrato dai soliti attori con i soliti mezzi finalizzati a concretizzare i soliti drammi assistenziali. Ho quindi apprezzato la saggia richiesta dei consiglieri Fausto Orsomarso e Giuseppe Pedà di volerne discutere in una apposita prossima sezione del consiglio regionale.
La sanità – la Giunta Oliverio dovrebbe saperlo bene – è il tema sul quale bisogna intervenire seriamente, evitando ogni improvvisazione, del tipo quelle frequentemente commesse nella attuale e nelle passate legislature. Non si può criticare il commissariamento governativo, che la Calabria del passato e del presente si è meritato tutto – prescindendo da ciò che i commissari ad acta non hanno saputo fare – opponendo ad esso ignoranza sulla materia e improvvisazione. Le stesse che hanno partorito l’altra proposta legislativa ancora in campo intesa a generare una azienda ospedaliera unica catanzarese, anche essa scritta con i piedi (si vedano articoli del 14 novembre di Orlandino Greco e di Peppe Esposito, del 22 settembre di Ettore Jorio e del 24 settembre di Enrico Caterini) da chi ignora i princìpi del diritto e inventa testi normativi inaccettabili e relazioni da farsa. Una brutta abitudine, questa, oramai assunta da tempo dai “tecnici” cui la politica fa praticamente sempre ricorso che hanno avuto la colpa, per esempio, di generare:
– nel 2004 una legge di riforma sanitaria (l.r. 11/2004), che ci disonora per non conformità ai principi fondamentali recati dalle leggi nazionali;
– nel 2007 con una orribile leggina di poche righe con la quale sono state accorpate in una notte le allora 11 Asl nelle attuali cinque Asp senza offrire indicazione alcuna su come fare. Una soluzione rintracciata grazie all’impegno dell’allora commissariato di Protezione civile che si è inventata una procedura di incorporazione per unione.
La leggina di oggi, composta da due articoli che si intendevano rifilare, come detto, nel collegato alla manovra finanziaria regionale per l’anno 2019, dovrebbe essere produttiva della tanto auspicata riforma strutturale della sanità calabrese. Ma non mi facci ridere! Avrebbe detto il principe De Curtis leggendola. Con questi due articoli di complessivi – 11 righe il primo e di 14 il secondo – verrebbe a concretizzarsi l’ultima rovina. Pieni zeppi di errori marchiani ideati e scritti da chi di diritto, di economia e di sanità non ne sa nulla. Sarebbe la rovina per i diritti dei dipendenti, di quelli dei creditori, dei rispettivi patrimoni e degli utenti costretti ancora una volta ad essere vittime innocenti della solita burocrazia ignorante, per lo più selezionata prescindendo dalla meritocrazia, che ne fa di cotte e di crude.
E ancora. Tantissimi gli errori e le superficialità.
Ne elenchiamo qualcuno, solo a titolo di esempio:
a) si tenta di attribuire le funzioni degli ospedali spoke alle Aziende ospedaliere esistenti di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, che a fatica stanno recuperando la loro dignità aziendale ed erogativa, mettendo a rischio la loro esistenza;
b) si dispone, di fatto, una scissione impossibile dei presidi ospedalieri delle aziende territoriali senza che gli stessi abbiano, per legge, una loro autonomia patrimoniale perché soggette, sempre per legge, ad una mera rendicontazione del loro operato annuo e pertanto sprovvisti di propri bilanci configurativi della loro esistenza giuridica economia;
c) si provvede sapendo che le Asp interessate, dalle quali espungere, meglio scindere i presidi coinvolti, non hanno una contabilità analitica sufficiente a identificare tutte le componenti economiche e patrimoniali necessari per definire i loro processi espuntivi e quelli incorporativi delle aziende ospedaliere eventualmente attrattive.
Non solo. Lasciano perplesso il mondo della salute che si chiede: che fine faranno gli spoke che insistono sul territorio della provincia di Crotone e di Vibo Valentia, saranno una repubblica a parte? E lo spoke di Lamezia Terme, sarà una cellula dell’Ao catanzarese e non già di quella ospedaliera universitaria così come taluni pretendono? E tutti i “primariati” cui si è fatto ricorso all’ingrosso? E, ancora, cosa penseranno i direttori generali impegnati nelle attuali ricostruzioni delle Aziende ospedaliere, di quelle di Cosenza e Reggio Calabria, tirate fuori a fatica dalle macerie del passato e riportate ad una erogazione più che dignitosa?
Così si tenta di fare il nuovo? Sarà la Waterloo di Mario Oliverio!

*docente Unical





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