«Le precondizioni per la fusione tra Comuni»

di Ettore Jorio*

Ho condiviso il bell’articolo sulle fusioni dei Comuni pubblicato di recente su questa Rivista a firma del direttore della Fondazione TrasPArenza, cui mi onoro di appartenere, facendo pienamente mio il suo contenuto. Come lui, sono favorevole alle fusioni purché fatte bene ma soprattutto decise meglio di come si è fatto sin d’ora in Calabria.
Amerei vivere, anche io, in una grande Città, derivante dalla fusione di Cosenza, Rende e loro hinterland.
Un sogno realizzabile a condizione che vengano, sul piano legislativo, modificata la disciplina sul predissesto e, nel merito, predisposti tutti gli atti dimostrativi della convenienza dell’iniziativa, che appare palese a condizione che si programmino (e forse si vivano, concretamente, in un «fidanzamento» che preceda la celebrazione del «matrimonio») i servizi da rendere ed esplicitare in un’amorevole concreta comunione di godimento, che non sia pertanto solo di intenti, spesso confusi.

LE ULTIME CONSULTAZIONI LA DICONO LUNGA I recenti risultati dei referendum consultivi sulle fusioni di Comuni, registratisi in Emilia-Romagna (1. Malalbergo e Baricella; 2. Castenaso e Granarolo; 3. Fiscaglia e Ostellato) e in Veneto (1. Cartura, Conselve e Terrassa; 2. Masi e Castelbaldo; 3. Frassinelle Polesine e Polesella; 4. Carrè e Chiuppano; 5. Longare, Castegnero e Nanto) consiglierebbero quantomeno due cose: una da fare e l’altra da evitare. Ciò al fine di improntare una politica aggregativa dei Comuni che vada nel senso di realizzare una filiera degli enti locali più conforme ai canoni dell’efficienza, dell’efficacia e della economicità ma soprattutto che assicuri alle collettività coinvolte una migliore esigibilità dei diritti di cittadinanza.
Un risultato negativo, quello evidenziato sul proprio sito e sulle pagine ad essa istituzione dedicate, dall’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia, in quanto tale tenuta a fornire una obiettiva informazione sui più recenti accaduti riguardanti gli anzidetti esperimenti aggregativi.

LE IRRINUNCIABILI ASPETTATIVE Quanto alle cose che si ritengono suggerire per un migliore andamento delle procedure, il da farsi competerà certamente alle Regioni. Dovranno, infatti:
– approvare le migliori norme di riordino del loro sistema autonomistico territoriale, insediando in esse le previsioni più utili ad esercitare le funzioni di c.d. area vasta ;
– attualizzare le loro leggi di dettaglio sulle unioni/fusioni, ovunque obsolete, nel senso di renderle più attente alle procedure relative e tecnicamente più assistite nella fase generativa del loro insieme ovvero, nel caso di fusione, del nuovo comune;
– ben individuare i quorum referendari, gli strumenti informativi per la cittadinanza chiamata al voto e la formazione del consenso abilitativo alla generazione del nuovo ente, che tenga debitamente conto dei singoli comuni eventualmente dissenzienti;
– prescrivere adempimenti specifici preventivi a carico dei comuni proponenti che motivino il ricorso all’istituto, specie nella parte in cui deve ravvisarsi la convenienza economico-patrimoniale e finanziaria della proposta;
– individuare finanziamenti ad hoc da destinare a contribuire alla spesa corrente, attesa la naturale precauzione di vincolare la contribuzione straordinaria decennale statale ad assicurare la solidità del nuovo Comune e gli investimenti indispensabili.
Per «differenza» le cose da non fare riguardano:
– la pericolosità di esperire tentativi in tal senso, spesso perpetrati da sindaci non più candidabili, per avere esaurito il numero dei mandati consecutivi, ovvero da primi cittadini che suppongono, erroneamente, di utilizzare il finanziamento statale di 1,6/2 milioni di euro annui per un decennio per coprire le loro malefatte contabili sottaciute artatamente alla loro collettività;
– la sottrazione dagli obblighi di chiarezza dell’iniziativa quanto al dovere di rendere noto, attraverso un apposito progetto di fattibilità, l’esistente, il percorso programmato e il punto d’arrivo, tanto da rendere il voto dei cittadini più consapevole di quanto invece avviene oggi, quasi ovunque;
– nell’eventualità, sentire preventivamente, ricorrendo anche ad ascolti telematici provvisti delle necessarie cautele, la loro collettività di riferimento con la quale valutare la convenienza o meno di ricorrere alla fusione.

IL DOVERE CIVICO E GLI AUGURI Su tutto l’ineludibile onere dei cittadini di informarsi, ragionare e comprendere l’esigenza di esprimersi sensatamente con il voto referendario, prescindendo se d’accordo o meno con ciò che viene loro proposto.
A prescindere dalle fusione dei Comuni, da come sono state e come saranno perfezionate, Buon Natale a tutti!

*docente Unical





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