«Alleanza M5S-Pd per battere il sovranismo»

di Franco Scrima*

Fa un certo effetto leggere Salvini che dice: «Per me il grande nemico è la cosiddetta sinistra, che negli ultimi anni ha difeso soltanto le elite, i poteri forti, banche e finanza». Quanto c’è di vero in questa frase e quanto, invece, è frutto di antagonismo, di strumentalizzazione politica? Di sicuro il giudizio del segretario della Lega racchiude contenuti propri della disfatta del renzismo e del capitombolo del Partito democratico che appare avviato a sconfinare nel declino.
Dunque, secondo Salvini, Renzi è l’amico dei poteri forti. Il numero uno della Lega punta l’indice sull’ex segretario del fu grande partito dei lavoratori e lo accusa di essere al servizio dei “poteri forti”, del capitale, delle forze occulte, della finanza. Di quelle oligarchie, cioè, che hanno tenuto sempre la storia del nostro Paese sotto scacco. Ossia quel governo invisibile che Daniel Estulin definisce: «I padroni del mondo».
Ma si può mettere la mano sul fuoco senza il rischio di rimanere scottati nel pensare che alle latitudini dove si trainava il Carroccio, quei “poteri” non abbiano tentato ingerenze? E possibile che solo il Partito democratico sia rimasto vittima del richiamo delle sirene adeguandosi al concetto di sopravvivenza, derogando dal motivo della sua missione politica fatta, secondo i canoni della tradizione, di lotta alla povertà, alla disoccupazione, all’insicurezza? Che quei dirigenti, pur nell’accezione del termine, non siano rimasti mai richiamati dall’etica della parola “comunista”? Che Renzi abbia potuto recitare a cuor leggero il de profundis al partito di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, di Occhetto che, come sostiene Cacciari, potrebbe sciogliersi dopo le europee?
Se questo evento non dovesse accadere, come ci auguriamo, dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, si aprirebbe una partita delicata per il Movimento 5 Stelle che sarebbe l’arbitro di un derby nuovo, solo tentato in passato. Posto che non ci potranno essere maggioranze senza i 5 Stelle, al Partito democratico, o a ciò che sarà di esso, non resterebbe che promuovere, o accettare, un accordo con Di Maio per formare, superando le possibili resistenze emotive, un nuovo governo per allontanare l’ombra del sovranismo nel cui dna c’è, come vedremo, la ricerca della scissione delle regioni del Nord dall’Italia.
Di fronte ad una realtà di questo tipo, l’unità del Paese dovrebbe assumere un valore aggiunto. Una sorta di messa a punto per mettere a fuoco ciò che è rimasto di incompiuto e per evitare l’acuirsi del divario tra Nord e Sud. Anche per questo l’obiettivo il sovranismo va combattuto e isolati coloro che lo predicano che poi sono gli stessi che si sono inventati la “padania” cui ha fatto eco, anni dopo, il Movimento autonomista della Sicilia che aveva tentato di espandersi anche nelle altre regioni del Mezzogiorno. Per fortuna, quest’ultimo, fu solo un tentativo che è abortito quasi sul nascere, giusto il tempo di consentire ai “forconi” di fare qualche esibizione e poi messo a tacere.
Tentativi che sono serviti o servono per indebolire quell’unità nazionale che si è tinta di rosso con il sangue versato dai nostri antenati che hanno creduto nel nome Italia.
L’art.5 della Costituzione dice che «la Repubblica è una e indivisibile» anche se riconosce e promuove le autonomie locali. Ma il tema del secessionismo, perché di questo si sospetta, sollevato dalla Lega Nord, ritorna oggi sfruttando due circostanze contingenti: essere al governo e avere raggiunto alte percentuali di gradimento. Sono elementi che danno forza per avanzare una richiesta che la Lega propugna da quando la “padania” veniva presentata come un’entità geografica distante dal resto della Penisola e, pertanto, meritevole d’indipendenza.
Oggi, che quell’area geografica si è arricchita sia perché confinante con Paesi tra i più evoluti d’Europa, sia per la mancata lotta dei governi precedenti, viene chiesta l’autonomia cavalcando il malcontento. La verità è che la Lega è nata e si è sviluppata sulla scia dell’ignoranza e del malumore che serpeggia in larghi strati della popolazione che si riconosce nella leadership carismatica di Salvini al quale va il merito di aver “addolcito” la propaganda leghista fino a rendere miope la pesante differenza economia tra Nord e Sud.
Di chi le responsabilità, se non di coloro che hanno fatto le scelte e dettato gli indirizzi in tema di politiche economiche e sociali? Dove si trovano le industrie?
E oggi hanno l’ardire di rivendicare “l’autonomia differenziata”. Per conseguire quali risultati? La richiesta riguarda 23 materie, ma quella che pesa di più prevede di legare i trasferimenti statali al gettito tributario il che significa il totale impoverimento del Sud. Ma, come dicono quelli della “padania”, il Mezzogiorno è abitato da gente «inetta», che «non ha voglia di lavorare», che «vuole vivere di assistenzialismo»; nessun riferimento all’intelligenza perché gli è stato spiegato che non ci può essere confronto!
Anche per questo il momento è buono per riflettere, sia per il Movimento 5 Stelle, sia di ciò che resta del Partito democratico: evitare che per pagare i danni del futuro prossimo, si tracci un confine tra populismo buono e cattivo con il rischio che si possa fingere che quello della Lega sia quello buono.

*giornalista







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