«La “violenza” del Terzo Megalotto della 106»

di Rinaldo Chidichimo*

Gentile Direttore,
sono passati diversi anni da quando Lei pubblicò un bel servizio sul Corriere su una vicenda già allora difficile, ingarbugliata e misteriosa che era l’avvenuto appalto nel 2011 del Terzo Megalotto della 106 Jonica. Poi sono seguite tante cose grazie ai nostri continui ricorsi, osservazioni, denunce. Sono state realizzate diverse edizioni del progetto definitivo che da un lato hanno mitigato l’impatto disastroso che la prima variante (trincee aperte su terrazze protette paesaggisticamente e ponti alti 110 metri su torrenti protetti ambientalmente dalla rete 2000 dell’Unione europea), ma hanno portato l’importo dei lavori (assegnati in gara per 980 milioni) a oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro.
Il Suo giornale è stato tra i pochi che ha visitato il luogo e si è reso de facto conto che si tratta di un’opera certo necessaria, per chiudere l’anello a quattro corsie tra Taranto e l’imbocco dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria a Firmo; ma non da realizzare con una variante costosissima e di inusitata violenza in aree protette su un territorio instabile, franoso e terremotabile. Il tutto mentre per almeno la metà del percorso (circa 20 km) a soli 700 metri più in basso esiste già la superstrada a doppia corsia 106 (realizzata negli anni 70) che, come fatto nei tratti precedenti (da Taranto a Roseto e da Doria a Firmo), potrebbe essere raddoppiata. Consentendo così una realizzazione dell’opera più veloce e facile; una molto minore devastazione di territorio; una spesa inferiore di circa un terzo del miliardo e mezzo previsto dall’ultimo progetto definitivo.
Abbiamo continuato a batterci sperando nella famosa revisione delle grandi opere in relazione al rapporto costi/benefici promessa dal nuovo Governo, ma stiamo assistendo a un forcing incredibile perché si passi subito a un progetto esecutivo come quello che abbiamo sopra brevemente descritto.
Come se non bastasse, alcuni mesi fa un capo ‘ndrangheta della zona dell’Alto Jonio è stato “giustiziato” alle 11 nella strada principale di Villapiana Marina e tutta la stampa ha attribuito questa esecuzione all’intervento di una cosca concorrente che desiderava partecipare al banchetto dei subappalti annunciati come imminenti.
Nessuna notizia in merito si è avuta da parte delle autorità competenti nonostante un esposto alla Procura della Repubblica di Castrovillari anche per possibili interferenze nella gara.
Ci sembra che ci sia materiale sufficiente, Caro Direttore, per un bel servizio, tenuto conto, tra l’altro che negli anni precedenti avevamo avuto l’aiuto del senatore Morra oggi presidente dell’Antimafia e dell’onorevole Cioffi, ingegnere e oggi sottosegretario al ministero dell’Economia nonchè della eurodeputata Ferrara che sul tema aveva organizzato un convegno a Trebisacce nella sala comunale dove venne presentata una relazione in cui si denunciavano le carenze, le pericolosità e i costi della variante in discussione.
La stessa cosa era accaduta qualche tempo prima nella sala comunale di Amendolara dove, su invito del sindaco Ciminelli, era stato invitato il Rettore nonchè geologo, Gino Mirocle Crisci, dell’Università della Calabria, che sottolineò la pericolosità del territorio e per converso la convenienza a procedere laddove possibile (circa metà dell’intero percorso) al raddoppio dell’esistente.
Si pensi, da ultimo, Gentile Direttore, che in quel tratto di costa in cui madre natura ha creato un ambiente bello, armonico, ideale per un turismo di qualità, la costa compresa tra i comuni di Trebisacce e Rocca Imperiale è attualmente attraversata a pochi metri dal mare dalla ferrovia Taranto-Reggio Calabria; dalla prima 106; dalla superstrada 106; dal grande acquedotto dell’Eiano; dall’altrettanto grande acquedotto del Sinni. Per non parlare delle reti ad alta tensione di cui due con tralicci in ferro, etc. Il nuovo tracciato proposto in variante verrebbe a creare un ulteriore taglio sulle terrazze vincolate fin dal 1967 dal punto di vista paesaggistico con ponti di altezze tutt’ora pericolose /oltre 80 metri) su torrenti protetti dalla rete Natura 2000 dell’Ue.
Il tutto buttando soldi dei cittadini e senza assicurare al territorio il lavoro promesso e vantato che in tracciati come quelli proposti vengono realizzati con macchine ultramoderne portate dalle imprese con relativi operatori.
Grazie e Cordiali saluti.

*per il “Comitato cittadini alto Ionio R. Chidichimo”, biblioteca Torre di Albidona





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