«La disobbedienza al decreto Salvini e le ragioni di Oliverio»

di Maurizio Alfano*

Disobbedienza. Pare girare tutta attorno a questa parola nelle ultime settimane la vicenda politica del nostro Paese in generale ed in Calabria in particolare. La stura alla questione posta da sindaci e governatori di Regioni (previa richiesta alla Corte Costituzionale), che già di per sé depotenzia il carattere rivoluzionario della disobbedienza, è il cosiddetto decreto Salvini che proprio come giustamente sostengono sindaci e governatori crea già nella sua confusa applicazione clandestinità per volontà legislativa e non per colpa addebitabile al singolo migrante. Questo dispositivo legislativo, destinato ad essere censurato in parte dalla Corte Costituzionale, anziché tentare di mettere ordine, di restituire maggiore umanità a leggi e decreti che disumanizzano i destinatari, introduce la revoca di talune tutele, modifica l’anagrafe nazionale, depotenzia servizi essenziali da garantire come quelli di cura, assistenza, presa in carico dei migranti sul versante sanitario, e riduce la possibilità delle occasioni di integrazione riducendo gli investimenti sui corsi di lingua italiana, alfabetizzazione e di mediazione.
Va da sé che dentro questa cornice legislativa si inserisce poi la retorica sovranista del ministro dell’Interno dei porti chiusi, della pacchia che è finita, di prima gli italiani, e a ruota si arriva alla vicenda regionale, con la giusta e doverosa presa di posizione contraria della Regione Calabria che ha annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale avverso il decreto, e con l’intervento di alcuni esponenti di maggioranza (come l’on. Furgiuele della Lega) ovvero dell’opposizione, oltre che di compagni di maggioranza nelle Regioni come esponenti di Forza Italia e Fratelli d’Italia che con la Lega sul tema del contrasto alle migrazioni hanno medesime posizioni. Perché il governatore Oliverio abbia ragione sulla questione del ricorso costituzionale e come questo implichi anche la tenuta del sistema Calabria, ovvero dell’interesse dei calabresi, è cosa però che sfugge agli esponenti dei partiti prima citati (ma non desta meraviglia poiché è sempre questione di lotta tra scienza e fantascienza) che, nessuno escluso, hanno fatto ricorso alla demagogica posizione di obiettare ad Oliverio di interessarsi prima dei calabresi anziché incitare alla disobbedienza (gridando allo scandalo per questo) che come slogan demagogico ripete, senza tanta fantasia, quello del “prima gli italiani”. Bene, la questione è proprio questa, prima gli interessi del sistema Italia e dunque per derivazione della Calabria, che passano però, attenzione, proprio dalla necessaria presenza di migranti in un’Italia altrimenti destinata al collasso demografico ed economico. A sostenere questo non sono io, ma addirittura il Rapporto appena pubblicato da Bankitalia che intanto mette a nudo quanto i flussi dei migranti siano indispensabili a bilanciare l’invecchiamento degli italiani in età lavorativa. Ecco, basterebbe questa condizione scientifica inoppugnabile – ed astenendosi da ogni seppur giusta implicazione umanitaria che il decreto Salvini mortifica – per rispondere con numeri incontestabili che il “prima gli italiani” passi paradossalmente proprio dal mantenimento ed aumento della presenza di migranti e che ogni riduzione ed ostacolo posto al contrario a questa condizione implicherà il degrado economico e sociale degli italiani che già a partire dal 2041 potrebbero essere vittime dell’indice di dipendenza strutturale, ovvero il peso della popolazione che non lavora su quella che lavora. Donde la truffa in danno dei migranti, resi briganti ma necessari al benessere nazionale, che nell’indifferenza e ignoranza generalizzata stigmatizza la questione come un problema legato alle proprie condizioni di vita, mentre ne è la soluzione. Ma perché Oliverio dunque oltre a fare gli interessi dei calabresi per la questione sopra posta fa bene ad esigere e rivendicare una giusta e dignitosa accoglienza in Calabria lo si desume per esempio dal fatto ulteriore che una tenuta e presa in carico del servizio sanitario dei migranti pregiudicata da questo decreto intanto garantisce diritti indefettibili per i migranti e restituisce sicurezza sanitaria agli autoctoni, ovvero prevedere somme a sostegno dell’integrazione dei migranti in Calabria concorrerebbe a consolidare esperienze di comunità meticce ormai ineludibili, ma anche necessarie, che questo decreto però mina nelle sue fondamenta privilegiando l’irregolarità della presenza dei migranti e scaricandola su sindaci e governatori. Vorrei però sommare alle giuste pretese di costituirsi contro questo decreto due ultime questioni, non meno importanti. La prima: Oliverio sa bene, poiché lo ripete spesso, che proprio la Calabria ha quasi mezzo milione di calabresi ancora emigrati in ogni parte del mondo a fronte di appena centomila stranieri qui residenti, di cui oltre la metà sono cittadini comunitari, e non mostrarsi umani così come lo sono tanti altri Paesi con i nostri corregionali sarebbe ingiustificabile. La seconda riguarda invece lo scandalo che la disobbedienza annunciata dal governatore sia stata rubricata dall’on. Furgiuele, ma anche dagli onorevoli Occhiuto e Ferro, come un fatto di gravità istituzionale, quasi senza precedenti. Istigazione a disobbedire alle leggi. Credo sia utile a questo proposito ricordare le campagne elettorali che proprio la Lega ha fatto istigando, insieme a Forza Italia, alla disobbedienza fiscale per esempio, o alla disobbedienza alle leggi dello Stato, rivendicando la Lega l’indipendenza territoriale, ancora presente nel suo Statuto, e magari a secessione avvenuta l’on. Furgiuele da calabrese dovrà trasferirsi la residenza al Nord, sempre che non trovi qualche sindaco padano che gli opponga il diniego poiché terrone, calabrese, dunque straniero, extracomunitario e per questo non gradito. In conclusione, preferisco l’idea sull’accoglienza di questo governo regionale alle politiche di sgombero con trucco adoperate per esempio a Cosenza sulla popolazione Rom, in prossimità delle elezioni comunali, come obolo facile da incassare dalla pancia elettorale, ma meno nobile di chi al contrario nel rivendicare diritti universali sa anche di potere perdere consensi, poiché la schizofrenia del momento impone indifferenza e razzismo istituzionale e di convenienza come scorciatoia per il potere.

*Ricercatore e studioso dei fenomeni migratori







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto