«Cercasi soluzione per 121 Comuni in crisi perenne»

di Ettore Jorio*

Dopo la faticaccia di fine anno, gravata sul Parlamento, per l’approvazione della legge di bilancio per il 2019, si profila un inverno impegnativo per il Governo. Non solo per le conflittualità che si stanno via via generando rendendo difficile la «innaturale» convivenza politica giallo-verde, prioritariamente sul tema dell’immigrazione e sul salvataggio delle banche in crisi senza alternative. Invero, è necessario intervenire (presto) con l’aggiustamento di qualche «orrore» (del tipo, l’innaturale stop dell’Ires al 50% sul non profit) e con la elaborazione di qualche riforma che incida favorevolmente sul sistema ordinamentale locale, segnatamente bisognoso di una maggiore cura di quanto i più recenti Parlamenti hanno assicurato loro sul piano della concretezza.

La ricaduta sui Comuni della recente legge di bilancio
Con la legge di bilancio 2019 si è causato un netto peggioramento del prelievo tributario locale e, di conseguenza, si è lavorato contro le aspettative sociali.
Si è, infatti:
– da una parte, inferto un duro colpo alla fiscalità dei Comuni che graverà sulle tasche dei cittadini. Tra l’altro, è stato, infatti, depennato il blocco degli aumenti dei tributi locali e, con questo, si è offerta la facultas di istituire nuovi tributi (tra i quali, la imposta di scopo); si è resa possibile la cancellazione (riduzione o revoca) delle eventuali agevolazioni in atto; si è dato modo di aumentare (ma anche di diminuire) le tariffe riguardanti la raccolta dei rifiuti (Tari);
– dall’altra, si è sottratta agli enti locali «più distratti» una qualche soluzione per i loro disastratati conti. Non si è, difatti, provveduto a mantenere attiva per i Comuni – in linea con quanto stabilito nell’art. 1, comma 848, della legge di bilancio dell’anno precedente (L. 205/2017) – l’opzione offerta, al comma 874 di quella per il 2019 (L. 145/2018) alle Regioni e alle solite province di Trento e Bolzano di ammortizzare il disavanzo determinato nell’esercizio 2018 a seguito della cancellazione dei residui attivi per difetto assoluto del relativo presupposto giuridico di primitiva generazione.

Occorre una riforma che salvi (davvero) i Comuni
Prescindendo da tutto questo, pare che l’attuale maggioranza voglia tuttavia intraprendere un utile percorso riformatore delle attuali regole che disciplinano le vigenti soluzioni legislative alle crisi del sistema autonomistico locale, anche in relazione alla volontà non solo di mantenimento delle Province ma di rilancio di siffatti enti locali. Soluzioni, queste, che tali non sono apparse alla luce dei risultati conseguiti da Comuni e Province che vi hanno fatto ricorso sino ad oggi.
Stante ai dati attualizzati sono stati ben oltre la cifra di 500 i Comuni nei guai, più o meno risolvibili con le attuali chance procedurali.
Quelli dissestati sembrano avere ultimamente traguardato il tetto di 200 (dei quali oltre l’80% in ordine decrescente in Calabria, Campania, Sicilia e Lazio), con una progressione a due cifre registrata negli ultimi quattro anni, dovuta anche ai predissesti non andati a buon fine.
Quelli ancora sottoposti alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale (per l’appunto, il predissesto) sono arrivati ben oltre la cifra di 300 (dei quali oltre l’80% in ordine decrescente in Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Lombardia e Lazio).
Conseguentemente, è da registrare la profonda inadeguatezza delle misure di risanamento straordinario date fin qui «in prestito» ai Comuni in crisi che, in alcune aree del Paese, sono ancora in esponenziale crescita, per un sopravvenuto incremento della ammissione delle Amministrazioni locali delle difficoltà gestionali non più occultabili con ricorso a bilanci all’uopo aggiustati.

Inadeguatezza degli attuali strumenti e individuazione dei nuovi
A fronte di questi dati (dai quali emerge una Calabria campione del primato negativo, con 121 Comuni investiti da dissesti e/o predissesti!), che potrebbero generare un ulteriore insopportabile caduta verticale della godibilità dei servizi pubblici derivanti dall’esercizio delle funzioni fondamentali affidate agli enti locali, occorrerebbe approntare una sensibile riforma del vigente TUEL, nella parte in cui offre soluzioni inadeguate agli stati di difficoltà finanziarie vissute da Province e Comuni ormai allo stremo. Gli attuali strumenti del dissesto e predissesto hanno la specificità di rendere eterne le crisi degli enti locali con la perdita definitiva della loro mission di rendersi infallibili erogatori dei servizi indispensabili alla vita della collettività amministrata e delle prestazioni essenziali.
In tal senso, ci si augura la tempestiva formazione, a cura del Governo, di un «tavolo riformista», quale strumento «permanente di confronto» cui affidare la ricerca delle soluzioni funzionali a generare un sistema autonomistico locale degno di interpretare il ruolo del protagonista istituzionale affidatogli dalla Costituzione (art. 118, co. 1), in ragione del principio della sussidiarietà verticale.

La viceministra promette. Si spera che il Governo mantenga
A fronte di una tale ipotesi di lavoro – che peraltro sembra essere già nelle corde del Governo (Laura Castelli dixit) – pare che si voglia intervenire sugli anzidetti obsoleti istituti, oramai trasformati in strumenti propedeutici a ritardare default già maturi. Invero, si vorrebbe generare una forma di risanamento da attivare volta per volta e «su misura». Più precisamente, si tenderebbe ad offrire agli enti locali – in emulazione della riforma della disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che manderà in soffitta l’attuale legge fallimentare, di cui al licenziato decreto delegato recentemente approvato dal Governo da sottoporre all’esame del Parlamento – una nuova tipologia di strumenti di ripianamento del disavanzo generato, cui ricorrere nella tempestività del manifestarsi dell’illiquidità conseguente. Istituti disegnati ad hoc ovverosia fondati prioritariamente sulla correzione delle cause generative del problema e, dunque, sulla progettazione di una organizzazione istituzionale efficiente, alla quale garantire una migliore pratica accertativa e di riscossione dei tributi.

*docente Unical





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