«La “Mediterranea” bussa alle imprese»

di Antonino Mazza Laboccetta*

Al tradizionale ruolo di alta formazione e di ricerca scientifica le Università uniscono ormai un nuovo ruolo: quello della cosiddetta terza missione. Un termine che vuole riassumere l’esigenza di mettere l’Università in dialogo con la società. Esigenza tanto più avvertita in un mondo, qual è il nostro, caratterizzato dalla “rapidità” dei cambiamenti, che impone alla società e all’economia ritmi sempre più dinamici e competitivi.
La rapidità dei cambiamenti si alimenta attraverso l’innovazione. E l’innovazione si fonda sulla conoscenza. La nostra è, infatti, la «società della conoscenza». Un’espressione, questa, cui il Consiglio europeo di Lisbona del 2000 offrì un importante suggello quando si diede l’obiettivo strategico di fare dello spazio europeo un’area economica «basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale».

«Terza missione»
«Terza missione», dunque. Una formula che potrebbe apparire generica. E, in effetti, è così. Ed è così perché l’evoluzione dei rapporti economico-sociali occupa aree così vaste e muove scenari così impensati da richiedere alle Università, in quanto centri di ricerca e motori di innovazione, un incessante sforzo di elaborazione su molteplici fronti.
Di qui la voluta genericità della formula, intesa ad offrire un campo semantico cui possano ricondursi una molteplicità di significati e, quindi, di attività.
Attività che, per esigenze meramente classificatorie, si riconducono a due fondamentali tipologie.
La prima è quella che racchiude tutte le iniziative dirette ad alimentare il trasferimento tecnologico indotto da progetti di ricerca sviluppati all’interno delle Università. Si tratta di processi orientati alla valutazione, alla validazione, alla protezione (anche dal punto di vista della proprietà intellettuale), al marketing e alla commercializzazione delle tecnologie prodotte dalla ricerca universitaria.
V’è, poi, un secondo canale con cui l’Università si mette in dialogo con la società. È il canale della c.d. «terza missione culturale e sociale», quella cioè nella quale, secondo l’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario), vengono compendiate le attività dirette a produrre beni pubblici capaci di accrescere il livello generale di benessere della società attraverso iniziative di contenuto culturale, sociale ed educativo. Si tratta di iniziative che alimentano il senso e la consapevolezza dell’appartenenza civile, in un mondo nel quale la dimensione del “noi”, della “comunità”, tende ad una progressiva “privatizzazione”. Iniziative intese a restituire lo scettro al cittadino attraverso la formazione della “coscienza critica”, in un mondo che sta vivendo una pericolosa deriva populista (si vota, purtroppo, più con la pancia che non con la testa). Iniziative intese a piantare segnali di orientamento critico in un terreno nel quale il progresso della scienza e lo sviluppo delle tecnologie possono creare smarrimento ed alimentare pericolosi rigurgiti oscurantisti (penso ai temi etici, alla medicina, ai cambiamenti climatici, all’energia, ecc.).
Insomma, non c’è democrazia senza cittadini consapevoli. E qui l’Università svolge un ruolo fondamentale e insostituibile: il processo formativo non può esaurirsi nel momento didattico, né la ricerca scientifica può risolversi in mero esercizio intellettuale insensibile alla necessità di dissemination.

Mediterranea e «terza missione»
È proprio nell’ambito della «terza missione» che si colloca l’Avviso per la raccolta di manifestazioni d’interesse dirette alla costituzione di un elenco di soggetti giuridici costituiti in forma di società di capitali, scarl, spin-off universitari e start-up innovative, disponibili ad instaurare con l’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria rapporti di collaborazione, cooperazione e partenariato pubblico-privato nell’ambito formativo, della ricerca e innovazione e della “terza missione”. Universitaria.
Un’iniziativa fortemente voluta dal Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea, prof. Santo Marcello Zimbone. Da poco insediatosi, il Rettore intende potenziare il grado di apertura dell’Università nei confronti del territorio, delle sue istituzioni, degli organismi che vi si muovono, delle imprese che vi operano e di quelle che possono esservi attratte.
Migliorare la cooperazione con imprese e istituzioni, valorizzando i risultati della ricerca scientifica ai fini del trasferimento tecnologico; potenziare la capacità progettuale e la competitività nell’attrazione di risorse esterne per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione; sostenere la capacità di innovazione e di brevettazione dei prodotti della ricerca. Sono obiettivi strategici che delineano il quadro entro cui si muove l’Università Mediterranea, impegnata a implementare le attività di alta formazione, di ricerca scientifica, di ricerca e sviluppo (R&S) al fine di valorizzare economicamente le competenze scientifiche e i risultati della ricerca e di rafforzare i rapporti tra sistemi di alta formazione, sistemi produttivi e mercato, mantenendo così attiva la necessaria linea di comunicazione che lega, in un rapporto diretto e di mutuo scambio, ricerca, innovazione tecnologica e società.
Lo sforzo della Mediterranea è volto a superare i limiti che ostacolano l’incontro tra domanda ed offerta di conoscenza, e ad offrire una sponda al sistema imprenditoriale che non di rado si imbatte nella difficoltà di individuare e manifestare il proprio fabbisogno di innovazione. Difficoltà ancor più accentuata là dove l’impresa stenta a riconoscere il valore della “conoscenza” nel processo economico-produttivo.
Su questo fronte l’Università molto può fare. E la Mediterranea, con l’iniziativa promossa dal suo Rettore, continua a manifestare questa sensibilità, continua cioè ad offrirsi come collettore della domanda di conoscenza investendo nelle attività di trasferimento della ricerca scientifica, di individuazione e di diagnosi delle esigenze, dei fabbisogni e dei problemi del sistema imprenditoriale, nonché nelle iniziative dirette a favorire la creazione di spin-off e start-up universitari, veicoli di coinvolgimento di laureati, dottorandi e dottorati nella selezione e nella valorizzazione di opportunità imprenditoriali.

*docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria







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