«Le primarie servono davvero al Pd?»

di Demetrio Battaglia *

Una sola idea accomuna tutti i dirigenti nazionali del Pd, la profonda crisi del partito può essere superata da una grande partecipazione della gente alle primarie. Questo l’obiettivo principale. Solo se si centra questo bersaglio, si ha la legittimazione della futura classe dirigente. È di tutta evidenza che ci troviamo di fronte a una prospettiva sterile e pericolosa. Sterile, perché non sarà il numero dei partecipanti a far uscire dal tunnel il partito. Pericolosa, perché si può cedere alla tentazione di un accordo preventivo che, oltre a determinare prima il risultato congressuale, dopi artificialmente anche il numero dei partecipanti. Una ritrovata unità su una prospettiva chiara potrebbe anche servire, la falsificazione dei partecipanti no. Bisogna fare i conti con la dura realtà, tentare di nasconderla, quando poi i risultati veri travolgono ogni immaginazione, significa farsi male innalzando una barriera nel tentativo, vano, di proteggere le classi dirigenti.
In Calabria, per esempio alle primarie del 2017 hanno partecipato 81.926 persone. I voti riportati dal Pd alle elezioni politiche del 2018 sono stati 134.511, consentendo a tre sole persone di rappresentare la Calabria in Parlamento. In questi numeri, ridicoli e drammatici allo stesso tempo, c’è tutta la crisi del Pd calabrese, cosi come nel dato generale delle primarie c’è la sofferenza del partito nazionale. Il Pd regionale sarà credibile se il 3 marzo ci dirà che hanno votato 80mila calabresi? Certamente no. I numeri servono per i giochi interni che non portano in nessun posto, anche perché i posti si restringono, inesorabilmente, sempre più. La Calabria non può essere considerata il cortile di casa e non può essere utilizzata e strumentalizzata per le tattiche e i giochi interni, che pure ci stanno in un partito, se accompagnati, però, da una progettualità capace di rappresentare con forza, determinazione e dignità le esigenze dei territori. Se primarie ci devono essere che siano svolte con decoro, non facendo lievitare i partecipanti, ma facendo in modo che i pochi che si recheranno a votare diventino lievito per accrescere i consensi nei prossimi appuntamenti elettorali.
Ho la sensazione che i dirigenti calabresi si stiano avvicinando a fari spenti all’appuntamento nazionale del 3 marzo e come elettore sono preoccupato. Un esempio, tra i tanti: da qualche mese, con grave ritardo, in Calabria si lanciano allarmi sugli effetti negativi del regionalismo differenziato. Articoli di giornale, ordini del giorno in consiglio regionale, ecc.. Il Pd e le mozioni regionali cosa dicono al riguardo nei territori e a Roma? Le associazioni culturali, i club service possono discutere e proporre soluzioni, i partiti al dibattito devono aggiungere l’azione. Le componenti del Pd calabrese hanno posto la questione alle mozioni di riferimento? Soprattutto, in virtù della forza della ragione hanno la possibilità di fare assumere dalla dirigenza nazionale, in modo formale e sostanziale, la questione? Oppure un’opzione di questo tipo non può trovare spazio nel programma del Pd, perché dobbiamo recuperare o mantenere rapporti con i territori forti? Se è così, sarebbe più dignitoso, per questo e altri motivi, non partecipare al congresso nazionale. Si prepari una mozione meridionalista da sottoporre ai calabresi, senza liste di sostegno ai candidati nazionali e il tre marzo non si voti ma si discuta sulla prospettiva che si vuole dare alla Regione. Sicuramente si salvaguarderebbe veramente l’autonomia politica regionale e, soprattutto, si potrebbe ricreare un nuovo rapporto con la società calabrese che non si sentirebbe utilizzata come massa di manovra interna. Un nuovo rapporto per un percorso politico credibile e affidabile che fa diventare realtà la difesa e la proposta di una Calabria che vuole crescere e cambiare e, per la quale si è disponibile a mettere in gioco le prospettive politiche personali. Ricreando un sentimento positivo con la popolazione ed eliminando il retro pensiero che più che le posizioni della Calabria, si vogliono salvaguardare le posizioni dei calabresi che fanno politica.

*Avvocato







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto