«Un altro barbecue di carne africana»

di Maurizio Alfano*

Un altro barbecue di carne africana. Un’altra grigliata mista di carne umana con contorno di disprezzo, indifferenza, supponente arroganza – farcita con spezie nazionaliste e sovraniste ora spicca nel menù presentato alla tavola del consenso elettorale. Ecco il paradosso del nostro tempo, il corto circuito etico e morale dove il consenso diventa non senso. Si, perché quello che domina ed arde la passione razzista è il non senso, come invocare la chiusura dei confini mentre il mondo è collegato proprio dalle migrazioni ancor che, e ancor prima dalle merci alle quali si destinano trasferimenti sicuri e piattaforme logistiche mentre per i migranti si chiudono i porti, si demolisce l’accoglienza diventando così merce di scambio elettorale per un verso, e merce in esubero nel mercato del lavoro per l’altro. Merce di seconda mano che puoi accatastare all’aperto come si fa con la legna da ardere e come quest’ultima spesso concludendo con il medesimo destino: bruciare, ardere.
San Ferdinando è il luogo incidentale dove sorgono baraccopoli e tendopoli, ma i migranti, anzi i lavoratori extracomunitari sfruttati [perché questo sono, e così servono ad una parte di economia criminale] ogni giorno con ogni mezzo [a piedi o in bici] alcuni di loro per sfuggire alle imposizioni del caporalato si muovono ed animano l’intera Piana di Gioia Tauro. Ognuno li vede, ognuno trae ricchezza dalla loro presenza, ognuno non può più quasi farne a meno [a meno della Meloni, ma non sa di cosa parla] eppure ci rendiamo complici della loro segregazione lavorativa ed abitativa ogni qual volta e non quando episodicamente divampa un incendio bruciando la vita delle persone, quando quotidianamente di contro mangiamo, rivendiamo o compiamo qualsiasi altra azione che consegue al loro sfruttamento lavorativo.
Ecco la sconfitta etica, morale, politica. È una sconfitta che brucia, ma ad ardere e nel vero senso della parola sono però soltanto i migranti senza distinzione tra regolari o meno, poiché li regolarizziamo di fatto ogni qual volta facciamo uso ed abuso della loro forza lavoro. Questo è uno dei temi, in questo momento maggiormente messo sotto attacco da sovranisti da salotto che parlano di navi pirata, di affondamenti pensando – non sapendo di cosa parlano di competere con Emilio Salgari che pur non avendo mai viaggiato riuscì a scrivere di navi, luoghi lontani e soprattutto dei loro invasori però. Qui manca poco che finiamo di parlare del Corsaro nero, anziché del nero politico che avanza e macchia ogni cosa. Il superamento della baraccopoli e tendopoli non è situazione semplice, tutt’altro, e al di là degli slogan non può che passare attraverso una visione generale e con fasi intermedie ed immediate. Ma il ritardo con la quale si agisce in questa direzione chiede giustizia ed impone azioni immediate e concordate non con la legna da spostare, ma con i lavoratori migranti che devono concorrere ad essere protagonisti in questa direzione. Ecco la necessità ulteriore di una Governance che li veda protagonisti insieme ad ogni componente istituzionale, sindacale, e del terzo settore animati dalla consapevolezza che ognuno può avere la soluzione migliore, a patto che sia effettivamente praticabile chiudendo o meglio sbarrando le porte a tutti quegli ideologismi o forme di carità che nulla implicano poi nella concreta soluzione del problema.
Così appaiono anche le soluzioni proposte di trasferimenti nei centri Sprar – che privi in origine di mediazioni puntuali sono immediatamente apparse come palliativi e non altro. Per una volta mi voglio mettere nella pelle dell’altro e dico tra me e me, posso andare in uno Sprar per sei mesi, ma poi dove vado, chi mi farà rientrare nella tendopoli per esempio, o peggio per andare a lavorare come farò, ovvero fruirò di tutti i servizi previsti nella seconda accoglienza oppure no, e ancora proprio ora che qui si può trovare regolarmente e nero un po’ di lavoro? In verità avevo ampiamente previsto che il Ministro Salvini avrebbe utilizzato il numero delle adesioni in maniera parziale ed approssimata quasi a volerli maggiormente rappresentare i migranti come degli egoisti che addirittura rifiutano condizioni migliori senza però mettersi nella pelle degli altri.
Il clima generale però che si respira proprio in quei luoghi non è dei migliori, attraverso strumentalizzazioni e semplificazioni si sta concorrendo a creare ancora una volta una paura capillare a rivendicare i propri diritti poiché talune minacce contro e in danno dei migranti anche sulla situazione abitativa stanno assumendo contorni sempre più espliciti anche con riferimento a soluzioni immediatamente disponibili e di loro pertinenza primigenia. Il problema è trovare soluzioni dunque ponderate che coniughino il diritto al lavoro e alla casa che non può solo concludere ogni qual volta arde il campo con ipotesi di superamento dello stesso che non tengono però conto della necessità dei migranti di non essere allontanati dai luoghi del lavoro. Qualcuno potrebbe obiettare ma quante cose vogliono questi, ma la domanda vera da porsi sarebbe, credo, cosa vogliamo noi da loro, poiché se sono tra noi e nella Piana di Gioia Tauro con una presenza ultradecennale a garantire il sopravvivere comunque di un’economia agricola altrimenti fallita per i prezzi imposti dalla grande distribuzione – garantire casa e lavoro come ad ogni uomo o donna sia primordiale, ovvero garantire quelle condizioni di lavoro ed occupazione che li possano rendere indipendenti nel potersi trovare casa da soli. Rompiamo anche con questo atteggiamento di continua sostituzione a loro ed esigiamo prioritariamente al contrario riconoscimenti del loro status di lavoratori regolari e come tali pagati, convinto come sono, che sapranno trovarsi casa anche da soli. Ecco la sfida politica, di fronte ad un Governo che di contro ha derubricato la migrazione economica come il male assoluto per il suolo patrio. Prima gli italiani. Meno sbarchi, meno migranti e minor crescita economica di contro hanno però palesato le scelte populiste di questa coalizione che solo nell’avversione contro i migranti riesce a trovare un’intesa, anzi a trovare sponde anche nelle opposizioni come con Fratelli d’Italia che è di fatto la terza componente del Contratto di governo che è utile ricordare destina quasi cento righe al contrasto dei migranti e quattro righe e quattro parole al contrasto alla ‘ndrangheta. Ma lo slogan non era maggiori attenzioni agli italiani? Ah ma non nel senso di combattere e contrastare i veri problemi degli italiani, non avevo capito, accidenti. Che buonista del c….. che sono.

*autore di “Italiani razzisti perbene”





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