«Le amnesie di Pacenza»

di Massimo Scura*

Adesso il “consigliere non consigliere” di Oliverio in ambito sanitario si cimenta anche in versione cuoco. Non avendo competenze culinarie specifiche, come non le ha in ambito sanitario, si limita a scoperchiare pentoloni. Di recente avrebbe aiutato a scoperchiare il pentolone relativo alla mobilità extra regionale, quella che misura il numero di cittadini calabresi che si vanno a curare fuori regione e il conseguente ammontare che la regione Calabria deve pagare alle consorelle italiche. Ma come? Non era uno dei tre cavalli di battaglia di Oliverio (anche gli altri due sui Lea e sulla perdita stanno per essere azzoppati) quello di accusare il commissariamento quale responsabile del crescente importo elargito a Lombardia, Emilia, Toscana, Lazio e via dicendo? Adesso si scopre che non era tutto vero, che le altre Regioni approfittavano dell’insipienza e dell’assenza della regione calabrese e Pacenza pretenderebbe anche di aver dei meriti nella scoperta. E chi avrebbe dovuto accorgersi di una truffa simile? Certamente la Regione, se non avesse distrutto il dipartimento in questi anni sciagurati, nei quali il responsabile ha un cognome e due nomi, Mario Gerardo Oliverio. Si vada, il buon Pacenza a leggere la mia relazione lasciata alla Commissione sanità del Senato della Repubblica, basta ricercarla sul sito della commissione. Troverà scritto esattamente quanto segue: «(…) Un discorso a parte va fatto sulla mobilità passiva extra regionale. Quella del 2013, nota nel 2015 – 2016 era di circa 300M€. Per ridurla occorreva attivare tre percorsi: 1) aumentare in quantità e qualità i servizi resi al cittadino (e quindi assumere e riorganizzare, cosa iniziata massivamente da aprile 2015 ma con effetti tangibili solo nel 2017 e visibili ufficialmente solo alla fine 2019-inizio 2020); 2) affrontare i contenziosi con le altre regioni avvalendosi di professionisti preparati; non come ha fatto spesso la regione, con funzionari impreparati o addirittura non partecipando, per quel che mi si dice, ai tavoli di contestazione; 3) facendosi rappresentare al tavolo stato – regione dal Presidente (raramente presente) o da membri autorevoli e non da illegittimo consulente (cosa più volte denunciata in tutte le sedi e anche sui giornali) per giunta senza alcun titolo comprovante il suo potere negoziale e sua competenza in ambito sanitario. Quanto al punto 1, i nuovi servizi attivati, sia nel settore pubblico che privato, di cui si parla più avanti, a parità di incidenza patologica hanno senz’altro ridotto la mobilità passiva, ma lo sapremo nel 2019-2020. Quanto ai punti 2 e 3 la competenza è strettamente regionale».
Era il 19 settembre 2018, non la settimana scorsa e la ministra Grillo e il ministro Tria avevano ricevuto la relazione due giorni prima per correttezza istituzionale e tutti in regione e a Roma erano al corrente della situazione anche se Pacenza ha fatto finta di nulla per anni e si sveglia ora. Siamo in attesa di conoscere l’ammontare ufficiale della riduzione della mobilità passiva reale 2017 (che andrà sul bilancio di previsione 2019) ottenuta grazie all’incremento dei servizi pubblici e privati attivati. Una per tutte. Nel 2017 abbiamo incrementato in Calabria almeno 350 interventi di cardiochirurgia tra AO di Reggio e S. Anna di Catanzaro; al valore medio di 20mila euro a intervento si sono recuperati 7 milioni di euro. E almeno altri 15 milioni sono stati risparmiati in altri settori. E siam ben felici che finalmente il dipartimento si sia svegliato dal letargo al quale l’hanno costretto Oliverio e Pacenza e si faccia rispettare dalle altre regioni. Altro che pentoloni.

*ex commissario al Piano di rientro







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