«Via della Seta, Calabria di nuovo offesa»

di Fondazione Trasparenza

La recente visita del primo ministro cinese Xi Jinping ha fornito l’ulteriore prova di cosa sia divenuta la nostra regione. Una parte del Paese della quale non ci si ricorda neppure, fatta eccezione in prossimità delle campagne elettorali per facilitare l’elezione di chiunque, finanche i peggiori.
La Calabria è divenuta oramai un malato terminale, cui nessuno presta il minimo di assistenza, così come avviene negli ospedali calabresi ad opera di una sanità cinica, inutile e messa in mano a degli incoscienti, da ovunque provengano. L’importante evento – che ha dato il la al ruolo importate che l’Italia (intera?) dovrà recitare negli 8mila km che compongono la «via della seta», che determinò gli scambi commerciali degli allora imperi cinese e romano – ha rappresentato l’ultima, in ragione di tempo, offesa alla nostra regione. Una pugnalata alla schiena. Le hanno sottratto una chance che di certo meritava. Lo meritavano le clementine dello Jonio, uniche al mondo, e le sue arance, per nulla inferiori a quelle che i siciliani hanno saputo esaltare e vendere, tanto da garantirsi un continuo prossimo mercato che porterà i loro frutti del sole a riempire le tavole cinesi. Soprattutto lo meritava Gioia Tauro, quantomeno nella stessa misura che è toccata a Trieste e Genova. Un porto, il nostro, unico nel suo genere.
Insomma, nonostante i 19 parlamentari grillini e Salvini eletto in Calabria, il più grande terminal per il transshipment presente in Italia, il più importante hub del traffico container di tutto bacino del Mediterraneo non è stato neppure preso in considerazione.  Il tutto con il bene placido della Regione, non solo assente dal problema ma incapace di preoccuparsi del rinnovamento reale della Calabria, giocando sul tavolo uno dei suoi pochi jolly, Forse perché impegnata a festeggiare indebitamente impropri eventi. Questo è quanto realizzano, per la nostra terra e per i nostri figli tutti. coloro i quali vengono routinariamente deputati a rappresentarci. Questo è quanto il Governo giallo-verde fa per la Calabria e i calabresi. Questo è quanto l’opposizione all’Esecutivo non rimprovera ed esige. Servono poco i Consigli dei ministri itineranti, tra i quali uno promesso in Calabria. Al sud occorrono politiche economiche produttive, diritti civili e sociali, e lavoro, tanto. E tutto questo avviene in un periodo in cui tutti si riempiono la bocca con le Zes, che rappresentano l’occasione dalla quale ripartire, attese le agevolazioni finanziarie e fiscali che altrove hanno costituto occasioni incentivanti per nuovi processi di crescita e altrettanti insediamenti produttivi.
Ma si sa, sui tempi e sui modi essenziali per generare la new deal calabrese, la politica fornisce la prova di tutta la sua incapacità di pretendere dal Governo un dovuto trattamento speciale. Quello che le spetterebbe più di ogni altro.
Queste sono le differenziazioni pericolose che, a diversamente quelle che si accentuano spesso prescindendo dal comprendere bene il loro significato reale, generano condanne definitive, a seguito delle quali tutti i giovani sarebbero già andati via e noi (genitori e nonni) rimarremmo qui a soffrire tra l’incuranza generale, il malaffare e i servizi essenziali inesistenti. Ciò perché la politica di questi anni ha creato il nulla e ha distrutto tutto. Anche ciò che i buoni uomini di Stato di ieri avevano saputo costruire.







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto