«Un’alleanza per fermare il populismo»

di Franco Scrima*

Il problema non è se credere o non credere alle promesse dei politici. Si tratta piuttosto di interpretare i contenuti del programma di ciascun partito, così che si capirà quanto è sostanza e quanto invece demagogia. Si spera così che i partiti, resisi conto che gli specchietti per le allodole non seducono più e tantomeno ripagano, prendano atto che i fatti prevalgono sulle parole.
Le promesse che dall’avvento della democrazia vengono ammannite anche sfrontatamente e senza remore agli italiani sui temi del lavoro, delle opere pubbliche, dell’agricoltura, del turismo e dei servizi, non sono più credibili. Ora si pretendono fatti. Le parole sono svalutate, non valgono nulla! Dopo oltre mezzo secolo di “fregature”, l’elettorato è carico di risentimenti e di rancori verso quella politica che, alla resa dei conti, si è dimostrata bugiarda e poco attendibile; che non si è preoccupata di affrontare con serietà per modificare le realtà periferiche; che non è intervenuta sul territorio, nei settori dell’istruzione le cui ferite denunciano disinteresse; e così anche per gli ospedali gestiti in modo vergognoso, spesso con pochi posti letto, senza un numero sufficiente di specialisti e in strutture obsolete. E così anche per i trasporti che sono da terzo mondo, quando altrove si litiga per il Tav. Realtà che stanno a testimoniare le differenze presenti tutt’ora nel Paese, cause di gravi inadempienze dei vari governi.
Una condizione che grida vendetta specie nelle popolazioni del Meridione lasciato a “marcire” nel totale disinteresse. Il Sud tutto è rimasto al palo, stretto nella morsa dell’arretratezza, sfiduciato, indispettito dal confronto con le regioni del Nord che hanno potuto “fiorire” investendo capitali, una parte dei quali provenienti dai mancati interventi al Sud.
Oggi i partiti si assumano le loro responsabilità e comprendano che la campagna elettorale si fa ormai senza rete di protezione, stando attenti alle parole che si pronunciano e a ciò che si dice; a non lanciare proclami e concetti in libertà; ad astenersi dalle facili promesse, specie quelle pronte per l’uso, perché non sono più assimilate dai cittadini caduti nel pessimismo più profondo. Insomma devono essere il contrario di ciò che dice e fa Salvini il quale continua ad esprimersi in prima persona, non citando mai il suo partito, ammannendo di tutto e dimostrando di non tenere in debito conto il prossimo se non per considerarlo un’entità che esprime voti. Sembra divertirsi a ciurlare nel manico proponendo la Luna nel pozzo. Come ad essere costantemente in campagna elettorale come quando sponsorizza la “flat tax” per la quale, obtorto collo, gli fa bordone anche il suo alleato di governo pur sapendo che lo sgravio dell’imposta sul reddito non potrà avvenire prima delle elezioni europee ed a condizioni ben determinate.
Ma per Salvini è come se fosse già cosa fatta. Non rivela che si tratta di un impegno per il momento formale perché non si sa come fare per coprire il deficit. Continua così con il vecchio, becero, fraudolento motivo, riconducibile ad ottenere una preferenza sulla scheda elettorale. Salvini spera infatti di ottenere un buon consenso elettorale che gli consenta di affermarsi alle Europee per poter ottenere la leadership della coalizione fatta da esponenti negazionisti e xenofobi. Compagni d’avventura che, chi più chi meno, hanno qualcosa da farsi perdonare: da coloro che augurano alle donne di sinistra di essere stuprate; a chi descrive l’Islam come una religione di pedofili e a chi ha varato norme per i migranti negando loro il ricongiungimento familiare. Questo è il gruppo di “illuminati” che con Salvini, Marine Le Pen e Victor Orban vogliono vincere le elezioni per cambiare l’Europa. Come? Ovviamente nel segno della loro fede politica!
Salvini, il quale “pescherà” voti anche in Calabria, intende porsi a capo di questo gruppo, pur facendo parte di un Paese che aborrisce questi sistemi. Ma a parte le considerazioni, la domanda è: il Segretario della Lega possiede le capacità per accreditare così tanto successo? Secondo i politologi egli sa interpretare molto bene il disagio degli italiani e agisce di conseguenza in modo da far salire i sondaggi che attribuiscono al suo movimento percentuali insperate per un partito razzista.
C’è da considerare comunque che l’elettorato è cambiato. Oggi è, infatti, paragonabile alle farfalle che si posano indifferentemente su ogni fiore per succhiarne il nettare, anche se la speranza è che siano ricostruiti i campi perché ciascuno possa piantare i propri fiori ed evitare di spingere altrove le proprie farfalle.
Qualsiasi cosa accadrà, le elezioni europee segneranno una nuova “linea Maginot” per oltrepassare la quale è necessario che ciascuno si interroghi su cosa vuole. Bisognerà prepararsi, lo impone l’accordo tra i 5 Stelle e la Lega che sta diventando un dilemma; è necessario chiarire se i due movimenti possono continuare a governare insieme oppure se il “contratto di governo” è giunto al capolinea. Può sembrare strano, ma il cerino acceso se lo può trovare in mano nei prossimi mesi il PD. Sempre che Zanda lo permetta e non si lasci incantare dai “berluscones” i quali si racconta che facciano l’occhiolino proprio al PD perché valuti il loro desiderio di un ritorno al Governo. Sembra che avrebbero sussurrato all’orecchio di qualcuno (Zanda?) che per loro sarebbe sufficiente poter mettere le mani sulla Magistratura inquirente (la proposta pare piaccia a Zanda) per modificarne le prerogative soprattutto per quanto attiene l’obbligatorietà dell’azione penale e, anche se nessuno lo dice, anzi lo escludono, pensando di controllarne l’attività.
Bisognerà aspettare per capire come evolverà la proposta. Bisogna attendere cosa deciderà la direzione del Partito democratico, se si ravvederà e non si ostinerà a considerare più i 5 Stelle una copia della Lega. Se accadrà, sarà più facile tentare un accordo di governo con i “Grillini” considerando che una maggioranza diversa potrebbe servire al Paese e, forse, anche allo stesso Pd oltre che ai 5 Stelle. Difficile pensare ad altre formule.
A meno che non si decida irresponsabilmente di lasciare il Paese nelle mani della destra. Non esistono formule diverse. Inutile ricordare che l’attuale sistema elettorale non consente ad alcuna forza politica, che non raggiunga il 51 per cento delle preferenze, di governare da sola. Il futuro prossimo dell’Italia, lo si condivida o no, passa proprio dall’intuire il reale che va elevato a concetto.
*giornalista







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