«La Calabria ha bisogno di altro»

di Claudio Parente*

C’è bisogno di offrire un progetto credibile per far uscire la Calabria dallo stato comatoso in cui è precipitata in questi anni di “non governo” della Regione. Occorre avere una strategia chiara per affrontare nella sua complessità i vari problemi che la affliggono, ma anche per saper cogliere le potenzialità enormi che la Calabria esprime nonostante tutto. Ma soprattutto è necessario realizzare solide basi su cui ancorare le speranza dei cittadini da troppo tempo sfiduciati e che, proprio per questo, portano alla fuga di tanti nostri giovani. Sono queste le ragioni che ci hanno portato a creare il Movimento Officine del Sud. Un progetto che in meno di tre anni ha raggiunto significativi successi sia in termini di partecipazione che di presenze istituzionali, avendo rappresentanti in diverse amministrazioni comunali come Catanzaro, Soverato (tanto per citare i comuni più grandi) oltre che nel consiglio provinciale di Catanzaro, a parte i tanti soci e qualche sindaco che sono presenti nelle liste civiche di diversi comuni della regione andati al voto prima della costituzione del Movimento.
Quindi non si tratta di una Lista elettorale – estemporanea e nata solo in occasioni di consultazioni elettorali -, ma di un vero e proprio Movimento partitico, costituito secondo le norme vigenti in materia, che racchiude una grande e piacevole esperienza civica che ha aggregato e sta aggregando tantissime persone dell’area moderata e liberale. Un movimento che sta accogliendo tutti coloro i quali – pur volendo partecipare alla costruzione di una Calabria diversa, produttiva, libera da condizionamenti e con prospettive reali di crescita – non si riconoscono direttamente nei partiti tradizionali.
Siamo convinti che l’importanza dei Movimenti civici, collaterali o collegati alle coalizioni risieda in quest’assioma: contribuiscono a mantenere quella libertà individuale e progettuale a volte soffocata dall’apparato burocratico ancora presente nell’organizzazione di alcuni partiti.
Siamo un Movimento del Sud la cui base fondativa dello statuto si impernia in quella “Questione Meridionale” mai risolta ed anzi, alla luce del regionalismo differenziato, ancor più impellente da affrontare. Ma con chi fare le battaglie? Con quale classe dirigente? Proprio tre anni fa la prima tavola rotonda organizzata dal nostro Movimento ebbe il titolo: “Parliamo di Sud – La formazione della classe dirigente del Meridione – Cambiare se stessi per cambiare le cose” perché riteniamo che in primis, è proprio sulla qualità della classe dirigente che dovremmo puntare, selezionandola sulla base del merito e non tanto dell’ideologia, scevra da partitismi ed animata da una grande tensione etica per perseguire il bene comune della nostra regione.
Ci siamo stancati della retorica e della persuasione di quella classe dirigente che non ha saputo o voluto imprimere un reale cambiamento e questo è un problema che investe tutti i partiti considerato che negli ultimi 20 anni, in cui si sono alternate le coalizioni, nella nostra regione non si è registrato nessun cambiamento significativo.
Certo, ci aspettano tante battaglie, a cominciare dalla sfida sull’autonomia regionale per la quale, su nostra sollecitazione assieme ai colleghi consiglieri regionali Mimmo Tallini e Gianluca Gallo, è stata approvata una mozione, originale e coraggiosa, che dà forza ed autorevolezza al Consiglio regionale che diventerebbe protagonista con una propria legge per realizzare un federalismo razionale e responsabile, sulla base di quanto previsto dall’art. 121, secondo comma della Costituzione.
E cosa dire sullo sfacelo che erediteremo sulla sanità e sui servizi sociali. In meno di 5 anni questa maggioranza è riuscita a quintuplicare il debito del sistema sanitario, che nel 2014 era sceso a 36 milioni dai 250 ereditati dalla Giunta Loiero, è riuscita ad incrementare l’emigrazione sanitaria, superando di molto i 300 milioni, a peggiorare tutti i servizi tanto da essere ancora gli ultimi in Italia per i Livelli essenziali di assistenza.
Abbiamo dovuto assistere, impotenti, ad uno scontro istituzionale tra Oliverio e il Governo di centrosinistra prima e con l’allora commissario Massimo Scura dopo, che ha portato alla distruzione di quello che si era fatto per far uscire la Calabria dal Commissariamento. Eppure bastava poco per raggiungere quell’obiettivo – ora spinto decisamente molto lontano – considerato appunto l’esiguo debito rimasto nel 2014 e il valore dei Lea prossimi alla soglia di sufficienza.
Su questo tema abbiamo denunciato, in tempi non sospetti, che in Calabria la sanità era ormai divenuto un problema di protezione civile, tanto da paventare l’arrivo di ospedali da campo. Siamo stati purtroppo facili profeti visto che solo qualche settimana fa anche il ministro della Salute Giulia Grillo ha sottolineato le stesse cose. Ma perseguendo una strada che è la causa forse principale di tutti i mali che affliggono la sanità calabrese: i commissariamenti. Spinta solo dall’effetto proclama la ministra minaccia di commissariare praticamente per sempre la regione.
Sui servizi sociali saremmo alle comiche se non si trattasse di un argomento delicato perché rivolto alle fasce più deboli della popolazione. La Regione è stata capace di farsi bocciare dal Tar, per l’inosservanza di alcune procedure obbligatorie che aveva completamento omesso, norma di recepimento della Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (L. 238/2000), per cui si opera ancora in diversi casi con una norma regionale di ben 32 anni fa (la legge regionale n.5 del 1987). Ma solo a macchia di leopardo non essendoci stato nemmeno un aggiornamento dei fabbisogni. Quindi sono trascorsi anni invano senza che fosse attuata la legge regionale n.23/2003 nella sua interezza ma, soprattutto, senza che fosse realizzato il sistema integrato dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali attraverso un unico strumento di programmazione regionale.
Ed ancora vogliamo parlare dei Fondi comunitari quando anche in questo campo il “Modello Oliverio” è stato scoperto nel corso della seduta del Consiglio regionale convocata ad hoc sul tema. Di fronte ai toni miracolistici e ai numeri farlocchi riportati dall’assessore al ramo noi – insieme ai consiglieri Tallini, Gallo e Pedà – abbiamo dimostrato che la somma complessiva del Por porta ad una percentuale dello stato di avanzamento del 16,78% con una percentuale di pagamento, però, del 5,46% di cui solo 1,26% relativo al Fondo sociale Europeo. Cosi come sono stati svelati i trucchi messi in atto per evitare il disimpegno automatico delle risorse, certificando tutta una serie di progetti definiti coerenti che invece erano già stati finanziati con altre risorse come quelli attinenti alle reti ferroviarie italiane. Pertanto, una incapacità di programmazione e realizzazione, oltre che di opacità nella rendicontazione, che ha portato al blocco dei pagamenti ed all’assegnazione della categoria 3 (che vuol dire che il sistema funziona male) a tutte e tre le Autorità del Programma Operativo regionale 2014-2020 e cioè l’Autorità di gestione, di controllo e di Audit.
Come si vede un disastro nei settori chiave della nostra regione da cui ripartire. Ci vorrà pertanto una classe dirigente credibile ed affidabile capace di monitorare ed ottimizzare la spesa per la realizzazione di iniziative che portino vero sviluppo e aumento stabile dell’occupazione, specie quella giovanile.
Noi abbiamo deciso di impegnarci direttamente nella prossima competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale. Una scelta che abbiamo maturato solo dopo aver avuto la certezza sul nome del candidato a presidente, convinti come siamo che le idee e i progetti hanno un peso diverso se ha portarli avanti è una persona coerente con il proprio vissuto. È questione di credibilità. E noi crediamo fermamente nelle capacità di Mario Occhiuto per quella che ha già dimostrato e per quello che dimostrerà come Governatore della Calabria. Su queste basi scendiamo in campo nella piena consapevolezza di giocarci in prima persona un partita decisiva per il riscatto dei nostri territori.

*Consigliere regionale







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