«Il consiglio regionale non diventi un teatrino»

di Domenico Bevacqua*

Quanto accaduto l’altro ieri in consiglio regionale, determinando la sospensione della seduta dopo la mancata approvazione di una sentita proposta legislativa, dovrebbe farci riflettere sui doveri e sulle responsabilità derivanti dalla funzione che rivestiamo.
Ho riflettuto sul fatto se rendere pubblica o meno questa mia posizione, volendo evitare possibili strumentalizzazioni o incomprensioni. Ma continua per me a essere difficile comprendere la decisione di abbandonare l’aula subito dopo l’esito del voto. Non metto in dubbio l’importanza del testo che è stato bocciato e a la sua valenza anche simbolica: dico, però, che erano all’ordine del giorno altri tredici punti da discutere, alcuni dei quali di rilevanza non certo secondaria. A titolo esemplificativo, voglio ricordare: l’approvazione della legge (di cui sono relatore) che regola e agevola l’autorecupero del patrimonio immobiliare pubblico, offrendo una concreta opportunità alla soluzione dell’emergenza abitativa, nel rispetto del principio del consumo di suolo zero. Così come il richiamo in aula, sollecitato anche dal presidente Irto, delle modifiche alla legge urbanistica, necessarie per superare le difficoltà riscontrate in sede di applicazione e segnalate con urgenza, sia dai sindaci sia dagli ordini professionali: in riferimento, soprattutto, alle difficoltà che si segnalano da parte delle Sovrintendenze. Si aggiunga la definizione del referendum per l’istituzione del nuovo Comune di San Marco Cervicati: un provvedimento da lungo tempo atteso, la cui mancata approvazione delude e mortifica legittime aspettative dei territori interessati.
Come è chiaro da questa breve elencazione si tratta di misure che vanno a impattare in maniera importante su territori, comunità e cittadini, i quali tutti hanno diritto a che l’organo legislativo svolga in maniera responsabile e coscienziosa il ruolo che gli compete. I calabresi non possono continuare ad assistere alle solite liturgie e ai soliti teatrini della politica, dei quali farebbero volentieri a meno. Nessuna difficoltà interna alla dialettica fra maggioranza e opposizione può giustificare la perdita di vista dei nostri doveri. Ecco perché io sono rimasto seduto al mio posto, perché su quella scranna io siedo in rappresentanza dei miei conterranei e, a loro nome, mi auguro che la convocazione della prossima seduta sia il più rapida possibile e non si verifichino ulteriori intoppi.

*consigliere regionale del Pd







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