«Dodecalogo per le elezioni amministrative»

di Fondazione TrasPArenza

Siamo ad un mese dall’appuntamento con le urne, cui gli iscritti nelle liste elettorali di 137 comuni calabresi potranno dire la loro. Lo faranno per scegliere i sindaci che occuperanno per cinque anni altrettante case municipali, alcune molto importanti per la Calabria. Tra queste, la poltrona di primo cittadino: della prima (Corigliano-Rossano) e della terza (Rende) delle città più abitate della provincia di Cosenza; di quella di un importante capoluogo pieno zeppo di storia, Vibo Valentia; ma anche di quella che influenzerà le sorti dell’area portuale italiana che potrà assumere un’importanza strategica per tutta l’economia del Mediterraneo, Gioia Tauro. Ma pure di tanti altri Comuni tutti importanti ma bisognosi di risolvere i loro problemi esistenziali.

Tanti Comuni al voto con i soliti vizi
A fronte di un così importante evento – che coinvolgerà enti rappresentativi del 34% del sistema autonomistico locale che conterà tantissimo nelle elezioni, oramai prossime, per il Governatore – si registrano programmi elettorali frequentemente inadeguati, poveri negli ideali.
Dunque, a progetti politici che rasentano lo zero si contrappongono competizioni quasi tutte esercitate «uomo contro uomo» (eh si, perché sono davvero scarse le candidature delle donne!). Il tutto ben lontano dai bisogni reali della collettività e dalla prospettiva, cui la buona politica dovrebbe sempre e comunque aspirare, di generare un voto consapevole degli elettori.

Una proposta collaborativa
Da qui, il dovere della Fondazione TrasPArenza di dire la sua con la speranza di sollecitare un comune e diffuso ragionamento sui programmi necessari ad assicurare lo sviluppo e la crescita dei tanti comuni coinvolti nella tornata elettorale del prossimo 26 maggio. Ciò in quanto queste elezioni assumono in Calabria un significato importante. Scegliere bene è un dovere irrinunciabile per i calabresi, martoriati come sono stati da sindaci incapaci che hanno pensato al loro presente e futuro politico dilapidando risorse preziose. Una brutta abitudine che ha reso la Calabria la regione più disastrata d’Italia in termini di Comuni già dissestati e di quelli che lo saranno di qui a poco per avere tentato predissesti impossibili per guadagnare qualche anno in più di indebita credibilità. Il tutto, in una regione, come la nostra, ove i primi cittadini – nonostante componenti della Conferenza dei sindaci, cui l’ordinamento riconosce un fondamentale ruolo di verifica periodica sulle Asp/Ao e di proposta nella tutela della salute – non hanno speso una proposta, una protesta e una rivendicazione nei confronti di una sanità morente.

A pagare sempre le famiglie (soprattutto quelle meno abbienti)
Ecco che il voto per i sindaci e per i consiglieri comunali assume, in Calabria più che altrove, l’espressione delle esigenze «più intime», di quelle che sono avvertite dalle famiglie sulla propria epidermide. Ciò in quanto riguardano il come funzionano e come invece si vorrebbe che funzionassero le scuole, i trasporti pubblici locali, la raccolta dei rifiuti, la burocrazia comunale, la circolazione urbana, i servizi municipali. E ancora, afferiscono al costo dei tributi che si pagano, alla congruità delle tariffe corrisposte a fronte dei servizi erogati a domanda cittadina, alle condizioni dei bilanci comunali e della loro frequente insostenibilità. Non solo. Dovrebbero – ma non si sentono in giro istanze/proposte in tal senso – costituire l’occasione per conoscere l’idea che hanno i candidati del welfare locale, di quale impegno profondono perché ci sia una sanità migliore, più vicina alle case dei cittadini, e una assistenza sociale più dignitosa rispetto a quella indecentemente venduta come tale. Oltre a tutto questo, la campagna elettorale sarebbe il momento ideale per comprendere il futuro urbanistico della città, con gli impegni di recupero dei centri storici e periferici da sempre trascurati e di consumo intelligente del territorio.

Un augurio e uno strumento dal quale partire: proviamoci!
Da quello che si sente in giro, poco o nulla sugli anzidetti temi, con la viva speranza che però, assolta la formazione delle liste, si avrà modo di verificare le differenti proposte e le soluzioni più affidabili.
Il sogno sarebbe quello di constatare di qui a tutto il 26 maggio una campagna elettorale che generi un immaginario «catalogo» della buona politica locale cui attenersi, aperto al contributo collettivo ove ciascun cittadino possa aggiungere via via le sue istanze, gli impegni che pretende dai candidati per votare meglio di come abbia fatto sin ad ora.
La Fondazione TrasPArenza ha provato a stimolarlo, individuando le prime 12 regole di buona amministrazione, augurandosi di constatare una campagna elettorale:
1) senza essere trainata a strascico dalle elezioni europee;
2) «combattuta» tra i candidati su proposte reali che diano risposte concrete ai cittadini, ove rintracciare le cose da fare e le priorità;
3) che metta al bando i soliti gruppi di potere che hanno determinato il fallimento della collettività e privato le persone financo dei diritti primari;
4) prossima e attenta ai bisogni dei cittadini nella loro quotidianità (bar, super e mercati normali, uffici pubblici, scuole eccetera);
5) che ascolti i sofferenti e gli indigenti per non abbandonarli dopo le elezioni;
6) che si adoperi per i cittadini affinché il patrimonio privato non si svaluti, le strade siano senza buche e le strutture dei servizi (scuole, asili, uffici a forte domanda collettiva) sicure e accoglienti;
7) che dia agibilità ai giovani e alle donne ancora per troppo tempo esclusi dal circuito democratico;
8) che valorizzi gli anziani, risorsa silenziosa ed inesauribile della società contemporanea, sempre più relegati nel ruolo di distributori indiretti di reddito;
9) ricolma di giovani e donne, unici veri garanti di un avvenire solidale e sostenibile;
10) che abbia a cuore le politiche sociali, compresa l’assistenza sanitaria e quella sociale, sinora cenerentole delle amministrazioni locali;
11) che dimostri di coltivare la cultura dei bilanci pubblici quale patrimonio collettivo delle comunità amministrate piuttosto che luogo di saccheggio a danno delle persone;
12) che non prometta e alimenti la corruttela approfittando delle condizioni diffuse di fabbisogno ma prometta il diritto al lavoro dignitoso secondo meriti e bisogno delle persone.







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