«Un voto con tante contraddizioni»

di Ettore Jorio*

Stamattina riflettevo su cosa mi sarei detto con Paolo ieri sui risultati delle Europee e, quindi, oggi su quelli delle Comunali. Era diventata una bella abitudine quella di confrontarci nell’immediato, ancorché in una breve telefonata, sulla lettura politica del consenso/dissenso registrato dai partiti all’indomani dei risultati usciti dalle urne.
Erano oramai anni che ci si lamentava – ciascuno per suo conto e quindi insieme – del Pd, delle colpe del suo ceto dirigente, cristallizzato – spesso immeritatamente – sulle poltrone del partito e sugli scranni delle istituzioni, mandando alla rovina entrambi. Il tutto con la conseguenza inumana e innaturale di constatare l’inarrestabile emorragia di giovani capaci che emigrano, cervelloni e non, di adulti che accettano il loro suicidio sociale continuando a vivere dalle nostre parti senza esigere diritti, con una sanità che fa stragi di persone, di anime e di quel po’ di dignità che ancora residua nei calabresi.

UN DICTUM: IMPEGNAMOCI TUTTI
Paolo non c’è. Occorre tuttavia fare ciò che avremmo fatto se ci fosse stato, così come stanno facendo, con coraggiosa continuità, i suoi (e nostri) “gioielli”. Quei giornalisti giovani e bravissimi che saranno coordinati e diretti dall’altrettanto eccezionale Paola Militano.
A proposito dell’irrinunciabile tutela di un siffatto pregiato patrimonio e dell’importanza che riveste il Corriere della Calabria nell’informazione made in Calabria (ma anche made in Italy, considerata l’affollata lettura estera) è necessario fare squadra. Ma non a chiacchiere. Occorre che la sensibilità privata e quella istituzionale (Regione, Città metropolitana, Province, Comuni) utilizzino un tale importate strumento a loro diretto beneficio e dei destinatari collettivi, sostenendolo concretamente. Ciò non per produrre quella ricchezza materiale che nessuno di loro, spero, intenderebbe realizzare nell’occasione bensì per fare sì che la parola, quella che amava praticare Paolo, rimanga libera e a disposizione di tutti. E ancora. Che abbia i professionisti della tastiera che le servono per essere correttamente diffusa. Sarebbe (e deve essere) un grande investimento culturale del quale i figli di tutti potranno ovunque e comunque godere.

VENIAMO AL VOTO
Incomprensibili tante cose in Calabria, seppure valutate sulle Europee perché assumono più valore politico delle amministrative.
Il M5S (26,7%) che perde ovunque in Calabria, ma mantiene il primato nonostante il decreto-Grillo, che renderà la nostra regione sempre più vittima della malasanità, atteso che i suoi problemi non si risolvono (solo) cambiando i nomi bensì imponendo programmi di risanamento complessivo.
La Lega (22,6%) diventa il secondo partito, ma triplicando la sua precedente performance, senza avere fatto nulla per la Calabria, se non una strategica “astensione”, quantomeno dialettica, dal decreto salva-Calabria, prendendo così le distanze dalle ulteriori disgrazie che produrrà il provvedimento nel nostro sistema della salute.
Il Pd (18,25%) e FI (13,30%) continuano a non sapere né di carne e né di pesce, sostenuti come sono dal voto dei fedelissimi e dei fans più estemporanei, entrambi comunque ben lontani oggi dal pretendere la conduzione della regione.
Fratelli d’Italia (10,3%) rappresenta l’altra novità del panorama politico calabrese, dimostrando quanto i calabresi stiano andando a destra (che sotto certi aspetti non è una novità assoluta!) dal momento che non rintracciano altrove un “porto sicuro” ove rinvenire l’esigibilità dei loro diritti di cittadinanza.
Insomma, con una Sinistra doc allo sbando (2,2%), si presume un futuro politico per la Calabria ad appannaggio del centrodestra che, mettendo insieme “le capre e i cavoli”, proporrà il nuovo Governatore. Compito quindi difficile per gli altri che dovranno cercare di realizzare l’impossibile, magari andando alla ricerca di uomini/donne e proposte serie, rispettivamente, da selezionare nella società civile e da elaborare con la massima partecipazione possibile. Bando quindi alle solite primarie, da sempre in mano ai poteri forti che dominano direttamente e indirettamente i partiti, e avanti nel coinvolgimento della gente comune che occorre riportare al buon senso, alla ragionevolezza politica e alla decisione di risolvere i propri problemi con il meglio che riesce a rintracciare nei suoi ranghi.

LE AMMINISTRATIVE UN’ALTRA COSA, MA NON TANTO
Nei centri al di sotto dei 15mila abitanti le solite cose, spesso con i soliti eletti.
Diversamente è accaduto nei cinque comuni con oltre i 15mila abitanti.
Su tutti, la francamente inaspettata elezione al primo turno, conclusasi con consenso bulgaro tributato alla neosindaca di Vibo Valentia, Maria Limardo, è la dimostrazione che nelle realtà che contano allorquando si sceglie il candidato credibile e non si ricorre alle ammucchiate strumentali si vince e bene, nonostante competitor di rilievo culturale. È quanto ha realizzato la destra unita vibonese approfittando della scia “ideologica” di una Lega che è diventato il primo partito in una provincia che esprime, tra l’altro, una dei leader dei pentastellati calabresi.
Rende e Corigliano-Rossano, rispettivamente, seconda e terza città della provincia di Cosenza, secondo copione. Nella prima, l’uscente Marcello Manna (che ha rendicontato qualche centinaia di voti in meno delle liste al suo sostegno) dovrà vedersela con uno dei giganti della politica calabrese, Sandro Principe (che ha registrato, al contrario, diverse centinaia di più voti delle sue liste). Nella seconda, in assenza dell’uscente che non c’era perché neonata realtà cittadina e dei sindaci uscenti delle due città estinte, sono andati al ballottaggio Flavio Stasi, con un importante e impegnativo 41%, e Giuseppe Graziano, con un 31%. Dieci punti che dovranno essere recuperati nell’area Promezio, che si è aggiudicato un buon 28%, con il contributo del Pd che, nell’occasione, è stato meno utile al risultato di quanto il candidato sia stato utile al partito.
Montalto Uffugo merita una storia a parte con l’uscente che non ha tagliato il filo di lana dell’elezione al primo turno per pochi spiccioli. Una situazione che, così come si è messa, impegnerà i bookmaker locali nella preparazione di scommesse, che si preannunciano voluminose, su chi sarà il vincitore del ballottaggio, attesa anche la storia dell’avversario, Ugo Gravina, che in quella città ha lavorato tantissimi anni da primo cittadino.
Gioia Tauro, al di là della grande affermazione del candidato Aldo Alessio che ha raggiunto un importante 45% a fronte dell’avversario che si è fermato al 25%, siamo tutti a sperare che a vincere sia la Città dalle grandi possibilità ma rimasta al palo della improduttività per colpa di una politica incapace persino di consegnarle il passaporto per la “Via della seta”.
*docente Unical







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