«Le ragioni della vittoria di Stasi»

di Alfonso Bombini*

Senza giri di parole. Flavio Stasi ha costruito una leadership sul campo lavorandoci da tanti anni, scontrandosi in passato con poteri pericolosi. Forti? Di più.
Il suo non è civismo, ma movimentismo. Decisionista, pragmatico, comunicativo. Sa che le Amministrative vanno oltre e dice: non posso impedire a nessuno di stare con me. Ha coagulato forze eterogenee. Centrodestra e moderati compresi. Le ha cavalcate restando punto di riferimento, bersaglio unico e, contemporaneamente, elemento vincente della polarizzazione politica. I numeri sono chiari: con sole 5 liste è la sorpresa del primo turno capitalizzando il successo grazie una sua personale affermazione molto superiore ai voti delle sue liste. Quindi? È stato un voto politico, in parte ideologico o post-ideologico. Il ballottaggio si è mostrato, come succede spesso, solo un plotone di esecuzione. Il neo sindaco di Corigliano-Rossano non ha sbagliato un colpo, gestendo la campagna elettorale da politico consumato, dimostrando quanto adesso i partiti siano in difficoltà quando sono chiamati a generare leader piccoli o grandi che siano, locali o nazionali.
C’è tanto consenso grillino in questo successo. Di gente che alle politiche ha mandato in Parlamento una pattuglia nutrita di attivisti M5S in terra sibarita.
Ma il timone resta a sinistra. Perché Stasi è sinistra un po’ alla Ada Colau, sindaco di Barcellona.
Dai beni comuni, alla difesa del territorio, passando per la giustizia sociale. Adesso però arriva la prova del governo con due città da armonizzare dal punto di vista amministrativo e culturale. Non facile, ma ha dalla sua parte un plebiscito: il 73% è un dato granitico.
Ho incrociato per la prima volta Flavio all’Unical, quando Sansonetti decise che le proteste meritassero le pagine d’apertura del giornale. Era L’Ora della Calabria. Uno dei più decisi militanti in Ateneo era Flavio.
Lo ritrovo a Rossano nel 2013, dove racconto e vivo per un anno, litigando con tanti ma incrociando anche persone di grande valore.
Penso alla mia amica Alessia Alboresi.
Parla “solo” qualche lingua e promuove cultura come antidoto alla rassegnazione lamentevole di un Sud che troppo spesso dice a se stesso: tanto non cambierà nulla. Intanto lei siede tra i banchi del nuovo consiglio comunale di Corigliano Rossano. Insieme ad altre due donne capaci, delle quali ho stima, come Achiropita Titti Scorza e Maria Salimbeni.
Flavio è stato il candidato identitario del territorio. A Rossano era in prima fila nella lotta contro la chiusura del tribunale. Con un fare pannelliano ha dato vita, insieme all’avvocato Mitidieri, a uno sciopero della fame per sensibilizzare opinione pubblica e politica.
Tutto si può dire, tranne che Flavio sia il sindaco che fa comodo ai cosentini. Sarà, invece, scomodo per tanti perché le prossime elezioni politiche e regionali lo vedranno alla guida della città più ricca, in termini, di Pil della Calabria.
Tutti dovranno confrontarsi con le decisioni e le scelte di questo 36enne. Resta anche per lui la prova dei fatti, inconfutabile linea di confine per chi è chiamato a guidare comunità e destini.
*giornalista







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