«Salviamo i villaggi della Riforma agraria»

di Franco Laratta*

Salviamo i villaggi della Riforma agraria.
Risalgono ai tempi del Governo De Gasperi, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ora stanno lentamente svanendo tutti. Nati per consentire alle poverissime e stremate famiglie contadine della Sila di lavorare la terra per sopravvivere, oggi sono pressoché abbandonati. In pieno degrado. Visitando il villaggio “Cagno”, a due passi da Lorica, lungo la strada provinciale che collega la Sila Grande con la Sila Piccola (Trepidò, Villaggio Mancuso), i segni del degrado sono evidentissimi. Qui l’Altopiano silano (siamo nel cuore del Parco Nazionale della Sila), a 1400 m.slm, conserva tutto il suo fascino, in un angolo naturale intatto e imponente. Case, strutture di accoglienza religiose, una piccola chiesa, refettori, convitti, una modesta trattoria: tutto cede al passo del tempo, che corrode e cancella senza pietà. Rimane presente nei pressi, ma da anni inattiva, anche la sede di una Comunità di accoglienza “Emmanuel”, esempio di accoglienza per giovani devastati dalla droga. Così pure c’è quello che rimane di piccole aziende e attività agricole, alcuni capannoni, silos. Ci sono state tante cose, per circa 50 anni, ora non c’è più niente, e nessuno.
Vivevano qui, stabilmente, alcune decine di famiglie di contadini. Oggi abbiamo intravvisto, per qualche secondo, solo la presenza di un uomo anziano e del suo cane. Per il resto è solo silenzio! Il fascino del tempo colora tutto di nostalgia. Qui l’inverno era lunghissimo e severissimo. Oggi il clima è ben più mite, ma su tutto prevale solo una traccia di fascino e di ricordi. Nulla più.
Riconvertirli questi luoghi non è impossibile. I villaggi della Riforma Agraria di De Gasperi e Fausto Gullo, sono almeno una decina nella fascia Silana e pre-silana. Tutti in luoghi di straordinaria bellezza. Del solo comune di San Giovanni in Fiore fanno parte anche le frazioni o villaggi rurali di Acquafredda, Ceraso, Fantino, Germano, Rovale, Serrisi. Tutte molto suggestive, ma in pieno abbandono. Perché lasciarle finire in un cumulo di macerie?
Questi villaggi potrebbero essere recuperati e affidati a società agricole di giovani calabresi e nuclei familiari di immigrati. Per sperimentare un ritorno alla terra e una sorta di alberghi rurali diffusi. Alcuni potrebbero diventare dei veri e propri “Villaggi degli artisti”. Sia la Regione che il Governo centrale dovrebbero ritrovarsi e condividere un progetto per salvare e riqualificare i Villaggi rurali della Riforma Agraria. Ne verrebbero fuori opportunità di sperimentare e di creare lavoro produttivo. Stando fermi, ad aspettare chissà cosa, raccoglieremo solo ruderi e macerie.

*giornalista







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