«Il “bubbone” Asp Reggio, soluzione peggiore del male»

di Ettore Jorio*

L’esito dell’attività ricognitiva svolta dalla Commissione straordinaria preposta per 18 mesi all’Asp di Reggio Calabria, privata della sua figura di vertice – che fosse espressione della Giunta regionale ovvero di quella commissariale ex 120 Cost. – per ragioni di una riconosciuta infiltrazione della ‘ndrangheta è da apprezzare.
Un lavoro fatto bene e secondo coscienza, ma soprattutto funzionale a conseguire un risultato rendicontativo di pregio, prescindendo dalla precisione millimetrica del dato (tendente al peggioramento) che, nel caso di specie, non poteva essere garantita a causa del poco tempo disponibile dalla nomina e degli scarsi mezzi a disposizione, intendendo per tale un insufficiente suffragio documentale, da sempre verosimilmente precario.

(FINALMENTE) UN BUONO ESEMPIO AMMINISTRATIVO Un accaduto amministrativo che è, comunque, dimostrativo di due risultati apprezzabili:
– la sopravvenuta volontà della politica governativa (ad emulazione, si spera, dell’apprezzabile comportamento tenuto dalla triade commissariale straordinaria di nomina ministeriale preposta all’azienda sanitaria territoriale reggina) di fare finalmente chiarezza sui risultati di gestione dell’Asp medesima, con la speranza, per l’appunto, che si faccia altrettanto con tutto il resto del Ssr, ivi compresa quella riferita alla cosiddetta accentrata regionale;
– l’impegno a definire gli atti ricognitivi propedeutici a ripartire da capo nella programmazione e gestione della sanità regionale, tenendo finalmente conto delle verità giuridico-contabili che ci si augura emergano dalla più generale attività accertativa da compiersi, che rappresenta la concreta mission del Dl “Salva-Calabria” in corso di conversione a cura del Parlamento. Un obiettivo, quest’ultimo, certamente ragionevole ma difficile da conseguire con la mera applicazione delle «regole non regole» individuate nell’originario testo del D.L. 35/2019 e irragionevolmente non implementate in quello venuto fuori dall’esame favorevole della Camera dei deputati. Un testo approvato con alcune opportune modificazioni, trascurando tuttavia le correzioni utili a rendere il provvedimento, quantomeno nel Capo Primo, non più affetto da una palese incostituzionalità riferita, come non mai, a numerosissimi articoli della Carta (2, 3, 5, 32, 77, 81, 97, 114, 117, 119, 121, 123).

L’OCCASIONE PERDUTA Relativamente al risultato cui è pervenuta la ripetuta triade commissariale preposta alla gestione straordinaria dell’Asp di Reggio Calabria, c’è da dire che esso era da tempo conosciuto dall’autorità regionale, ivi compresi i Commissari ad acta che si sono succeduti, ex art. 120 Cost. Ciò in quanto, con la relazione conclusiva (rinvenibile negli atti da parte di chi ne ha interesse istituzionale!) dell’allora commissario per la Protezione civile, Vincenzo Spaziante, si rappresentò un deficit patrimoniale rettificato miliardario, al lordo della sopravvenienze passive/insussistenze dell’attivo generate a tutto il 31 dicembre 2007. Circa 389 milioni dell’Asl (era tale all’epoca e non già Asp com’è oggi) reggina e quasi 117 milioni di quella di Locri – entrambe con tendenza al peggioramento determinato da mancata annotazione contabile di componenti negativi di reddito, nonostante le già individuate azioni di recupero per indebiti reiterati pagamenti di fatture più volte erroneamente onorate – oltre a quello allora indeterminabile nell’Asl di Palmi a causa di una assoluta precarietà nella tenuta delle contabilità relative.
Un dato allarmante, reso alla formale conoscenza, nel dicembre 2008, del governatore regionale dell’epoca, Agazio Loiero, e nel gennaio 2009 al Premier del tempo, Silvio Berlusconi, cui nessuno – revisori (regionali e aziendali), advisor (costato milioni di euro), dirigenza regionale e tavolo ministeriale competente (allora denominato Massicci) – ha dato assolutamente seguito con l’evidenziazione del risultato e l’individuazione delle soluzioni relative.

UNA NUOVA EPOCA? SOLUZIONE PROPOSTA NON ADEGUATA Quanto al saldo negativo recentemente emerso – a cura dell’organismo straordinario preposto dal Governo a seguito dell’intervenuto scioglimento della direzione generale dell’Asp reggina (DPR 11 marzo 2019 in G.U. n. 78 del 2 aprile successivo) – in relazione al netto patrimoniale aziendale, è appena il caso di supporre che l’enormità di esso (valutabile cautelativamente nell’ordine di 650 milioni di euro, anche essi con tendenza al peggioramento) fa correre il rischio (molto più di quanto già lo sia!) di default alla Regione, con naturale preoccupazione della continuità delle retribuzioni dei dipendenti, e alla Calabria intera. Ciò in quanto il ricorso al dissesto è da ritenersi quantomeno improprio, atteso che l’istituto non è applicabile al caso di specie in quanto inammissibile, perché riservato solo agli enti locali e suoi «derivati», con conseguente ricaduta del «buco» di bilancio su quello regionale chiamato così a provvedere con proprie risorse.
Un rischio che andrà naturalmente ad incrementarsi a causa delle emersioni che si renderanno necessarie appalesare, a cura dei previsti commissari straordinari ex D.L. 35/2019, nelle altre aziende della salute, soprattutto di quelle territoriali e ospedaliera universitaria.

LA DOVEROSA INCREDULITÀ Insomma, un bel problema nei confronti del quale dovrà essere opposta la tanto attesa soluzione.
Riusciranno i nostri eroi, di mutata estrazione politica ma, a quanto pare, con gli stessi vizi di superficialità di sempre. E forse con qualche problema in più, soprattutto riferibile a ciò che occorre alla Calabria e ai calabresi di godere, finalmente, di un po’ di assistenza sanitaria quantomeno accettabile. Stante le più ragionevoli previsioni, la tendenza è anche qui al peggioramento!
*docente Unical







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