«Non è più il tempo dei portatori di voti»

di Domenico Bevacqua*

Pubblichiamo l’intervento preparato dal consigliere regionale Domenico Bevacqua per l’assemblea del Partito Democratico di venerdì 14 giugno.

Saluto con estremo compiacimento la venuta odierna del vice segretario Orlando: lo registro come una opportuna presa d’atto del partito della situazione difficile che vive il Pd in Calabria, soprattutto per ciò che riguarda la presenza nei territori, o meglio l’assenza, rispetto alla quale non si può fare finta di nulla.
Sull’assenza del partito calabrese in questi cinque anni, ci sarebbe tanto da dire, così come sulla mancanza di iniziativa e di progettualità che lo ha portato a ripiegarsi tutto sulle attività dell’esecutivo e del presidente.
Quasi come se fosse una sua protesi, priva di una vita propria.
Oggi siamo qui per guardare avanti e per ragionare come riuscire a recuperare il tempo perduto…
Ritengo che nelle parole di Andrea Orlando siano stati centrati i nodi fondamentali dello stato dei fatti. Soprattutto, rilevo la positiva volontà di mettere seriamente mano nel Sud e, quindi, anche in Calabria, per diradare una cortina fumogena che rischia prima di illuderci e poi di soffocarci.
Anche perché, dopo le elezioni europee, qualcuno si illude e arriva a vantarsi di un risultato che, a mio parere, è poco più della certificazione di un galleggiamento e che, bisogna dirlo con chiarezza, si è giovato anche dell’apporto di Articolo 1, come dimostra il dato di Paolucci.
Negare le difficoltà del partito nel Mezzogiorno e quindi anche in Calabria, vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia.
In Direzione nazionale, ho avuto modo di ascoltare e condividere molti interventi di dirigenti del Sud che, senza tante reticenze, hanno messo a nudo tutte le attuali debolezze e fragilità.
Senza mortificare la storia, la personalità e l’esperienza di nessuno, dobbiamo dirci con chiarezza che il momento richiede scelte e coraggio.
Non si tratta del tempo dei lunghi coltelli, non si tratta del tempo delle prove muscolari: si tratta, invece, del tempo del buon senso, il tempo in cui, se dovessimo cullarci in una rappresentazione di comodo della realtà, saremmo inevitabilmente destinati a essere presto smentiti dalla realtà medesima.
Ecco perché, da chi porta con sé spessore ed esperienza, mi aspetto una riflessione seria e non egoistica, mi aspetto che favorisca il processo unitario da tutti auspicato: mi aspetto, soprattutto, che comprenda la necessità di un cambio di passo, senza il quale il partito non può sperare in un recupero di vitalità e di attrattività.
Voglio essere chiaro ed eliminare qualsiasi possibilità di fraintendimenti: non faccio parte di carbonerie o conventicole che agiscono nell’ombra.
Le mie considerazioni nascono da una frequentazione quotidiana dei territori e delle comunità della mia provincia.
È questo contato continuo e ininterrotto con la gente, con la nostra gente, che mi porta a dire con convinzione che baronie, notabilati e retaggi vari, rappresentano quel passato che deve passare e di cui la gente non vuole sentire nemmeno parlare.
Se pensiamo di avviarci alle prossime elezioni regionali puntando sui presunti portatori di voti, possiamo starcene anche a casa.
Il punto di partenza è il recupero del rapporto con le persone e la messa in campo di donne e uomini credibili.
Lascio, pertanto, agli attori politici interessati, queste mie brevi considerazioni, confidando che, al pari delle altre che abbiamo ascoltato e che ascolteremo oggi, siano utili.
Di certo sono sincere e hanno come unica finalità quella di contribuire all’uscita del partito dall’isolamento e dalle stanze vuote, per ritornare nelle case, nelle piazze e nelle vite concreti dei concrete cittadini.
Le necessità inerenti un effettivo rilancio, hanno bisogno di un impegno a tempo pieno.

*consigliere regionale Pd







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