«La buona amministrazione parte dalle piccole cose»

di Franco Scrima*

Tutto sembra volatizzarsi a Catanzaro, è come se idee e progetti per incanto evaporassero. In un certo senso è così, ma il motivo, o se si preferisce la causa, è solamente umana; è l’incuria di quanti dovrebbero affrontare e risolvere i problemi e non lo fanno, ma la responsabilità è anche di quanti dimostrano di adattarsi con malcelata fatalità “all’usura” del tempo senza mai reclamare, facendo spallucce, quando invece bisognerebbe pretendere che emergessero le responsabilità.
Chiedere che la Città sia curata e nel contempo rimanere impassibili difronte al depauperamento delle sue strutture e delle sue tradizioni dovrebbe suscitare a dir poco risentimento se non ira. La reazione, in questi casi, sarebbe come un obbligo morale per ciascun cittadino. È quello che tra le popolazioni più progredite si chiama impegno civico, di cui sicuramente a Catanzaro si sarà sentito parlare, ma, con uguale intensità, ci siamo dimenticati. Tuttavia rimane la base del vivere civile di ciascuna persona e di ogni comunità che tiene alla conservazione del bene comune.
La speranza è riposta nell’anelito di risveglio dell’Amministrazione cittadina, ma anche dei catanzaresi, i quali dovrebbero opporsi al depauperamento dei luoghi. Così come è successo per Corso Mazzini che, nell’immaginario collettivo, rappresentava Catanzaro, potrebbe accadere adesso per via Buccarelli.
Pensiamo alla strada simbolo, il Corso; quella era Catanzaro. Su quel selciato si provava il gusto del passeggio serale, dell’incontro; era il luogo nel quale si andava per ammirare le vetrine che mani esperte allestivano con cura, il posto dei ritrovi alla moda nei quali era possibile non solo sorbire la tradizionale tazzina di caffè, l’aperitivo o il gelato, ma anche ascoltare la buona musica delle orchestre che intrattenevano la clientela. Persino la famosa “strettoia” tra la Chiesa dell’Immacolata e la vecchia sede del Banco di Napoli, seppure scomoda, era un emblema della città.
Di quel Corso Mazzini non rimane più nulla. È come una pagina che è stata strappata dal libro dei ricordi. Eppure quell’immagine appartiene alla storia di Catanzaro. Un passato che accomuna anche i tanti esercizi commerciali costretti ad abbassare le serrande per non rialzarle più.
Su quella esperienza sono nati i negozi del quartiere “San Leonardo”. Per alcuni commercianti fu una scelta forzata, per altri la prima, incerta, delocalizzazione; una scommessa per altri ancora. Comunque sia sono stati tutti tentativi di rinascita, ma anche una sfida alla fortuna. I negozi di pregio trovarono interessante via Buccarelli nella quale si sono col tempo radicati, supportati dal gradimento della clientela.
Attenzione, però, a non cullarsi troppo e a non illudersi, o peggio, a non sottovalutare la realtà: L’intera zona necessita di interventi urgenti se si vogliono scongiurare pericolosi “cedimenti” che possono causare lo scoramento dei commercianti fino a indurli a seguire la sorte di Corso Mazzini. Le avvisaglie di un declino anche in questa zona considerata una “sciccheria” sono divenute oggi endemiche, tanto da non escludere una vera e propria crisi per alcuni esercizi. Inutile dire che sarebbe una jattura per Catanzaro e per i catanzaresi; l’ennesima delusione. Ecco perché viene invocata l’attenzione del Sindaco e dell’amministrazione comunale: L’intero quartiere si dibatte con una condizione igienica pessima. Definire sporchi i “viali” dei giardini di San Leonardo sarebbe un eufemismo. La sporcizia è ovunque, stratificata dall’incuria del tempo. Eppure quei luoghi ospitano i nostri giovani, quelli che questa società dovrebbe formare per essere la classe dirigente del domani. Tutt’intorno strade e marciapiedi sono tenuti sporchi con l’erbetta che cresce indisturbata sui muri. Via Buccarelli, via Scalfaro, via De Gasperi, via Jannelli, via Veneto, via Mario Greco, via Daniele, via Nunzio Nasi sono invase da cassonetti per la raccolta differenziata dell’immondizia. Stiamo parlando della nuova zona di interesse commerciale della Città. Questi luoghi potrebbero essere trasformati in un polo di interesse collettivo, ma per diventare tali hanno bisogno di cura, di attenzione e di impegno da parte di chi amministra la città. Quell’area va mantenuta pulita, vivibile e ordinata. Bisognerebbe fare intendere ai proprietari degli stabili che il tempo trascorso non fa venire meno il dovere di curare i prospetti principali perché siano mantenuti dignitosi. Gli esercenti di frutta e verdura debbono convincersi che non possono eludere le norme sanitarie che vogliono che la merce in vendita sia tenuta dentro gli esercizi e non esposta sulla pubblica via, lasciandola ai pericoli dell’inquinamento dei gas di scarico delle automobili.
C’è bisogno di impedire, se non altro in costanza dell’apertura dei negozi, l’”esposizione” sui marciapiedi dei contenitori dei rifiuti che diventano vere e proprie discariche a cielo aperto. Come si fa a pensare che quel quartiere possa diventare meta del passeggio dei Catanzaresi? Su via Buccarelli, ad angolo con via Mario Greco, da anni fa mostra di sé un’antica costruzione, parte della quale si dice sia di proprietà del Comune. Certo è che l’amministrazione Abramo anni fa decise di murarne la porta d’ingresso; ma chi doveva farlo, motu proprio, lasciò un varco nei mattoni per consentire l’accesso ad un branco di gatti che l’avevano prescelta come ricovero. Cosa possa esservi dentro la lasciamo all’immaginazione di ciascuno. Sicuramente non sarà un simbolo di igiene e di civiltà.
Per riprendere a crescere, a volte, si deve far fronte anche alle banalità, o alle cose che possono sembrare tali. Rendere possibile lo sviluppo, contribuire ad avviare iniziative commerciali, è un dovere di ciascuno, ma anche di chi amministra la città.
Le strade di “San Leonardo” possono diventare il “nuovo” cuore pulsante di Catanzaro, un grande centro del commercio e della moda dove trovare capi di grandi firme, ma anche abbigliamento più economico.
Ai “Giardini” sono attivi da anni bar e ritrovi, noti per la qualità dei prodotti che offrono. Essi completano l’offerta della zona che dimostra di essere a vocazione commerciale, considerato l’interesse della gente che l’ha scelta come luogo nel quale trascorrere ore di relax e di incontri.
Tutto ciò è possibile a condizione che il progetto diventi comune tra i vari soggetti interessati: commercianti, amministratori e cittadini. Tutti devono assumersi l’onere di un impegno che potrebbe essere risolutivo per far rivivere Catanzaro il cui interesse, negli anni, è andato gradualmente a scemare.
*giornalista







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