«Il sovranismo minaccia l’unità del Paese»

di Orlandino Greco*

Il dibattito sul regionalismo differenziato e sulle autonomie si fa sempre più acceso. Personalmente avevo acceso i riflettori sul tema in tempi non sospetti, ma è evidente come oggi più che mai sia necessaria una ulteriore riflessione su quanto sta accadendo.
L’iniziativa del presidente Oliverio di proporre un incontro ai governatori delle regioni meridionali per un approfondimento collegiale dei rischi che presenta l’autonomia differenziata, per come viene presentata dalla ministra leghista Erika Stefani, non può non trovare consenzienti quanti, al di là delle appartenenze politiche, avvertono l’impatto devastante che avrebbe sull’unità e la coesione sociale del Paese.
Come Italia del Meridione abbiamo al riguardo prodotto documenti e in più occasioni sollecitato l’attenzione dei governatori meridionali a non far mancare la loro pressione sui governo nazionali affinché non venissero sottratte al Sud risorse destinate a garantire servizi essenziali e imprescindibili.
Oliverio con la sua iniziativa allarga il campo della riflessione, muovendo dai differenziali storici nord-sud, dagli aspetti specificatamente economici alla tenuta dell’assetto costituzionale del nostro Paese. È un andare oltre la questione meridionale biblicamente intesa come “muro del pianto” dello sviluppo mancato e delle discriminazioni subite.
Da tempo andiamo sostenendo, al di là della giaculatoria questione meridionale come questione nazionale, che pulsioni inizialmente xenofobe e secessioniste, evolutesi ai nostri giorni in pulsioni populiste e sovraniste, sono di fatto un attentato all’unità del Paese in quanto orientate a sottrarre risorse alle regioni economicamente più deboli a vantaggio delle regioni considerate oggettivamente già ricche.
Populismo e sovranismo escludono per definizione forme di secessione politica che viene così tradotta in secessione economica, lasciando apparentemente intatto l’assetto democratico e istituzionale ma di fatto sovvertendo e violando principi fondanti della nostra Costituzione.
Ora che l’allarme è lanciato e impone un’assunzione di responsabilità a quanti, ai vari livelli istituzionali, sono stati messi di fronte allo stravolgimento della spesa pubblica a danno delle popolazioni meridionali, registriamo l’indignazione ostentata delle “anime belle”, presenti in politica come nella vita, che oggi scoprono con quali meccanismi truffaldini, come la spesa storica, i governi che si sono succeduti dal 2009 ad oggi hanno sottratto alla popolazione del Sud 61 miliardi per ogni anno distorcendo, col meccanismo della spesa storica, il rapporto popolazione-spesa pubblica.
In pratica, a fronte del 34,3% della popolazione meridionale la spesa pubblica erogata è pari al 28,3% mentre a fronte del 65,7% della popolazione del centro-nord la spesa erogata, cioè le risorse ripartite, è del 71,7%. Sei punti di differenza che fanno 61 miliardi all’anno, a partire dal 2009, in attesa che venissero definiti i Lep ovvero quei livelli essenziali di prestazioni che devono essere uguali per tutti i cittadini da nord a sud, appunto perché ritenuti essenziali.
E poiché in politica le responsabilità contano, né Forza Italia né il Pd oggi possono ostentare indignazione per l’autonomia differenziata sollecitata da Lombardia e Veneto, rimuovendo il silenzio subalterno che hanno tenuto con i governi nazionali di centrodestra e di centrosinistra. E questo non per rivendicare primogeniture politiche all’Italia del Meridione, ma per definire e inquadrare quanto si è lasciato fare e quanto oggi dovremmo fare per vederci riconoscere, in termini di spesa pubblica, verità, giustizia e risarcimento.
L’allarme di Oliverio sembra tenere in considerazione più lo scardinamento dell’assetto costituzionale che un ulteriore impoverimento delle regioni meridionali ma i due aspetti procedono insieme. Fino ad oggi ci hanno sottratto, con dolo e con inganno, risorse destinate agli asili nido dei bambini del Sud, agli anziani, al welfare in generale, ai trasporti fermo restando che con 61 miliardi l’anno si poteva anche creare lavoro, investimenti, infrastrutture, benessere e sviluppo. Riflettano le “anime belle”di casa nostra e chiedano conto ai livelli alti dei loro partiti come tutto ciò sia potuto accadere. Noi di Italia del Meridione non abbiamo che da continuare una battaglia iniziata già da tanti anni.

*Consigliere regionale e segretario federale Idm





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