«Conoscere per decidere, una rivoluzione per questa Calabria»

di Rori De Luca*

Finalmente. Mi sono detto.
Leggevo l’analisi del prof. Jorio e mi sentivo (finalmente) sollevato. Infine avevo trovato la voce, la testimonianza che la Calabria ha ancora una coscienza, un nucleo di consapevolezza e dignità; che non si è ridotta all’alveo indolente che ospita il desolante scorrere di acque torbide e maleodoranti.
Acque condotte, governate e misurate da qualcuno che – a monte – si arrabatta per tenere le mani ben salde sul rubinetto.
Qualcuno che, da e per tempi ormai troppo lunghi, neppure conosce ciò di cui dispone. Preoccupato com’è, ciclicamente, di come gestire la rendita di posizione e mai di come aumentarne la consistenza.
Ettore Jorio compie la scelta, avvia il ragionamento.
Come accade per ogni (vera) scelta, questo comporta analisi, franchezza e onestà. La scelta non è compatibile con il calcolo e l’equilibrismo.
Finalmente (ancora).
E va oltre, il prof., dopo aver descritto impietosamente responsabilità ben distribuite ed equidistanti, si spinge a fare ciò che (da par suo) ci si aspetta da chi analisi, franchezza ed onestà le accompagna alla conoscenza, alla cultura ed al desiderio di impiegarle.
Leggo (finalmente) l’embrione, il seme di una proposta.
Un’idea. Un metodo. Un riferimento.
La conoscenza, prima della decisione.
La consapevolezza, prima della proposta politica.
Infine, la ricerca del consenso per il prodotto di questo percorso virtuoso.
“Conoscere per decidere” è un principio rivoluzionario per questa Calabria, per questa classe dirigente (?), tanto da rischiare di esserne la nemesi e di infliggere ad essa il colpo mortale.
Jorio descrive uno scenario che dimostra di conoscere bene. Con le squadre che si affrettano a comporsi e ricomporsi in vista del torneo decisivo.
Capitani e gregari che cercano casa sotto i colori più familiari, ma anche – e senza troppe remore – altrove.
Tutti in movimento, che se ne avessero praticato la metà di quel moto in questi anni di governo e resistenza, sarebbe bastato a tutti i calabresi.
Eppure, nessuna traccia di argomenti concreti, di visione, di progetto. Nessun indizio di conoscenza.
Già, perché la Calabria è terra di ignoranti.
A questo ci ha condotto l’esserci lasciati governare da chi di conoscenza, competenza e visione non ha neppure l’idea.
Fino a ieri temevo che questo destino fosse ineluttabile, scritto nei presupposti karmici del popolo che sceglie i peggiori e consegna loro il proprio destino, per poi lamentarsi delle conseguenze drammatiche di quel governo.
Adesso ho (finalmente) visto il lampo e credo che il velo possa cadere. E la Calabria possa essere liberata.
Dice la verità il professore, quando parla dell’ultima occasione per salvarci.
A febbraio del 2020 si sceglierà ben altro che il nome di un nuovo governatore. Allora sarà compiuta la scelta definitiva tra la rassegnazione e la rivoluzione; il “rinascimento” come Ettore Jorio lo ha chiamato, in un momento di conversione filosofale dell’amarezza in fiducia.
È ora, dunque, di unirsi, raccogliersi e trovarsi, tra pari e diversi, con il solo scopo di offrire ed acquisire conoscenza.
Con l’intento di costruire un progetto, alto, libero e pieno di cose vere.
Un progetto che dica come si impiega il potenziale, come si fa rendere il patrimonio, come si costruisce l’opportunità economica e si trasforma in occupazione, dignità e ancora conoscenza diffusa.
Come si genera la libertà per tutti.
Libertà per i calabresi dai calabresi. Da quelli che hanno dato per scontato di andare a governare un popolo ignorante.
Ché se quel popolo avrà conoscenza l’incantesimo sarà spezzato.
E l’effetto sarà duplice.
Da una parte, la liberazione in casa nostra.
Dall’altra la difesa (vera) dalla supposta colonizzazione dai chi finora vede il Sud come solo dalla “bassa padana” può essere visto.
A metà.
Perché è l’ora che l’autonomia di cui tanto temiamo la declinazione di capitan Salvini, si trasformi in un altro elemento di forza, ribaltandone i presupposti ed invertendo lo scopo.
Non è dissimile lo scenario nazionale, infatti, da quello di casa nostra.
Con un governo in mano a chi non ha la conoscenza per governare.
La Calabria ha a sua disposizione l’occasione.
Di conoscere, progettare e costruire un presente in cui la salvezza del Paese intero parta proprio dalla conoscenza, dei calabresi.
Tutto il resto è proprio fuffa.

*“Sentire Crotone”







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