«Sanità, approccio dilettantistico della ministra»

di Massimo Scura*

Se lo Sbarco in Normandia, del quale si sono celebrati i 75 anni il 6 giugno u.s. fosse stato preparato e condotto con lo stesso dilettantismo con il quale è stata condotta l’occupazione della sanità calabrese da parte del governo, su indicazioni della ministra Grillo, oggi saremmo sotto il regime nazista, senza scampo. La Nostra, direbbe Montanelli, ha iniziato il 14 gennaio con una performance su Facebook, da brivido. Poi ha proseguito con la menzogna sui Lea 2017, accreditando la Calabria del livello di 136, mentre in realtà erano 161, perché nessuno del suo staff le ha comunicato che, pur in presenza di numerosi nuovi servizi, l’unica cosa che interessa i cittadini, i dati che ne testimoniavano l’esistenza non erano stati inviati a Roma.
Quindi, in un crescendo rossiniano ha tenuto una conferenza stampa in prefettura a Reggio Calabria dopo una fuggevole visita all’ospedale di Locri, ha costretto il Presidente Conte a convocare un consiglio dei ministri a Reggio Calabria, ha fatto adottare il decreto 35 (Calabria) il 30 aprile e lo ha fatto trasformare in legge il 19 giugno u.s. e, naturalmente, come ormai è consuetudine in questi casi ha salutato l’evento come “giorno storico” aggiungendo “siamo soddisfatti”. Il primo atto, appena il decreto 35 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale, è stata la revoca dei commissari aziendali, sostituendoli con dei facenti funzione. Perché? Sulla base di quali obiettivi più o meno raggiunti, sono stati giudicati i commissari aziendali? Possibile che non c’è ne fosse uno all’altezza? No avevano il torto di essere calabresi. Eppure le Aaoo di Cosenza e Reggio Calabria hanno ottenuto risultati eccellenti sia sotto il profilo sanitario che economico.
Lo stesso discorso vale per l’Asp di Crotone che si sobbarca l’onere delle prestazioni da privati per residenti in provincia di Catanzaro, soprattutto di Vibo e in parte di Reggio, non rilevate dalla contabilità analitica. Ora si scopre che solo 3 dei sette commissari straordinari sono disponibili (ma non sono ancora arrivati) a venire in Calabria. Gli altri hanno rinunciato nonostante gli incentivi economici. Così da oltre tre mesi tutte le aziende sanitarie calabresi sono guidate da facenti funzioni. Vediamo la situazione attuale. Come commissario abbiamo un generale. Non risulta da alcuna parte che abbia mai frequentato un master in organizzazione sanitaria o abbia mai diretto almeno un condominio sanitario. Già, si dirà, ma era stato inviato per garantire legalità e trasparenza. Su quest’ultima non ci sono dubbi. È infatti chiaro e quindi trasparente a tutti che il generale fa solo quello che è gradito a una parte politica.
Il suo intervento al convegno di Lamezia organizzato dai 5stelle e la proposta di Gianluigi Scaffidi a commissario straordinario dell’Asp di Vibo sono due cartina di tornasole su cosa egli intenda per legalità e trasparenza. Il subcommissario che le competenze le aveva, si è dimesso. Per motivi personali. Garantisce la Ministra. All’Asp di Reggio abbiamo una triade capitanata da un prefetto sulle cui credenziali in merito alla competenza in ambito sanitario valgono le stesse considerazioni fatte per il commissario. Quanto alla capacità di assumersi responsabilità, la situazione è, se possibile, anche peggiore. Della fuga del subcommissario si è detto. La triade prefettizia, alla quale il decreto del Presidente della Repubblica dell’11 marzo aveva assegnato un tempo di 18 mesi per risolvere i problemi dell’Asp Reggina, ha pensato bene di lavarsene le mani e dopo soli tre mesi ha gettato la spugna. Con delibera 298 del 6 giugno i tre hanno chiesto al Commissario ad Acta di disporre la gestione straordinaria dell’Asp di Reggio a tutto il 31/12/2018, ossia quello che dovevano indagare e sistemare loro. In pratica di dichiarare il default dell’Asp. Questo lo sapevano fare tutti, senza scomodare il Presidente della Repubblica. Per assumersi certe responsabilità non basta la competenza, che non esiste, occorre amore per la Calabria. Del resto, perché meravigliarsi. Si sa che incompetenza e irresponsabilità vanno spesso a braccetto. L’unico aspetto positivo del decreto Calabria è lo sblocco del turnover, per il quale bastava molto meno di un decreto dai mille risvolti per la sanità non solo calabra.
Il commissario ha pensato bene di complicarne l’attuazione. Prima con nota del 27 giugno a firma dirigente generale regionale, subcommissario e sua ha dettato le regole per le modalità di assunzione degli autorizzati (da me oltre un anno fa, dopo serrato confronto con I direttori generali) poi con nota del 5 luglio, a sua sola firma ha revocato la precedente, in attesa del tavolo Adduce del prossimo 18 luglio. Ma non dovrebbe essere il commissario a conoscere le necessità occupazionali delle aziende? Che c’entra Roma? Della serie poche idee, ma ben confuse. Intanto non c’è traccia, nel 2019, di un nuovo servizio sanitario o del miglioramento dei servizi già avviati fino al 2018. Solo occupazione di potere. La regione, dal suo presidente in giù, non muove una paglia. A tutti sta bene così. Occorre predisporre una “Riscossa Calabra”. Prima etica e culturale e poi, forse, politica.
*ex commissario al Piano di Rientro della Sanità







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto