«Il Sud si mobiliti contro le Autonomie»

di Rosella Cerra*

C’è un’Italia storta da raddrizzare, prima che si spezzi. Sud 34% si chiama così perché mira a controllare che come richiesto dall’Ue all’Italia, la spesa pubblica ordinaria sia equamente ripartita in rapporto alla popolazione e che i fondi europei siano finalmente aggiuntivi. I diritti non sono un concetto astratto, ma persone, ammalati, bambini, studenti, pendolari, i cui fabbisogni non possono diminuire secondo il luogo di residenza o il reddito. In Italia è passata l’idea che i diritti si comprano o si ereditano: se vivi in una regione ricca, lo Stato ti deve garantire una sanità migliore; se hai già asili nido, riceverai più soldi, alle città del Sud che non ne hanno, zero euro; se hai già i treni, ne avrai altri e migliori; al Sud, littorine a gasolio.
Il Decreto attuativo per stabilire criteri equi di ripartizione dei fondi statali è stato firmato dal premier Conte nel mese di maggio 2019 con effetto dal 2020.
Ma quanto è stato sottratto finora al Sud? Quante cose si sarebbero potute fare? Quanti ospedali? Quante scuole? Quante strade, autostrade, porti e aeroporti? Alcune stime parlano di 61 miliardi l’anno sottratti al sud corrispondenti a 600 nuovi ospedali all’anno o 4mila km di autostrade o 300 grandi aeroporti e così via.
Non si può parlare di autonomie con una frettolosa corsa verso l’approvazione del provvedimento a traino Lega senza discutere delle gravi conseguenze per l’Italia tutta. Prima di ciò si deve inserire nella discussione la quantità di soldi sottratti al Sud in questi anni, riconosciuti da Conte nell’ordine di un mancato 6% della spesa pubblica al sud.
Il mio motto non è #primailSud ma semplicemente prima di consentire la creazione di 20 regioni stato che legiferano in maniera sconnessa su temi quali sanità, fiscalità, istruzione e competenze ora in capo allo Stato, è urgente discutere insieme sugli effetti che si genereranno su tutta la popolazione. Si rischia di creare stati di serie A e stati di serie B, senza una visione comune di sviluppo, ogni regione tutelerà i propri interessi.
È il momento che i parlamentari del Movimento 5Stelle si mobilitino e si apra una finestra pubblica di discussione sugli effetti devastanti che il provvedimento sulle Autonomie proposto dalla Lega potrebbe provocare se dovesse tramutarsi in legge.

*co-promotrice di Agenda Sud 34







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