«La Calabria deve conoscere per decidere»

di Ettore Jorio*

Il più grande gap che l’affligge la Calabria che propone e quella che accetta è la carenza, meglio l’assenza di conoscenza. Quell’ignoranza dei fatti e delle opportunità, ma soprattutto sul da farsi. Un dato che determina l’incoscienza degli elettori, incapaci da decenni di scegliere consapevolmente, e degli eletti, inadatti a deliberare le soluzioni. Entrambi, così, complici dolosi nel generare il disastro. Quel mostro che porta i nostri giovani a partire senza più tornare e a chiunque a trovare altrove un po’ di sanità.

Conoscere per decidere
Da qui, il mio invito di qualche giorno fa (articolo del 5 luglio), che invero ha capitalizzato numerosi e qualificati riscontri, di «conoscere per decidere», quale sollecitazione da applicare alla politica regionale, a quella che deve impegnarsi, dentro e fuori ciò che rimane dei partiti, a ridare ai calabresi la loro dignità.
Sono convinto, infatti, e come me oramai in tantissimi, che se si fosse avuto in passato – nel proporsi – un po’ più di conoscenza dei fatti (meglio, da dove si era costretti comunque a partire), di cosa fosse divenuta la nostra regione sotto la direzione politica di chi l’ha avuta per decenni nelle mani avremmo guadagnato sorti migliori.
Avremmo affrontato gli eventi elettorali con la necessaria conoscenza e non con la solita schiavitù verso chi prometteva di più, e privatamente.
Avremmo evitato di divenire vittime sacrificali di imbonitori, di specialisti dell’illecito, di tutori dei corrotti e di protagonisti della presa in giro collettiva. Soggetti, questi, cui è stato garantito alle nostre latitudini il successo elettorale, prescindendo dai vecchi e dai nuovi simboli, solo per la nostra incapacità di riconoscerli come tali.
«Conoscere per decidere» è, quindi, la formula imprescindibile per mettere al bando gli aspiranti e/o collaudati politici «fraudolenti», nel senso di chi a fronte del proprio successo imbroglia e raggira i portatori del bisogno (numerosissimi in Calabria) sino a ledere i loro diritti fondamentali. È, dunque, il modo per riconoscere, nel definire il programma, le priorità dalle quali fare ripartire la nostra regione e il traghettatore ideale a condurre la Calabria dalla sponda del dramma a quello della rinascita.

Un fatto concreto: che la dice lunga
Ne è l’esempio la sanità, di come è andata negli ultimi decenni. Se ne è fatto un uso privato a discapito dell’interesse pubblico. Si è pensato a spremerla come un limone per: tirare fuori eserciti di primari, anche dove non occorrevano neppure gli ospedali; assoldare manager senza arte né parte; consolidare «amicizie» tra i fornitori; dribblare l’occupazione da rivendicare con forza verso i governi insensibili, infilando nelle aziende il popolo delle cooperative, ancora lì a godere – nel silenzio totale – di proroghe improprie e illegittime.
Insomma, tutti, nessuno escluso hanno fatto come il grande Nanni Loy in una bella trasmissione Rai denominata “Specchio segreto”: hanno inzuppato il biscotto nel cappuccino altrui!
Nella nostra sanità è successo di tutto. Si è passati da una politica eternamente incapace, per arrivare a nomine commissariali discutibili, a misure legislative inadeguate che hanno raggiunto il massimo del peggio con il Governo in carica.
Da qui, il passo è stato breve e facile per generare le liti tra gli ex globalmente intesi, dimostratisi tutti inadatti all’uso, a certificare lo stato di profondo coma del nostro sistema sanitario, cui è stato preposto l’attuale commissariamento, francamente discutibilissimo nella sua iniziale formazione. Tra i tanti, c’è chi scrive ciò che non è riuscito a realizzare; chi critica per mestiere i provvedimenti dell’altro da eterno antagonista; chi infine promuove sogni dopo gli incubi di cui si è reso co-protagonista.
Un tale dibattito (si fa per dire) dimostra lo stato comatoso in cui vive la nostra regione nella sanità, atteso che appare – in un momento di crisi assoluta – che vi sia la tendenza piuttosto che rimediare ai disservizi a volte fatali a rappresentare esclusivamente un processo che tutti vogliono fare agli altri con in mezzo una assistenza che non frega ad alcuno.
A fronte di ciò, nessuno accenna al progetto industriale che occorre alla Calabria per cambiare, magari intervenendo con coraggiose riforme strutturali.
Al riguardo, il consiglio regionale, l’unico titolato a farlo, tace colpevolmente. Incomprensibilmente, si nasconde dietro il dito!

*docente Unical







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