«Le parole (senza fatti) sulla sanità»

di Francesco Sapia*

All’improvviso è diventato di moda scrivere di sanità calabrese. È una curiosa novità il gusto – di soggetti che da vari uffici hanno contribuito all’aumento del disavanzo sanitario della Calabria – di parlare dal pulpito come se non avessero avuto poteri e responsabilità rispetto a gravi disservizi in ospedali e strutture pubbliche dei territori. Mi riferisco intanto a imperturbabili silenzi istituzionali su questioni dirimenti: le procedure sulle nomine di vertice di più direttori delle aziende del Servizio sanitario nostrano, l’obbligo – disatteso – della decadenza automatica dei manager protagonisti di perdite di bilancio e, per esempio, l’eterno irrisolto del corrispettivo (maggiorato) al policlinico universitario Mater Domini, cui l’ex commissario ad acta, Massimo Scura, voleva perfino assegnare la conduzione, di fatto, della Cardiochirurgia ospedaliera di Reggio Calabria. La memoria mi assiste.
Le parole, però, non possono cancellare i fatti, sia chiaro. È impossibile che, con i loro esercizi letterari davanti al pc, artefici della situazione sanitaria della Calabria riescano a cambiare la travagliata, triste storia del piano di rientro, a cancellare a riguardo le rispettive titubanze in tema di programmazione, vigilanza sulle regole e sui conti.
Vado con ordine. Scura, nell’ennesima, recente invettiva personale, ha attaccato il proprio successore Saverio Cotticelli, chiedendosi se per il medesimo non sia «alle porte più o meno quello che è capitato al ministro Grillo con il “decreto Calabria”, e cioè con la parlamentare Nesci che collabora alla nomina al vertice di una Asp del suo consulente Scaffidi». Questa la “sparata” dell’ex commissario alla Sanità regionale, che non ha precisato che Scaffidi non era incompatibile con quel ruolo, che senza argomenti fondati è stato strumentalizzato dalle opposizioni in parlamento e, infine, che lo stesso professionista ha conoscenza ed esperienza diretta per svolgere funzioni apicali, al contrario di qualche ex consigliere regionale e funzionario di partito.
Scura ha poi ricordato che il primo atto del governo nazionale, «appena il decreto 35 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, è stato la revoca dei commissari aziendali, sostituendoli con dei facenti funzione». Nella sua narrazione suggestiva, che ha il sapore di un soliloquio, di uno sproloquio, l’ex commissario ad acta non ha però rammentato che io e la collega Nesci l’avevamo diffidato formalmente a richiedere al governatore regionale Mario Oliverio l’attivazione della procedura – prevista dalle norme vigenti – di decadenza di quei direttori generali responsabili di disavanzi, invece premiati con un lauto bonus di risultato e in parte riconfermati proprio da Oliverio. Per completezza, lo stesso Scura firmò il decreto commissariale numero 107/2015, ancora in vigore, contenente pesanti sanzioni, non mi pare applicate, in caso di mancato rispetto delle regole ivi stabilite in ordine all’assunzione del personale sanitario.
Risvegliatosi, il consigliere regionale Orlandino Greco mi ha attribuito a piacimento una «“confessione”». A suo avviso avrei, in un mio contributo da poco pubblicato dal Corriere della Calabria, «preso le distanze dai rappresentanti M5S e loro nominati per esprimere» la mia «delusione per quanto sta accadendo in Calabria». In coscienza ho sviluppato, invece, una riflessione costruttiva, convinto che si possa e debba incidere tanto nella gestione dei servizi sanitari regionali, in concreto caratterizzata dalla “coesistenza” di precisi spazi di azione della struttura commissariale e del governatore della Calabria, che politicamente controlla ancora molti posti chiave nello specifico ambito. In proposito, sostenere il contrario significherebbe prendersi in giro e nascondere la realtà ai malati e a tutti i cittadini calabresi.
Lascio perdere quegli opinionisti che prediligono la fantasia; che non di rado si espongono alimentando congetture e sospetti; che nelle loro teorie non indicano fonti, circostanze e prove delle interpretazioni che forniscono all’opinione pubblica; che, infine, dovrebbero chiarire quali motivi li inducano a ricostruzioni parziali, incomplete, di importanti vicende ed emergenze della sanità calabrese.
Il consiglio regionale, e questo è bene che Orlandino Greco lo riconosca, è stato – e resta – latitante rispetto ai propri compiti in materia sanitaria, sia di programmazione che di controllo. Non sono l’unico ad affermarlo, e mi conforta che tecnici autorevoli abbiano lo stesso parere.
Nell’estate che incede occorre stabilire un percorso, politico e di gestione complessiva, con tempi e obiettivi precisi, in modo da restituire diritti e speranze alla comunità calabrese, che merita servizi sanitari di qualità e ha bisogno, urgenza di risposte chiare, visibili, reali.

*deputato, M5S







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