«Salvini non può sottrarsi al confronto»

di Franco Scrima*

Se la caratura politica di Salvini si dovesse dedurre dalla vicenda emersa dal caso “Lega – Mosca” ne verrebbe fuori una figura di basso profilo che mal si coniugherebbe con quella istituzionale di ministro dell’Interno. Tutto lascerebbe pensare che Salvini stia meditando, pur di non dare spiegazioni, una crisi di Governo; anzi pare che stia valutando gli argomenti sui quali mettere i titoli di coda all’esperienza di governo con i 5 Stelle. Una crisi nel nostro Paese può servire anche ad evitare probabili figuracce e lasciare gli italiani nel dubbio che, a volte, è preferibile alla verità. E poi c’è da dire che Salvini non ama queste forme coercitive: di solito è lui a stabilire se e quando chiarire comportamenti che gli vengono attribuiti. Di incarichi ne ha tanti, alcuni funzionali altri nei quali si cala a seconda della “casacca” che indossa. E’ fatto così il Soggetto: si immedesima nel personaggio!
E chi può dire se è perché gli manca la giubba giusta per presentarsi all’Antimafia che lo aspetta per audirlo sul caso Siri-Arata? Ma quella è un’altra vicenda, adesso per rispondere alle Camere di ruoli ne ha almeno tre: Segretario della Lega, Ministro dell’Interno e, non ultimo, quello di vice Presidente del Consiglio dei Ministri. Hai voglia a parlare se solo ne avesse l’intenzione!
Forse sarebbe il caso che il segretario della Lega prendesse una settimana di riposo per riflettere sull’intrigata vicenda, decidere di presentarsi alle Camere per riferire sui presunti finanziamenti alla Lega e rispondere alle domande di deputati e senatori. Arroccarsi su posizioni oltranziste che possono avere il sapore di voler snobbare il Parlamento non sembra consono con alcuna strategia politica; può, al contrario, suffragare il sospetto che si voglia fare decantare il caso che invece sarebbe destinato a restare, ineluttabilmente, tra i più astrusi della legislatura.
A parti invertite, considerato il carattere istintivo del personaggio, si dice che Salvini avrebbe già messo a ferro e a fuoco il Parlamento per far sì che si additasse al pubblico ludibrio il responsabile del gesto reo di aver girato le spalle alla “centralità del Parlamento”. Probabilmente Salvini ritiene sufficiente la dichiarazione resa ai giornali da Berlusconi: «Putin mi ha detto che la Russia non ha finanziato la Lega». E cosa avrebbe potuto dire Putin? Forse che c’era stata una dazione di rubli al Carroccio a seguito dell’acquisto di una partita di petrolio?
Comunque sia non è certo un buon periodo per Matteo Salvini. Quando probabilmente pensava che fosse ormai acqua passata, per trovare la strada della solidarietà, ha diffuso la voce che un gruppo ucraino avrebbe voluto attentare alla sua vita ed ha manifestato il sospetto che quel “commando” potesse essere lo stesso che, in provincia di Torino, deteneva l’arsenale di armi da guerra tra cui un missile. Su questo episodio indagano gli uomini della Digos i quali hanno smentito che l’ambiente criminale in possesso delle armi fosse lo stesso di quello che si sarebbe reso protagonista delle minacce al Ministro. In sostanza l’Antiterrorismo pur ammettendo che esistevano riscontri tra gli arrestati e l’attività di traffico di armi ha escluso che l’eventuale attentato a Salvini fosse stato pianificato dal medesimo gruppo criminale.
Ristabilita, dunque, la verità riemerge in tutta la sua brutta storia la “vicenda” dei rubli di Mosca che sarebbero stati elargiti alla Lega per finanziarsi la campagna elettorale delle passate europee. Una storia che va chiarita anche politicamente, quindi senza sottrarsi al “fuoco di fila” dei parlamentari che sul caso all’esame della magistratura Lombarda intendono porre domande e avere risposte perché si possano conoscere i termini della questione.
Il ministro dell’Interno che è anche segretario della Lega non può pensare di sottrarsi al confronto in aula; collaborare per chiarire ogni vicenda importante è un dovere per ciascun cittadino del nostro Paese; lo è ancora di più per un deputato che non può eludere il mandato ricevuto. Non è la stessa cosa che lo faccia il Presidente del Consiglio; ad essere nell’occhio del ciclone è la Lega e i riflessi politici restano in capo al suo Segretario. Scegliere malauguratamente di non volersi sottoporre all’esame delle Camere non solo sarebbe un atto di arroganza, ma un dovere che verrebbe meno verso il popolo italiano.

*giornalista







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