«Il dibattito Nord-Sud che non dovrebbe esistere»

di Giuseppe d’Ippolito*

Se vogliamo parlare di autonomie, non possiamo dimenticare ciò che venne fatto, a partire dalla Bicamerale del 1997, con la modifica del titolo V della Costituzione (che fu definita dal centrosinistra) sotto il secondo governo Amato, nel 2001 e con successivo referendum confermativo, così che tutti abbiano chiaro il quadro delle responsabilità politiche.
Alla luce di quell’esperienza negativa, non possiamo ora permetterci una riforma superficiale. Infatti ci ritroviamo ad affrontare un dibattito Nord-Sud che non dovrebbe esistere. Non esiste Autonomia se non si fanno i Lep (livelli essenziali di prestazione) e il fondo di perequazione. Se si passerà dal criterio della spesa storica a quello dei fabbisogni standard, questi ultimi andranno calcolati con attenzione, e prendendo a riferimento dei livelli essenziali di prestazioni per tutto il Paese, sotto i quali nessuna Regione può andare. Nel caso alcune Regioni non riescano a finanziare integralmente i fabbisogni standard con le loro entrate fiscali, è necessario un fondo di perequazione, derivante dall’extra gettito, che le aiuti. Non devono esistere cittadini di serie A e di serie B in base al territorio di nascita. Sarebbe uno sfregio all’unità della Repubblica e alla solidarietà nazionale che ne deriva. Altrimenti invece che autonomia sarà uno spacca-Italia. Grazie al Movimento 5 Stelle si è scongiurato il problema dei docenti su base regionale. Non avrebbe avuto senso che un bambino iscritto a scuola, se l’avesse fatto in una regione avrebbe avuto più docenti o docenti pagati di più, e, iscritto in altra regione, avrebbe avuto meno insegnanti o meno pagati. Non sceglie un minore dove nascere, la sua scuola deve essere all’altezza in tutta Italia, e soprattutto deve essere una e indivisibile. È anche per questo che abbiamo lanciato l’Osservatorio sull’autonomia, al fine di guidarci e stare al nostro fianco durante il percorso che ci porterà a realizzarla. Anche il presidente Conte ha portato la «questione meridionale» nell’Agenda europea. Perché l’autonomia purtroppo dovremo farla, per gli infausti obblighi costituzionali, ma nessuno può permettersi di indebolire l’Italia: e indebolire il Centro-Sud significherebbe fare un danno a tutta l’Italia. Io mi opporrò con tutte le mie forze.

*Deputato M5S







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