«Sì al waterfront, no ad accordi “vuoti”»

di Luigi Muraca*

Il porto a Lamezia sarebbe certamente utile e foriero di sviluppo turistico. Ho sempre creduto anche nelle potenzialità del waterfront, la parte dell’area industriale che si affaccia sul mare, su cui avevamo realizzato un progetto in bioarchitettura, consegnato qualche anno addietro dal Consorzio Industriale alla Regione, alla Provincia di Catanzaro ed al Comune di Lamezia Terme per eventuali finanziamenti.
Sono invece contrario ai protocolli d’intesa stipulati nelle ultime settimane della legislatura regionale, quando le opere dovrebbero essere, se non completate, quantomeno in una fase più avanzata di semplici dichiarazione di intenti, presentate alla stampa prima di essere sottoscritte. La Regione, la quale dovrebbe svolgere un ruolo di coordinamento di tutti i soggetti coinvolti, tra poche settimane potrebbe avere altri interlocutori ed operare diverse valutazioni sul tema de quo. Peraltro, nell’ultima parte della legislatura, le ipotesi progettuali non accompagnate da risultati concreti rischiano di apparire mere promesse elettorali.
In ogni caso sono favorevole agli investimenti privati, pur mantenendo le riserve espresse dal presidente della Provincia Sergio Abramo, che richiede l’intervento di partner esterni che operino con trasparenza e offrano le opportune garanzie sui capitali che si impegnano a conferire.
Comunque, prescindendo da ogni considerazione, resta un quesito politico che Oliverio continua a lasciare inevaso. Cosa porta in dote per Lamezia l’attuale presidente della Regione in termini di investimenti? Lo abbiamo visto discutere con i Commissari per fare riaprire i teatri in città (tentativo non riuscito) e ora, unitamente ad altri soggetti, la Regione “faciliterà” (nel senso più legittimo del termine) gli investimenti privati per il porto turistico, mentre in altre grandi città ha garantito significative risorse. Per esempio, nella vicina Catanzaro, encomiabilmente ed in maniera istituzionalmente ineccepibile, si è recato in Consiglio Comunale a presentare interventi per circa 680 milioni di euro. Iniziativa doverosa, la Regione che non valorizza il suo capoluogo ha clamorosamente fallito. Anche su Cosenza le opere finanziate sono state numerose e rilevanti, hanno prodotto accese discussioni tra enti e hanno anche generato comportamenti poco commendevoli nei riguardi del sindaco Occhiuto. Su Lamezia, invece, non è successo nulla di tutto questo, ragion per cui è lecito chiedersi: quanti milioni di euro merita Lamezia? L’area industriale lametina, la più grande del Sud insieme a Bagnoli, per la sua poliedricità si sarebbe prestata a molteplici interventi, non ne abbiamo visto neanche uno. Allo stesso modo stupisce la clamorosa assenza di un piano strategico finalizzato alla valorizzazione della principale infrastruttura lametina e regionale, l’aeroporto, porta d’ingresso della Calabria e motore di una crescita sostenibile che non può prescindere dal turismo. Oliverio ha tenuto una conferenza stampa sugli aeroporti calabresi al fianco dei sindaci Falcomatà e Pugliese per rassicurare i cittadini di Reggio Calabria e Crotone, ma dello scalo lametino non si è capito che idea abbia. Quest’ultimo è stato inserito dal Dpr 201/2015 tra gli hub strategici del Paese e su tale scelta (avvenuta solo per ragioni di mercato) Oliverio, ai tempi neoeletto, avrebbe dovuto costruire la politica dei trasporti calabresi, approntando una proposta al Governo per un ulteriore rilancio dell’aeroporto lametino in una dimensione più internazionale. Nemmeno sull’aerostazione, il cui ampliamento è oggettivamente indifferibile, il Presidente della Regione ha mai espresso una valutazione autorevole e credibile. Non possono essere qualificate come lavori di ristrutturazione e ammodernamento le piccole migliorie di cui sembra accontentarsi il management, dal momento che l’aeroporto di Lamezia è un brand che non può essere svilito con rammendi. Per colmare l’enorme gap in termini di visitatori che la Calabria accusa anche rispetto ad altre regioni del Sud (ha un terzo dei turisti della Puglia), come si pensa di sopperire, con le mongolfiere? Pertanto, questi nodi a fine legislatura vanno sciolti dal Presidente uscente che ambisce a riproporsi, soprattutto per convincere il Pd che non lo ritiene meritevole della ricandidatura. Per i protocolli d’intesa, anche se afferenti ad opere di sicuro interesse, siamo fuori tempo massimo, soprattutto se ancora non sono neanche firmati.

*ex presidente del Consorzio Industriale della Provincia di Catanzaro







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