«Il futuro della Calabria morente (o quasi)»

di Ettore Jorio*

Zingaretti sbatte la porta in faccia ad Oliverio, che si trova nel dilemma di candidarsi civicamente ovvero trattare una exit strategy con il Pd, magari raccogliendo un qualche incarico di quelli che sono la solita buona (o cattiva) uscita di un politico di (molto) lungo corso.
Il centrodestra non si comprende ancora cosa faccia in Calabria, con il sindaco di Cosenza che, sembra, volere andare per suo conto scommettendo sulla propria elezione a governatore.
I partiti, sempre che ci siano ancora, non sanno a quali santi votarsi. Più precisamente, non hanno nomi e disponibilità tali da fare competizione. Ciò anche tendendo conto dei rapporti di forza che residuano loro al netto di Oliverio e Occhiuto senior che potrebbero, comunque, giocare la loro partita.
Quanto al supporto della politica nazionale che è da sempre solito riempire le campagne elettorali in Calabria non poche le difficoltà, alcune delle quali insuperabili.

Morto il re…
Il governo Conte non c’è più, o quasi. Salvini, pare, volere tentare il colpaccio in solitudine, così come si fa nella traversate transoceaniche a vela, nonostante gli uragani che perverranno da tutte le parti. Una scelta, quella preannunciata dal Matteo in felpa, che rende incomprensibile le semi alleanze promesse con i Fratelli d’Italia e con quelle residuali forze che rimarrebbero del berlusconismo, al lordo del “rivoluzionario” Giovanni Toti, pronto (pare) a confondersi con i leghisti, tenendosi ben stretta la presidenza ligure.
Quanto al Pd, «temperatura» non pervenuta, con qualcuno dei soliti che sogna la candidatura. Un modo per moltiplicare le preoccupazioni del neosegretario, germano del commissario Montalbano.
I grillini non «cantano» neppure più! Pieni zeppi di problemi, ma anche di leadership alternative allo svalutato Di Maio. Non ultimo quello di non potere usufruire in campagna elettorale neppure della ministra Grillo. Prima perché verosimilmente non sarà più tale ovvero, alternativamente, perché rischierebbe una aggressione di fischi e pomodori calabresi per i guai irreparabili che ha combinato con la sua sanità, per dirla alla Gaber, che così come l’ha ridotta neppure in Uganda. Una sanità rimasta senza alcuno alla guida delle aziende della salute: solo due le commissarie straordinarie che, da vere eroine sacrificali, gestiranno le AA.oo. di Catanzaro e Cosenza. Per le altre sette, nulla all’orizzonte, con un vuoto di governance totale, attese anche le dimissioni dei reggenti delle Asp di Catanzaro e Cosenza, che metterà in pericolo la quasi metà della popolazione calabrese.
La sinistra oramai unita si difende rimanendo l’unica a fare politica con la sua tradizionale coerenza, che in troppi hanno sino ad oggi disatteso in termini di consenso.

Una Calabria non propriamente morente, ma quasi
Con quanto sta accadendo e quanto (ahinoi) accadrà – forse con un esercizio provvisorio della finanza statale che ci stenderà in Europa – i calabresi si troveranno a decidere di seconda mano il loro futuro. Nel senso che andranno a votare dopo le politiche verosimilmente previste in autunno ovvero contestualmente, se in presenza di cessazione anticipata della legislatura regionale.
Sta di fatto che, comunque vadano le cose, l’appuntamento elettorale per eleggere il nuovo Presidente della Regione e il Consiglio regionale sarà tra i più travagliati della storia.
Tutto questo sarà lo scenario che si presenterà ad un elettorato sempre più disorientato, noto per essere stato il più “vagabondo e apatico”, avvezzo a disertare recentemente le urne, qualunque esse fossero, in valori percentuali sensibilmente più alte dei votanti.

La medicina giusta per non morire
Per convincere gli elettori attivi (che attivi non sono come dovrebbero) ad esercitare egoisticamente il loro diritto di scegliere, se e come vivere, occorrerà suscitare il loro istinto di «animale sociale», scomodando Aristotele, nel senso di sapersi democraticamente costituire il migliore ambiente collettivo possibile, ivi comprese le istituzioni governative che vi sovrintendono.
Un risultato ottenibile coniugando, nei progetti elettorali, la buona amministrazione, la sostenibilità dell’economia corrente necessaria e del debito pubblico nonché il rigore necessario per scacciare la corruzione da ovunque con la creatività e la bellezza attrattiva che rappresentano i punti di forza della Calabria.
Il tutto finalizzato a fare rimanere dalle nostre parti chi ha voglia oggi di andare via e a far ritornare ivi chi lo ha già fatto abbondantemente.
Proporre un prodotto simile spingerà tantissimi calabresi: prima, a decidere i contenuti e i rappresentanti da proporre (in primis il Governatore) più confacenti al loro vivere civile e a quello dei loro figli; poi, a recarsi tutti alle urne per votare egoisticamente, nel senso di avere la certezza di realizzare quanto dai medesimi consapevolmente deciso.
Fare diversamente, si perpetrerà quanto successo da decenni ovvero, alternativamente, giocare d’azzardo, spesso anestetizzato di ogni conseguente pericolo.

*docente Unical







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