«Un nuovo ’68 può partire dalla musica»

di Franco Laratta*

È dalla musica che può venire una risposta alla gravissima crisi culturale, politica, sociale che sta attraversando l’Italia. Con derive pericolosissime verso forme di neofascismo preoccupante. È dalla musica e dai giovani che si può forse aprire una nuova stagione dell’impegno, di una civile rivoluzione che fermi le minacciose nubi dell’oscurantismo. E fermi soprattutto chiunque chieda agli elettori “Pieni poteri”.
Basta vedere il successo delle tappe calabresi di Jovanotti e del suo tour estivo, Praia a Mare e Roccella, una scommessa, un azzardo, un colpo di genio riuscitissimo. Vedere migliaia, decine di migliaia, di ragazzi in festa, gioiosi, gridare e cantare, liberarsi da incubi e paure, divertirsi con bandana in testa e a petto nudo.
Sentire il canto di libertà e di liberazione, quel canto di gioia e di speranza che è “Bella ciao”, intonato con Jovanotti, a Roccella, con Brunori a sorpresa sul palco, è stata una emozione che lascia il segno. E fa sperare veramente. Dai nostri ragazzi in festa, dalla musica liberatrice, viene una forte reazione contro l’apatia, lo smarrimento, l’intontimento di un intero paese, contro la politica che è divenuta inganno e imbroglio, che urla e si scanna, che crea illusioni e non da mai risposte. La musica, i nostri giovani, contro il vecchio che non muore mai e contro il nuovo che è nato già morto.
A pochi passi dalla grande festa di Roccella c’era un ministro in perenne tour, c’era anche tanta gente a seguirlo e ad applaudirlo, ma c’era anche che fischiava e protestava. E c’era ovviamente la polizia del ministro che manganellava. Scene che pensavamo di non vedere mai più.
La musica è forse la sola speranza, nel silenzio degli intellettuali e dei grandi giuristi alla Zagrebelsky, per una nuova stagione di vero e radicale cambiamento. Da Mahmood a Jovanotti e Brunori parte un segno di speranza e di reazione. Perché come dice Mina: «La musica, bella o brutta, seria o ignorante, santa o puttana, è lunga. E non ti abbandona. È il rumore dell’anima. E ti si attacca alla pelle e al cuore per non lasciarti più».

*giornalista, già parlamentare







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