«Un confronto sui bisogni contro l’astensionismo»

di Peppe Esposito*

Con la politica in frenetica evoluzione, impegnata a dare un governo al Paese e determinarsi nel definire un leader politico da offrire ai calabresi, quale soluzione ai mali che li affliggono, si rende necessario fare il punto su cosa e come fare per pervenire alla migliore offerta possibile.
Il compito della buona politica è prioritariamente quello di rendere consapevoli i cittadini dei problemi e delle loro cause, ma principalmente delle soluzioni programmate.
L’esame da superare, in relazione alla corrispondente applicazione di un siffatto metodo democratico, è rappresentato dalla riconduzione al voto di quella grande fascia di popolazione che ha, fino ad oggi, sprezzantemente rifiutato l’urna.
Invero, l’astensione massiva ha fatto da padrona nelle ultime elezioni, finanche in quelle regionali, ove i votanti hanno raggiunto un valore percentuale al di sotto addirittura della metà.
Tutto questo ha comportato il concretizzarsi di un difetto assoluto di rappresentanza, registrato principalmente alle nostre latitudini, afflitte dal non voto che vince abbondantemente da quello espresso.
La preoccupazione, ritenuta la naturale conseguenza delle modalità governative vissute nell’ultimo ventennio e della caduta di credibilità dei partiti in circolazione, è quella di registrare una progressiva assenza del voto e di un consequenziale ulteriore maggiore difetto di rappresentanza degli eletti.
Compito di una Fondazione, qual è la nostra, che vuole spendersi nella formazione dei giovani, è quello di contribuire a generare un nuovo taglio di consapevolezza sociale.
I calabresi lo meritano, così come sono ampiamente degni di rendersi destinatari dei programmi indispensabili alla concretizzazione delle soluzioni. A quelle che darebbero loro il modo di guadagnarsi una vita migliore rispetto ai diritti fondamentali impediti ad ogni livello e ai disservizi sopportati, finanche nell’ambito dell’assistenza socio-sanitaria.
Da qui, l’idea della Fondazione di sollecitare le testimonianze più sane della cultura calabrese, delle forze produttive e delle rappresentanze professionali per calendarizzare una serie di intense riunioni per ivi confrontarsi sui fabbisogni primari dei calabresi e sulla adeguatezza dei programmi intesi al loro soddisfacimento.
Questo, sarebbe il modo più democratico per formalizzare le migliori proposte sulle quali competere alle prossime elezioni regionali. Ma soprattutto sarebbe l’occasione di confrontare, anzitempo, gli elaborati con la volontà popolare, attraverso però modalità certificate, tanto da offrire ai cittadini l’occasione di promuovere o bocciare preventivamente quanto alla base delle candidature occorrenti.
Un lavoro, questo, corale da estendere alle culture calabresi altrove residenti e alle esperienze provenienti da quell’estero che ha restituito alle intelligenze nostrane ivi trasferitisi quelle occasioni di successo che la Calabria ha negato loro.
*Direttore Fondazione TrasPArenza







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