«Il seme dell’odio genera mostri»

di Franco Scrima*

Un fatto di cronaca può diventare inquietante, ma quello accaduto a Cosenza qualche giorno fa, può essere preoccupante anche per la tenuta democratica: un bambino africano di soli tre anni è stato ferocemente colpito dal padre di un neonato di pochi mesi al quale il bimbo si era avvicinato, forse solo per fargli una carezza.
L’episodio, che ha dell’incredibile, è accaduto in pieno giorno nella civilissima città bruzia, in una traversa di Corso Mazzini, centro dello shopping. Esso solleva dei dubbi e reca il sospetto che possa essere stato provocato dalla ostilità inoculata in talune fasce di opinione pubblica dalle campagne contro i migranti fatte dalla Lega e da Salvini quand’era ministro dell’Interno. Se così fosse, sarebbe un caso scolastico di come la paura possa trasformarsi in odio e l’odio in violenza.
Non si vorrebbe che slogan da campagna politica, comunque spiacevoli, possano instillare in una parte della popolazione un vero e proprio odio razziale. Finora le uniche manifestazioni di dissenso che conoscevamo si erano manifestate con fischi e ululati, seppure indecorosi, verso i calciatori di colore. Niente di più!
Quanto accaduto a Cosenza, invece, è grave. Ecco perché bisogna andare fino in fondo per fare luce. I rigurgiti di razzismo vanno combattuti sul nascere perché sono frutto di deliri di ben individuati soggetti che hanno fatto inopinatamente irruzione nello scenario politico italiano.
Chiarire quell’episodio serve anche sul piano sociale per far crescere il Paese da Sud a Nord e farlo sentire unito è importante. Sarà un lavoro profondo del Governo giallorosso per seppellire con urgenza il “salvinismo” e tenere la barra dritta nell’indicare agli italiani i principi fondamentali della Carta Costituzionale.
Le famiglie, i giovani hanno necessità di sapere che il loro è un paese solidale, con una Scuola capace di formare e un Governo che sappia dare certezze sul lavoro. Un Paese che instauri un diverso rapporto con l’Europa, senza ammiccamenti verso ambienti totalitaristi anche se allettati da promesse di “affari” milionari. Se non si riesce a porre un argine a queste “speranze”, sarà difficile arginare crisi inspiegabili che sanno del carattere spocchioso di qualcuno.
Con questa cornice c’è chi sostiene, per esempio, che il leader della Lega sia stato messo con le spalle al muro dalla sua stessa “creatura”: l’autonomia differenziata! Se l’avesse sostenuta fino ad ottenerne l’approvazione, avrebbe rischiato grosso circa il consenso ottenuto al Sud; se, invece, avesse fatto il “pesce in barile”, lasciando paventare un eventuale “no” all’approvazione, avrebbe rischiato di perdere il sostegno del Nord specialmente del Veneto e della Lombardia, regioni in mano ai suoi luogotenenti che gli assicurano una base elettorale importante. Ha scelto la soluzione che secondo i suoi calcoli avrebbe causato danni minori. Ma ha sbagliato tutto! Lo ha confermato Giorgetti: «La crisi l’ha decisa Salvini da solo – ha detto – ma ha sbagliato i tempi; semmai andava fatta prima».
Salvini, da leader di un partito che ha sbancato alle Europee e da uomo di governo, purtroppo per lui, sarà ricordato per il “decreto sicurezza” e per aver contrastato l’immigrazione. Entrambi provvedimenti che, nonostante siano stati controfirmati dal Presidente della Repubblica, sono contenuti in una lettera che il Capo dello Stato ha inviato al presidente Conte nella quale, facendo riferimento all’art. 10 della Costituzione, ha evidenziato gli obblighi internazionali assunti dall’Italia sul diritto d’asilo dei rifugiati e dei profughi. Ma l’uomo di governo Salvini, che aveva traghettato la Lega nell’alveo del sovranismo europeo, avendo deciso di portare il Paese su posizioni impregnate da intenti demagogici, ha continuato imperterrito a condurre azioni senza dare conto a nessuno; men che mai agli alleati.
Il sovranismo di Salvini non era, infatti, la “sovranità” del Paese (questa ce l’abbiamo già ed è scritta nella Costituzione e così recita: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”). Quella del segretario leghista era una cosa diversa: era ed è populismo demagogico e nazionalismo puro! Pulsioni populistiche che, come ha avuto modo di dire Papa Francesco incontrando il Corpo Diplomatico, «stanno indebolendo il sistema multilaterale con l’esito di una generale mancanza di fiducia, di una crisi di credibilità della politica internazionale e di una progressiva marginalizzazione dei membri più vulnerabili della famiglia delle nazioni». Non è un caso, infatti, che il Pontefice abbia sempre rifiutato di incontrare Salvini.
Questa, comunque, è storia di ieri. E la storia non si ripete! Scriveva Vilfredo Paredo: «Per sapere se il futuro è, o non è, morale, dobbiamo noi paragonare i sentimenti spiacevoli del derubato, ai sentimenti piacevoli del ladro, e ricercare quali hanno maggiore intensità».
*giornalista







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