«E Oliverio tenta le coupe de théâtre»

di Ettore Jorio*

La regola generale che poneva non pochi problemi politico-istituzionali al morente governo nazionale giallo-verde era rappresentata da un ministro dell’interno, leader del partito cui si accreditava una potenziale maggioranza relativa, lasciato lì a decidere, scandire e vigilare comodamente sull’esecuzione delle fasi del voto anticipato. Una grave lesione della trasparenza, si diceva. Si aveva ragione.
Oggi accade di peggio in Calabria, con un governatore anch’esso ritenuto politicamente «morente» dai pronostici, perché disconosciuto da quello che è ancora per un po’ il suo partito, che gioca di sguincio. Meglio, tenta la furbata, a suo esclusivo piacimento, certamente consigliato da chi di progetti è esperto. Il tutto, non si sa fino a che punto legittimamente!
In buona sostanza, Gerardo Mario Oliverio – oramai messo alle corde da Zingaretti nel suo tentativo di svecchiare il Pd dalla storiche presenze che lo hanno dominato in lungo e in largo lasciandolo nelle condizioni in cui si trova oggi – tenta le coupe de théâtre. Nell’arco di tempo a sua disposizione per indire le elezioni sceglie il termine appena sopra il minimo. Lo fa per garantirsi l’effetto sorpresa sui partiti, sino a oggi «in braccio a Maria» per non avere stabilito le alleanze e soprattutto quale campione mettere sul ring. Le elezioni regionali, si sa, sono le più difficili in senso assoluto, specie senza il voto disgiunto. Solitamente c’è chi sale (il competitor) e chi precipita (l’uscente), spesso con merito.
Al di là delle liste – di solito sempre nelle mani degli scalpitanti e dei tradizionali «mercenari» del consenso, abili nel passare da una parte all’altra senza rossore alcuno – chi determina la vittoria di una coalizione è il candidato alla presidenza. È lui a dominare e decidere la competizione, mettendoci la faccia e le gambe. È lui a firmare la cambiale con i calabresi, tuttavia da sempre in protesto perché mai assolta da alcuno.
Così come nel Palio di Siena chi entra per ultimo tra i canapi è lo sfavorito. Il presidente Oliverio lo sa e dunque organizza così nel suo privé «il sorteggio» – che in questa occasione non c’è – e si piazza per primo. Nella postazione del favorito. Punta così – con riferimento agli avversari – sulla impreparazione degli altri, sulle indecisioni di una politica che ritarda nell’assumere le decisioni e che non si preoccupa di preparare per tempo i suoi «cavalli», sul convincimento «violento» del Pd a fare propria la sua candidatura sul filo della partenza. Quanto al suo consenso, almeno quello che suppone di avere, lo fonda sull’organizzazione che residua dal vecchio Pci (quello meno ideologizzato), sulla popolazione dei favoriti e sulla elargizione dei finanziamenti (troppo) liberi in favore dei sindaci sempre alla ricerca di quattrini. Insomma, fonda tutto sui vecchi strumenti – del tipo la scarpa destra data da Lauro con la promessa di completare il paio ad elezione avvenuta – che hanno portato la nostra regione alle condizioni penose di oggi.
Questi sono i guasti di un sistema di esercizio della democrazia rappresentativa elettiva che non funziona. Si vendono per primarie le raccolte di voti organizzati delle quali sanno fare incetta gli organici alla politica, figuriamoci quanto conta il consenso disorganizzato in assenza di una astensione dal voto ufficiale che rappresenta la maggioranza assoluta degli aventi diritto ad esprimerlo. L’elettorato in larga misura pronto ad esser sollecitato a prestare il suo consenso in prossimità del termine di ogni mandato, nonostante le profonde delusioni vissute sin dal primo giorno della legislatura che muore.
I giovani fanno il resto, delusi sino alle viscere e offesi nelle anime che disertano ogni appuntamento elettorale, ma soprattutto non esercitano la politica attiva rinunciando così al loro destino. Meglio, a riparare ciò che hanno rovinato i loro padri e prima i loro nonni.
E se tra i giovani, ci fosse un buon maratoneta, con le conoscenze occorrenti e disposto ad affrontare le decine di chilometri di disagi che hanno reso sino ad oggi la Calabria la regione soccombente per antonomasia alla cattiva politica?

*docente Unical







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