«La Calabria non è terra di conquista»

di Franco Scrima*

Perché l’Italia ha dovuto subire una crisi di governo? A tutt’oggi Salvini e la Lega non hanno ritenuto opportuno chiarirlo. Rimane loro il merito di essersi autoesclusi dal governo e si spera anche dal Paese! E non è poco. Senza andare molto a ritroso cercando tra i ricordi, basta ricordare la reazione di Salvini dopo il voto del Senato sulla fiducia all’esecutivo. «Siete minoranza», ha gridato all’indirizzo di Conte. È stata una forma espressiva infelice che dimostra la jattanza del soggetto; un modo per soddisfare la propria vanità al cospetto dei senatori, soprattutto di quelli leghisti.
Sono rari i ricordi di espressioni così dirette come quelle pronunciate da Salvini. Di contro viene in mente la signorilità intellettuale di Almirante, che pure era il capo del Movimento sociale italiano quando ancora erano verdi i ricordi del fascismo. Controllava i suoi impulsi dimostrando rispetto sia verso le istituzioni, sia nei confronti dei colleghi anche di opposti schieramenti. Almirante era sempre impeccabile anche con i giornalisti. Eppure era un uomo dichiaratamente fascista, fautore del “Manifesto della razza”. Ma sapeva tenere a freno gli impulsi parlamentari che stavano per emergere in uno scenario nuovo per il Paese, dimostrando un convinto rispetto per le nuove istituzioni repubblicane nonostante fossero lontane dalla sua fede politica.
Evidentemente stiamo parlando di tempi in cui i valori rappresentavano, anche in politica, una delle basi interiori dei protagonisti così che i comportamenti, le azioni, le relazioni risentivano del bagaglio culturale di ciascuno. Il valore morale era il principio che presiedeva all’alto incarico che si svolgeva in base al quale si regolavano persino i confronti e gli scontri parlamentari.
Invece per il segretario della Lega sembra che l’unico metro di valutazione sia la sua, personale, percezione del sapere; dell’uomo che si compiace dell’effetto che produce su se stesso. Da ciò i “suoi” atteggiamenti e le “sue” dichiarazioni.
Ma siccome la teoria ci insegna che tutto nella vita è relativo, ci conforta sapere che la nuova maggioranza parlamentare chiamata a governare è sostanzialmente diversa. Ne ha necessità l’Italia e ne ha esigenza l’Europa. Al contrario delle parole affidate al rancore, bisogna capire che per il Governo è iniziata una sfida persino anche epocale. L’anelito che sale dalla base è che questo sia il Governo della lotta alla disuguaglianza, il governo del lavoro, delle infrastrutture, della Scuola, della priorità sociale; il Governo delle politiche fiscali e della lotta agli evasori.
Realizzato il “patto” per l’Italia tra Movimento 5 Stelle, Partito democratico e Liberi e Uguali, si attende che anche in Calabria, che è la regione più indigente del Mezzogiorno, avvenga un’uguale “rivoluzione”.
Consideriamo le possibili intese: Salvini per le regionali calabresi non può far altro che allearsi con Fratelli d’Italia. Ci sono anche gli “azzurri” di Forza Italia ritrovati da qualche giorno, ma Berlusconi il suo “cavallo” l’ha già scelto da settimane, è il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto.
Con questa situazione e non potendo correre da soli, a meno di non voler essere opposizione, ai 5 Stelle, come a Liberi e Uguali e al Partito democratico non rimane che riproporre anche in Calabria la coalizione di governo. (Con buona pace del senatore Nicola Morra). Dire di “No” sarebbe un errore ingiustificabile. Equivarrebbe a girare le spalle ad una possibilità che in tanti considerano vincente; significherebbe non valutare le condizioni favorevoli che dopo la crisi di agosto si sono aperte pressoché in tutto il Paese. Persino il sindaco di Milano, Sala interrompe la sua proverbiale prudenza e parla dell’esistenza di “punti di convergenza” con i 5 Stelle.
Intanto sovviene anche una considerazione fatta dal Carmelo Lo Monte, deputato di Messina, che recentemente ha abbandonato la Lega ed è approdato al Gruppo Misto. «La Lega – sono parole sue – non ha bisogno della mia esperienza e onestà visto che è abituata a ben altri uomini». Il riferimento è alla classe dirigente leghista del Sud dove le regioni sono state «commissariate e affidate esclusivamente a persone lombarde». Lo Monte a parte, è quanto è accaduto anche in Calabria, dove la Lega è in mano al deputato Cristian Invernizzi nato, cresciuto e pasciuto nella Bergamasca. Ne va di mezzo l’autonomia locale che qualsiasi organizzazione politica territoriale riconosce. Un saggio di cosa sia il pensiero leghista l’ha offerto in un momento diverso da quello attuale, proprio il commissario Invernizzi quando, in una riunione tenuta a Catanzaro, in modo esplicito ha detto: «sarà Salvini in piena autonomia a selezionare quanti saranno chiamati ai vari livelli di responsabilità». Un po’ come si faceva con le candidate per il podio di Miss Italia.
Senza richiamare le serate delle “miss”, almeno quelle erano piacevoli, è bene che i “terroni” abbiano ben presente che sono considerati alla stregua dei gladiatori nelle competizioni da “circo”: lottare per sollazzare l’imperatore.
Ci si rende conto di quanto difficile possa essere avviare una nuova stagione politica, ma cosa cambia se anche in Calabria, come per il Governo del Paese, si superano le scorie di un possibile scetticismo e si perviene ad una coalizione simmetrica? Tutto dovrebbe essere risolvibile quando la posta in palio è importante. E il fine, anche in Calabria, è vincere le elezioni e respingere la Lega dentro i confini della “padania”. Non siamo una terra di conquista!

*giornalista







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto