«Le Primarie sono una cosa seria. Non una clava politica»

di Nicodemo Oliverio*

Nonostante il Consiglio regionale della Calabria abbia negato il finanziamento, il presidente della Regione ha, comunque, firmato il decreto di convocazione, per il 20 ottobre prossimo, delle “primarie istituzionali”, ritenendo in un certo senso di aver compiuto un atto dovuto.
Le primarie nell’esperienza del Partito democratico sono state sempre considerate una cosa seria.
Nel 2005 abbiamo eletto Prodi capo della coalizione dell’Ulivo e l’anno successivo abbiamo sconfitto Berlusconi alle elezioni politiche; recentemente, il 3 marzo scorso, a seguito di una grave crisi politica che ha caratterizzato la vita del Pd dalle elezioni politiche del 2018, un milione e seicentomila elettori hanno eletto Nicola Zingaretti Segretario del Partito democratico.
Anche per questo, ma non solo, le primarie non si possono brandire come una clave sul tavolo della politica.
L’occasione, poi, della formazione del nuovo governo e l’avvio di una nuova alleanza dovrebbero consigliare un minimo di riflessione in più.
Occorre, infatti, lavorare alla costruzione di un grande Patto civico che segni una discontinuità invocata da molto tempo sia dalla segreteria nazionale del Pd sia dai dirigenti regionali del Partito.
Una discontinuità che dia, innanzitutto, il segno del cambiamento sulla persona che sarà chiamata a gestire la responsabilità del governo regionale e sia capace, poi, di programmare nuove politiche, coinvolgendo in tale processo il variegato mondo dei tradizionali partiti di Centro Sinistra e il Movimento 5 Stelle.
La Calabria ha bisogno di interventi concreti per contrastare significativamente la povertà e il progressivo abbandono del territorio da parte delle forze vive della popolazione.
Per far questo, occorre varare un importante piano di rilancio dell’occupazione e degli investimenti, anche infrastrutturali.
Una particolare attenzione dovrà essere riservata al settore sanitario, affinché siano garantiti ai residenti i livelli di prestazioni essenziali, e al settore dell’istruzione e della cultura.
Il lavoro che ci attende è, quindi, lungo e faticoso, e impone a tutti noi un supplemento di pazienza ed una ricerca, senza limite, che porti ad individuare tutti gli elementi che ci uniscono.
In questo cammino non ci sono, e non possono esserci, scorciatoie e furbizie.
Anche perché fuori da questo perimetro politico ed elettorale ci attende il baratro di una sconfitta, annunciata da tempo e confermata eloquentemente dai recenti fatti di cronaca della cittadella.
Questo non è un giudizio politico sull’attività svolta dall’attuale Giunta regionale né può essere un giudizio di merito.
Certo a nessuno sfugge il clima che si respira tra la gente, tra gli uomini e le donne che vivono in Calabria.
Né sottovalutiamo lo sferragliar di carri e il fragore di truppe messi in campo in queste ultime settimane.
Scavare trincee è sempre rischioso, dal momento che non abbiamo bisogno di speculare sulle nostre divisioni, sulle nostre sensibilità politiche, sulle anime che caratterizzano il nostro partito. Anzi occorre metterle insieme, e presto.
Abbiamo bisogno sicuramente di alleanze ampie che segnino una prospettiva politica.
Attorno a questo lavoro di costruzione di un patto politico per il bene comune dei calabresi, è necessario lavorare, tutti assieme.
Le energie positive del Partito democratico, anche quelle che in quest’ultima fase sono state meno attive e meno coinvolte, devono nuovamente sentirsi protagoniste di questo progetto, impegnandosi in prima persona nella comunità democratica per offrire nuovamente alla Calabria una prospettiva di crescita e di sviluppo.
La Calabria ha bisogno di tutti noi, nella chiarezza delle nostre identità, senza alcuna ambiguità. Con la generosità che contraddistingue il nostro impegno politico.
*ex parlamentare Pd







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