«Perché scelgo “Italia Viva”»

di Bianca Rende*

Sono convinta che per battere la destra di Salvini l’attuale composizione dei Partiti non basti più. La cultura sovranista e xenofoba di cui è portatore il leader leghista si è insinuata nel ventre vivo della società più di quanto si pensi, come sempre più spesso dimostrano gli episodi di intolleranza e individualismo rabbioso. E’ arrivato il tempo di allargare il campo, non solo del centro sinistra, ma delle forze progressiste, europeiste, solidaristiche e ambientaliste. Il campo delle forze che difendono, prima di ogni altro tema, quello dei Diritti e delle Opportunità, per le famiglie e le imprese, che guardano con attenzione ad un ceto medio sempre più tartassato. Un campo di forze che conquisti spazi di egemonia culturale sia in un contesto maggioritario sia, come appare in queste ore, si vada verso un suo ripensamento.
L’intuizione di Renzi di fondare un movimento più centrista capace di (r)accogliere un elettorato ondivago e sofferente, perché privo di una casa politica di riferimento, è per me un progetto condivisibile e da sostenere convintamente, rappresentando la possibilità concreta, finalmente, di costruire un campo più aperto e inclusivo. Un campo di azione politica che abbandoni e vada decisamente oltre i litigi e il correntismo che, più di altri fattori, hanno contribuito a soffocare le aspirazioni di riunire le due grandi tradizioni politiche: quella cattolica e quella riformista in un unico partito.
Già la storia politica italiana, con la “parabola dell’Ulivo” avrebbe dovuto insegnare che non c’è “amalgama” nello stesso partito tra ex comunisti ed ex cattolici democratici, mentre è sempre apparso più realistico un patto costituzionale, come quello tra De Gasperi e Togliatti.
Oggi nel Pd si respira ancora un’aria di rassegnazione e sopportazione della convivenza coi cattolici democratici e liste civiche del ceto medio e piccola borghesia, come accade del resto in Calabria, con la dissoluzione del tavolo del centrosinistra e la “minacciata” nascita delle liste “Oliverio presidente”.
Non bastano infatti le cooptazioni che si preferisce praticare per acquisire singoli alleati di comodo più subalterni e trasformisti o più poveri d’identità. Restano poco rappresentativi del moderatismo politico che continua a mancare per governare e aiutare a sopravvivere l’Italia migliore. Invece, senza fissare né rinnegare le attuali convergenze, si può e si deve osare di più aprendosi a un elettorato deluso dalle facili promesse e dalle tentazioni filosovietiche e antieuropee, cosparse di populismo e neonazionalismo che soffocano il ruolo e le chances dell’Italia unita e delle sue autonomie funzionali e istituzionali.
Accogliendo, per questo, l’appello di Renzi a riforme e rinnovamenti di protagonisti post-ideologici, in un contesto innovativo e femminista, comunico la mia adesione al suo Movimento e l’uscita dall’attuale Pd calabrese dove, personalmente, ho potuto e dovuto constatare le difficoltà a rinnovarsi nei metodi e nei soggetti fossilizzati in ruoli di apparati poveri e timorosi di modernità, con cui è compatibile restare alleati ma autonomi.
Augurando alla mia amata città di tornare a essere l’avanguardia della politica in tutta la Calabria, dopo avere sentito tanti amici che mi hanno onorato della loro fiducia e sperando di aver dato un contributo utile, in termini di proposte e battaglie politiche, tra le fila del gruppo Pd in Consiglio comunale, scelgo l’autonomia del gruppo misto, dal quale manterrò una posizione di opposizione puntuale e coerente, per come fatto, credo, finora.

*consigliere comunale Cosenza







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