«Le emergenze della Calabria e gli interessi di bottega»

di Franco Scrima*

I partiti sono in subbuglio; i politici, come sempre, alla ricerca di una collocazione che offra loro garanzie per rimanere della partita a prescindere della squadra e dai “colori sociali”. Ci sono poi quelli che vorrebbero far fuori coloro che gli fanno ombra. È il gioco delle parti che ad ogni occasione elettorale si ripete più o meno nelle stesse forme e con le stesse modalità.
È il caso del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, che una parte del Partito democratico vorrebbe fuori dalla Regione sul presupposto che non sarebbe candidabile avendo già svolto un mandato. Un principio che Oliverio contesta e rinvia al mittente perché, statuto alla mano, il divieto subentra dopo il secondo mandato.
Tatticismi a parte, contro Oliverio è certo che si muove un’orda di “predatori” di diversa “fede” politica capitanata da elementi del suo stesso partito con l’intento, mai palesato, di scongiurare la concorrenza di un candidato forte che ha tutti i numeri per riposizionarsi alla guida della Regione.
Dopo il repentino cambio di casacca di Renzi, non è improbabile che qualcosa possa però cambiare a cominciare proprio dalle prossime candidature per la Regione e che si affievolisca, fino ad esaurirsi, l’ostilità nei confronti del presidente uscente. Ernesto Magorno, deputato della Repubblica ed segretario regionale fimo al commissariamento del Pd, ha lasciato il partito ed è approdato da fedele sostenitore dell’ex premier in “Italia Viva”, il movimento-partito dell’effervescente, esuberante Renzi con il quale non è dato sapere se abbia sottoscritto l’atto di un “matrimonio di interessi”. Ma al di là delle manovre e dei sotterfugi, Oliverio potrebbe riottenere pertanto il “sostegno” del suo partito anche perché è notorio, e lo sanno anche i suoi avversari, che se si perdono le regionali in Calabria anche il Governo nazionale rischia l’affanno.
In qualsiasi altra regione d’Italia il solo sospetto che si stesse “giocando” con il destino dei cittadini avrebbe già fatto squillare il campanello d’allarme e costituito motivo di forti censure. In Calabria invece – è la storia che ce lo ricorda – tutto è possibile, persino remare contro il proprio futuro e dimostrarsi servizievoli a prescindere dalle idee.
In questa nostra regione ci si dimentica con facilità del bisogno di coesione e di collaborazione istituzionale; ma anche della necessità di costruire una politica nuova non più elitaria, ma vicina al fabbisogno della gente e che sappia dare contenuti al territorio; una politica che faccia muro sul fronte progressista, memori che in passato pur cambiando gli orchestrali, la musica è stata pressoché la stessa. C’è urgenza che ci si ritrovi su un impegno serio per costruire la nuova Calabria, tenendo conto dei temi classici, ma anche di quelli moderni, come l’ambiente; una lotta determinata alla delinquenza organizzata; l’ammodernamento delle tratte ferroviarie così da avere anche l’alta velocità. La Calabria non può più rinviare un discorso serio sui temi dell’industrializzazione e del riordino del turismo in modo da renderlo competitivo.
La Scuola merita attenzioni particolari: si deve ad ogni costo alzare l’asticella del prodotto culturale se si vogliono tenere i tempi con le altre realtà del Paese: alzare l’asticella della preparazione culturale significa dare ai giovani calabresi che tentano di immettersi sul mercato del lavoro uguali condizioni rispetto ai loro coetanei del Nord. La cultura non può essere parcellizzata e rincorrere il benessere!
Passa da queste certezze, per come ha sostenuto Oliverio in un recente incontro con i cittadini di Catanzaro, dare lavoro e frenare l’emigrazione giovanile. Non farlo significa rendersi complici del sottosviluppo e della disintegrazione della nostra identità. Ecco perché c’è la necessità, non più rinviabile, di lavorare insieme, oserei dire superando persino gli steccati ideologici, ma gratificati di lavorare per costruire la nuova Calabria. Senza più assistere ai problemi che s’infrangono sugli scogli della contrapposizione ideologica e politica. Restarsene a guardare equivale rendersi corresponsabili del lento, costante, progressivo deterioramento dei valori e delle tradizioni di questa terra.

*giornalista







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