«No a strumentalizzazioni sul Welfare»

di Angela Robbe*

Mi sembra che un primo, utile, risultato il nuovo regolamento sul Welfare lo abbia prodotto.
Il risveglio della coscienza di alcuni Consiglieri Regionali che, pur in carica da diversi anni, scoprono soltanto oggi un settore così importante soprattutto per le fasce deboli della popolazione calabrese.
Evidentemente una scoperta recente per chi non è mai stato fautore di proposte concrete in merito e si è limitato a criticare chi, invece, opera con serietà confrontandosi con tutti i soggetti interessati.
Un’attenzione poco tempestiva e animata soltanto da una vis polemica sterile e per niente costruttiva.
Ci sarebbe da chiedere a questi improvvisati censori cosa hanno pensato e prodotto nei lunghi anni di permanenza sui banchi consiliari anche quando facevano parte della maggioranza di governo.
Ci sarebbe da chiedere perché hanno sempre ignorato e tollerato che un settore così delicato fosse privo di regole.
Ma l’unico frutto della loro passata esperienza di governo è la deliberazione n. 255 dell’11 settembre 2012, adottata dalla Giunta Regionale.
Tale provvedimento, qualificato come “Regolamento Attuativo Requisiti minimi per l’autorizzazione al funzionamento e procedure per l’accreditamento legge regionale n. 23, art. 11 lett. d)” è stato adottato senza la benché minima concertazione con le categorie e con gli organi consultivi previsti dalla legge, neppure mai costituiti dalla maggioranza politica dell’epoca di cui fanno parte i consiglieri che oggi lamentano la mancanza di confronto e concertazione.
Vorrei poter dire che tutto ciò sia stato il frutto di una semplice disattenzione o di inesperienza politica, ma rimane il fatto che il provvedimento in questione, al di là della pomposa intitolazione e del richiamo esplicito alla legge regionale n. 23/2003, è nato non già con l’intento di procedere ad una reale e concreta organizzazione del settore, quanto, piuttosto, per dare soluzione ad una problematica limitata e particolare, per come si evince chiaramente dal corpo dell’atto deliberativo.
Tutto ciò fa giustizia delle argomentazioni, infondate e pretestuose, e delle reali intenzioni di questi autorevoli politici che, evidentemente, non hanno a cuore la soluzione dei problemi del sociale, ma sono animati, piuttosto, dall’ansia di potersi ergere a “padroni del vapore” e procedere in questa loro improvvisata figura a regimentare interessi particolari senza una visione generale.
Tale modo di fare non mi appartiene e, soprattutto, non appartiene alla Giunta guidata dal Presidente Oliverio per questo motivo auspico ogni osservazione che possa migliorare la proposta di regolamento ma rifiuto qualunque strumentalizzazione perché il sociale non può essere campo di battaglia politica.

*assessore regionale al Welfare







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