«La Calabria è senza assessore al Welfare»

di G.Gallo* e S.Esposito*

In Calabria non abbiamo un assessore al welfare. La lettura delle considerazioni che l’attuale titolare della delega riserva in maniera sprezzante ai consiglieri delle opposizioni, facendo salvi – chissà perché – quelli di maggioranza che pure non hanno mancato, in questi mesi, di esprimere severe censure sul suo operato, induce a ritenere quel che da tempo è opinione diffusa: per la Calabria e per i calabresi prima si va al voto e meglio è.
L’assessora Angela Robbe lo conferma nei suoi due interventi pubblici, consegnati alla stampa in meno di una settima: fuori mira il primo, e perciò caduto nel vuoto, ecco arrivare il secondo, però del tutto sballato. A dimostrare di non aver ancora maturato la benché minima consapevolezza del ruolo oggi ricoperto, e di non aver forse mai del tutto dismesso, probabilmente, la propria appartenenza a Legacoop, che pure sarebbe stata e continua ad essere precondizione essenziale per svolgere l’incarico assessorile. Così l’assessora non perde il vezzo di mostrarsi allergica alle altrui prerogative istituzionali. E si infuria se grazie alle minoranze anche la sua maggioranza – come certificano la mozione 124/2018 approvata all’unanimità in Terza Commissione, o gli ordini del giorno approvati sempre all’unanimità in Consiglio, o ancora le singole, diverse e ripetute prese di posizione – prova ad indurla a miti consigli e ad un’approfondita riflessione sulle storture della controriforma del welfare varata dalla sua giunta prima di lei e da lei perseguita ostinatamente anche dopo le severe bocciature di Tar e Consiglio di Stato.
Evidentemente, non basta essere elevati ad assessori per imparare il rispetto dei ruoli ed il bon ton istituzionale, o comprendere il funzionamento delle istituzioni ed adeguarsi ad esso, non fosse altro che per senso di responsabilità. Ma a quanto pare, non è neppure sufficiente per comprendere le motivazioni di una legittima contrarietà ad atti e prospettive che, proprio perché figli di una giunta nata dopo la bocciatura del governo precedente, avrebbe dovuto regalare una ventata d’aria nuova e nuovi orizzonti, ma ha finito invece col peggiorare le cose, e non di poco.
In tutto questo tempo, nelle sedi competenti prima che sui media, abbiamo sostenuto le ragioni del dissenso, riconosciute valide dalla magistratura e dagli stessi colleghi di maggioranza. Abbiamo contestato, con garbo, nel merito e nel metodo, i contenuti di un Regolamento (quello di recente riadozione) rispetto al quale immutate restano le profonde riserve, peraltro meglio esplicitate in documenti ufficiali e che una Commissione intera, la Terza, ha più volte richiesto in maniera compatta fossero tenute in adeguata considerazione: accreditamento libero, mancata lettura del fabbisogno, compartecipazione dei Comuni ai costi dei servizi sono solo alcuni dei profili sui quali avremmo auspicato un approfondimento. Abbiamo invece assistito al levarsi di scudi e muri di gomma che non faranno altro che scaricare sui calabresi, nel giro di poche settimane, i loro effetti deleteri. Con pazienza certosina abbiamo provato a spiegare che sarebbe stato meglio evitare strategie che rischiano di aprire voragini occupazionali: per l’assessora non meritiamo attenzione. E così, alla fine, il risultato è un sistema dove l’igiene personale di ogni cittadino che farà ricorso ai servizi del welfare varrà 15 centesimi al giorno. Tanto, difatti, si spenderà, come fosse possibile assicurare dignità e decenza di una persona con meno di 300 (sì: 300) delle vecchie lire. Non abbiamo desistito neppure quando l’assessora è rimasta sorda alle osservazioni sulle anomalie e le discriminazioni che i suoi provvedimenti introducono. Per dire: i pazienti con disturbo psichico potranno avvalersi sia di centri diurni per disabili mentali, sia di centri disabili per menomazioni plurisensoriali con disturbi psichici. Eppure, in un caso la tariffa sarà pari a 35 euro, nell’altro a 48. Ecco: su questo, e su tanto altro, avremmo voluto che l’assessora ci rispondesse e, soprattutto, prendesse impegni. Nelle sedi istituzionali, prima ancora che attraverso i media. Non è avvenuto, non avverrà: non fa notizia, in una Regione che non può contare su un assessore al welfare.
*consiglieri regionali







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