«Un commissario per la Trasversale delle Serre»

di Pino Pitaro*

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Torna a parlarsi della Trasversale delle Serre,  di tanto in tanto, per quell’appalto bloccato, per l’interruzione dei lavori in uno dei vari tronchi e cosi via; in questi giorni lo si fa – giustamente – in occasione dell’inchiesta della Procura di Catanzaro (Orthrus). Su questo giornale, se n’è occupato spesso e l’altro giorno per evidenziare l’arricchimento delle cosche di ‘ndrangheta, il giornalista Sergio Pelaia che rappresenta la memoria storica del garbuglio infinito che è diventata quest’opera sfortunata. Benissimo.
Ma per evitare il rischio (assai verosimile)  di ridurre tutto il grande impegno per rendere possibile il completamento di quest’infrastruttura (si scorra un po’ di rassegna stampa) profuso dai Comuni dell’area, impegno che mi ha visto in prima fila negli anni in cui sono stato sindaco di Torre di Ruggiero, a “questione criminale”, vorrei ricordare che la Trasversale dello Spirito (così definita in un convegno organizzato il 29 maggio del  2009 proprio a Torre di Ruggiero assieme ai sindaci, al sindacato, ai  vertici dell’Anas e al presidente della Commissione Sviluppo del Consiglio regionale Tonino Acri) non costituisce in Calabria una partita marginale.
Ma, senza tema d’esagerazione, una delle incompiute più scandalose d’Italia e d’Europa, come più volte ho pubblicamente segnalato,  che dovrebbe, se l’Italia non fosse un Paese distratto, far accapponare la pelle, viste le macroscopiche inadempienze che si sono avute e che tuttora resistono. La Trasversale delle Serre (SS 713) è una gigantesca omissione pubblica, che va avanti  da mezzo secolo e che ha negato all’area centro-meridionale della Calabria la realizzazione di un’infrastruttura (il collegamento Jonio-Tirreno ma anche il contatto fra i paesi dell’area) fondamentale, la cui assenza, nei decenni, ha contribuito a provocare a quel vasto territorio (cuore spirituale di questa parte del Mezzogiorno per la presenza di siti religiosi di valenza internazionale): depressione economica, spopolamento dei borghi e povertà incalzante, fuga dei giovani ed emigrazione massiccia, abbandono della campagna, desertificazione sociale, isolamento fisico e antropologico.
I vuoti, che, irresponsabilmente,  lo Stato ha lasciato in quell’area dai paesaggi affascinanti e dalle interessanti potenzialità naturalistiche mai adeguatamente messe a valore, sono stati riempiti dalla speculazione economica e dalla mafia. Non scopriamo nulla di nuovo, quando, anche grazie all’inchiesta “Orthrus”, dobbiamo prendere atto delle ingerenze mafiose nei cantieri di un’opera dal “fine termine mai”.  Ce lo disse nel 2008 attraverso un’interrogazione parlamentare l’on. Angela Napoli: “Non v’è dubbio che la ‘ndrangheta ha posto l’attenzione su questa opera”.  Senza dire che nel tempo delle irregolarità denunciate si sono occupate l’Autorità nazionale anticorruzione, più volte le Procure della Repubblica e quella della Corte dei Conti.
Condivido, da sempre, l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura per stroncare l’illegalità mafiosa, ma sarebbe ora che lo Stato, anche per non lasciare soli gli amministratori comunali, già stressati nel provare a dare risposte ai cittadini con le poche risorse a disposizione a causa dei tagli lineare imposti dai vari governi al sistema degli enti locali,  si occupasse con incisività di quest’opera e trovasse il modo di finirla.
La Trasversale delle Serre è la metafora dei  torti subiti da quella parte della Calabria, che ha sognato la Trasversale ma non l’ha mai avuta. Quanti sindaci si sono succediti e quanti hanno sbattuto la testa nei cantieri della Trasversale? E quante proteste inascoltate e rimaste senza risposta! Il tempo, da quelle parti, è stato scandito da un fantasma che ha segnato le vite di intere comunità, nel contempo flagellate dalle emergenze sociali. Nessun dubbio che, con la Trasversale compiuta il destino di quella parte del la Calabria, avrebbe potuto avere un altro verso.
Uno degli errori mastodontici compiuti è aver sminuzzato l’idea progettuale della Trasversale in decine di cantieri per tutto il percorso senza dotarsi di una regia unica.  E nel non aver seguito, col rigore necessario, tutti i lavori sparsi sul territorio, dando con certezza una data di conclusione.
Nel 2008, dopo l’affidamento dell’appalto dei lavori ad una nuova impresa (l’Ati Incabit srl Costruzioni Idrauliche di Bisognano) per 6 milioni di euro del terzo lotto (Gagliato/Argusto) del quinto tronco, si scomodò il presidente dell’Anas per assicurare che (testuale): «Si avvia finalmente il completamento di un’opera molto attesa dal territorio».
Siamo ancora qui e tutto è precario. Con l’aggravante che dopo aver speso fin qui (e si consideri che si tratta del più grosso investimento pubblico finora realizzato nelle Serre) il  costo dell’opera, suppergiù, almeno fino a otto anni addietro, era valutato in 500milioni di euro, benché per definirla ne mancassero all’epoca ben 200).
Oggi è assolutamente indispensabile che lo Stato chiarisca, aldilà delle esigenze di far ripartire i cantieri  dove sono interrotti, a che punto siano i lavori nei vari  tronchi di un’arteria lunga 56 chilometri, e  fornisca un riepilogo dello stato dei lavori  oltre a dichiarare, per una Traversale angustiata nel tempo da cento inghippi, quando i lavori di tutto il tracciato saranno conclusi.
Fare chiarezza è il minimo per una Trasversale di cui si parla da decenni. Fu nel 1966 che l’allora Comitato regionale per la programmazione economica (le Regioni ancora non erano nate), approvando lo schema di Piano di coordinamento per gli interventi pubblici nel Mezzogiorno, suggeriva “di mettere in cantiere una strada a scorrimento veloce in grado di collegare – attraverso l’altipiano delle Serre – lo Ionio e il Tirreno”. L’anno successivo il Comitato, dopo aver avuto il parere positivo dal Consiglio provinciale di Catanzaro, inserì l’opera nel Piano di assetto territoriale”. Da allora ne è scesa acqua dal cielo. Interruzioni, ritrovamenti archeologici, minacce ai cantieri, cave abusive, morti bianche, protocolli di legalità.  Di tutto e di più. Qualcuno potrà obiettare che dei 50 anni (quando l’idea fu concepita) bisogna sottrarne una ventina, dato che il primo appalto della Trasversale è stato aggiudicato dalle imprese Merlo e Grandinetti nel 1983 e i 3 chilometri che uniscono Vazzano a Vallelonga sono stati ultimati il 1985 (il secondo lotto consegnato, Chiaravalle-Argusto, risale invece al 2006 e ci sono voluti 11 anni). Ma anche seguendo questa logica –  come hanno spesso denunciano i  sindacati – oltre un quarto di secolo è scandaloso. Generazioni di calabresi hanno atteso il completamento della Trasversale nella speranza di una ventata di novità. Molti sono emigrati, morti o invecchiati senza vederla. Perciò da quelle parti si usa dire, per indicare qualcosa che non arriverà mai: «E’ come la Trasversale». E’ il nostro signor Godot che, contrariamente ai personaggi dell’opera teatrale di Samuel Beckett, qui non aspetta più nessuno.
Restano in piedi, e le  offro alle forze politiche calabresi nella speranza che non si resti inerti, due proposte su cui adoperarsi (entrambe più volte formulate dal sottoscritto insieme a molti sindaci, all’ex presidente della Commissione Sviluppo della Regione Tonino Acri e al consigliere regionale Pino Guerriero): la richiesta di un Commissario straordinario di nomina del governo col compito di offrire alla Calabria un resoconto dettagliato di tutto ciò che riguarda la Trasversale e pervenga a fornire una data di conclusione di tutta l’opera; la costituzione di un Osservatorio regionale (coordinato dal Presidente della Regione) di vigilanza e controllo  su tutti i cantieri con funzione anche di banca-dati. La Trasversale delle Serre finora è stata il simbolo di un fallimento, speriamo che possa diventare, invertendo con immediatezza  la tendenza, un simbolo di riscatto.
*Avvocato ed ex sindaco di Torre di Ruggiero







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