«Ecco cosa succede ora a Cosenza dopo il dissesto»

di Ettore Jorio*

Il numeratore dei dissesti comunali in Calabria progredisce inarrestabilmente. La nostra regione ha anche il record assoluto di accesso alle procedure di riequilibrio pluriennale, propedeutiche a generare altri default. L’introduzione nell’ordinamento del predissesto, intervenuta nel 2012 (D.L. 174), ha favorito una trasformazione radicale del Paese, soprattutto di quella parte contraddistinta dal Mezzogiorno. Con esso si è dato modo di nutrire delle speranze a quelle tante amministrazioni, consapevoli di avere ereditato bilanci insostenibili ovvero di avere prodotto gestioni allegre delle risorse pubbliche, di non avere altra via di uscita che ricorrervi comunque, piuttosto che dichiarare il dissesto.
Pollice verso per Cosenza
Questo è quanto successo all’amministrazione della città dei Bruzi che, alcuni giorni fa, è stata dichiarata dissestata dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti, in composizione speciale, davanti alle quali era stata appellata la relativa decisione della Sezione regionale controllo della Calabria. Una conclusione uguale a tante altre verificatesi sino ad oggi e a quelle che si registreranno di qui in avanti, che andranno ad ingrassare il totale dei comuni calabresi dissestati.
Le conseguenze
Al riguardo del dissesto della Città di Telesio, sono in molti a chiedersi cosa succederà. Meglio, cosa avverrà nell’amministrazione della cosa pubblica locale e quanto l’evento peserà sui cittadini e sul ceto creditorio.
L’amministrazione ordinaria continuerà ad essere esercitata dal sindaco Occhiuto e dall’attuale compagine consiliare, tenuta ad approvare per il prosieguo il bilancio stabilmente riequilibrato. Quella speciale riguardante la gestione della massa passiva determinatasi alla data del bilancio produttivo della dichiarazione di dissesto (31 dicembre 2018) sarà affidata ad un Organo straordinario di liquidazione nominato con decreto del Capo dello Sato su proposta del ministro dell’Interno.
Relativamente a ciò che graverà sulla collettività cosentina la stessa continuerà ad essere sottoposta alla stessa tassazione cui l’ha già sottoposta il corrente predissesto. Godrà di qualche servizio in meno e sarà verosimilmente costretta a sopportare tariffe più costose per quelli a domanda.
Gli aggravi sugli anni a venire e la mobilità del personale che non ci sarà
Niente di più, se non successivamente a sopportare nei propri bilanci comunali futuri gli ammortamenti dei mutui che si renderanno necessari per saldare i creditori insoddisfatti, magari anche con qualche falcidia concordata. Questi ultimi saranno altresì costretti al congelamento degli interessi moratori e alla non maturazione di alcuna rivalutazione nonché sarà loro impedita ogni azione di tipo esecutivo, ma soprattutto saranno costretti a sopportare inaudite lungaggini per verificare la consistenza dei loro crediti e per godere del loro soddisfo.
L’ipotesi prevista dal Tuel relativa alla messa in mobilità dei dipendenti in sovrannumero non sarà ivi praticabile perché in presenza di un organico comunale segnatamente insufficiente, tanto da imporre l’esternalizzazione di importanti sevizi che dovranno ovviamente essere internalizzati.
Si fanno le pulci, forse un po’ troppo tardivamente
Forte il dibatto generatosi tendente ad individuare le responsabilità dell’attuale sindaco. Considerata la pesante eredità sopportata sin dal suo originario insediamento, se di colpa può parlarsi essa è rinvenibile nel fatto di averla sottovalutata a tempo debito. Di aver preso sottogamba la relazione di inizio mandato e le relative conseguenze forse perché indotto in ciò da quella solita abitudine che impone agli amministratori locali di non rendere manifesti gli errori e le colpe dei loro predecessori. Ciò allo scopo di assicurarsi la reciprocità di siffatti comportamenti da parte dei loro successori.
A ben vedere, un fatto che ha fatto e farà rumore, con la brutta abitudine di ritenere riassunte nell’ultimo primo cittadino le responsabilità di quanti hanno contribuito a realizzare le condizioni determinanti il dissesto che nella fattispecie risulteranno così esenti.
I (più che) rumor che preoccupano i rendesi
A un tale accaduto ha fatto da eco – generando non poche sorprese nella popolazione dell’hinterland cosentino – la notifica delle gravi contestazioni mosse dalla Corte dei conti calabrese all’amministrazione rendese sull’esecuzione del piano di riequilibrio decennale in itinere. Una deliberazione istruttoria (n. 120/2019) alla quale dovranno essere fornite esaurienti controdeduzioni entro il prossimo 19 dicembre.
Un fulmine a ciel sereno, attese le vane assicurazioni registrate nel tempo che erano arrivate addirittura a concepire una chiusura del detto piano di riequilibrio in un tempo nettamente inferiore di quello originariamente programmato.
L’episodio è sorprendente a tal punto da fare assimilare la vicenda, per una sua migliore comprensibilità sulle cause generative, ad una delle più note fiabe che hanno accompagnato l’infanzia di tutti noi. Il Collodi di turno è certamente da rinvenire in chi ha maturato l’idea di sottoporre il Comune di Rende alla procedura di predissesto, assumendosi in proposito una responsabilità personale della quale non è affatto peregrina l’idea di chiederne l’accertamento giudiziale. Diversa la figura di mastro Geppetto che ha ideato e realizzato quel Pinocchio (rectius piano di riequilibrio pluriennale) che tuttavia oggi gli si rivolta contro mettendone in forse la carriera pubblica.
*Docente Unical







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