«Comuni da sciogliere, comunità da ricostruire»

di Antonio Viscomi*

Da un paio di settimane sono stato assegnato, come componente effettivo, alla Commissione “Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e degli Interni”, in aggiunta alla designazione iniziale come effettivo nella Commissione “Lavoro Privato e Pubblico”, che quindi continuo a seguire. Gli impegni aumentano, questo è certo. Ma aumentano anche le opportunità di lavorare su questioni di estremo interesse. Beh, diciamo quasi sempre: in effetti, le prime cose che mi è stato chiesto di curare sono i pareri su due trattati internazionali con l’Uruguay e con la Repubblica Dominicana.
Molto, molto più interessante è invece la questione della riforma della legge sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, per la quale sono stati presentati ben tre diversi disegni di legge (a firma di Santelli, Nesci, Bruno Bossio). Come usuale, la procedura parlamentare prevede che prima di iniziare a mettere mano agli emendamenti si proceda ad audizioni di soggetti che hanno qualcosa da dire sulla materia. Ieri si è svolta l’audizione di Antonio Giannelli, segretario di SinPref, Associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Nel video di pochi minuti il mio intervento. Ma vorrei comunque dire ora due sole parole, anche se le cose da dire sarebbero tante.
Personalmente, continuo a pensare che la logica dei commissariamenti debba essere ripensata nella prospettiva dell’affiancamento e dell’accompagnamento continuo e costante nel tempo. Le amministrazioni infiltrate sono amministrazioni deboli, con procedimenti a basso tasso di formalizzazione e di trasparenza, il più delle volte disorganizzate, con scarsa propensione alla innovazione tecnologica. Il disordine amministrativo non equivale certo a criminalità, ma la criminalità prospera nel disordine amministrativo. E’ impossibile anche solo immaginare che dopo il periodo di commissariamento problemi di questo genere possano essere di per sé considerati risolti. Semmai potremmo trovarli aggravati. Quindi: controllo, si, ma cooperativo, ed anche preventivo, se necessario.
Continuo a ritenere che gli interventi repressivi sull’amministrazione locale – la cui procedura deve essere meglio definita per assicurare idonei momenti di confronto e verifica con caratteri di terzietà – debbano essere accompagnati da azioni positive e proattive a beneficio della comunità locale. Servono risorse ad hoc per rafforzare la presenza dello Stato: migliorando la qualità della vita quotidiana, assicurando migliori servizi, incrementando le opportunità di socializzazione. Promuovendo, insomma, tutte quelle cose che creano capitale sociale e agiscono come antagoniste rispetto alla pervasività criminale. In alcuni contesti un campo di calcio non è solo un campo di calcio, un teatro non è solo un teatro, un oratorio non è solo un oratorio. Quindi: comune da riordinare, certo, ma anche comunità da rafforzare.
Continuo a pensare che l’azione di contrasto richieda operatori professionali, e che questa esigenza debba essere presa sul serio: nei commissari straordinari, dopo lo scioglimento, ma anche – e il punto è spesso trascurato – nei funzionari che compongono le commissioni di accesso e la cui relazione finale assume un’enorme importanza. Non si tratta tanto di introdurre albi, pure opportuni se selettivi, ma di formare e qualificare professionalità dedicate, e che abbiano il tempo, tutto il tempo, da dedicare ad un lavoro estremamente delicato. Quindi: funzionari, si, ma che operino come professionisti consapevoli della propria funzione sociale oltre che amministrativa, qualificati sul piano professionale e impegnati a tempo pieno. E ciò vale in particolare anche per amministrazioni pubbliche che erogano servizi specialistici: basti pensare al commissariamento di una azienda del servizio sanitario, con tutte le sue specificità organizzative ed operative.
Continuo a pensare che la questione dei rapporti tra politica e burocrazia meriti un ripensamento a tutto tondo: per meglio definire la reciproca distribuzione e distinzione di responsabilità, ma avendo anche il coraggio di adottare provvedimenti radicali di riorganizzazione della struttura burocratica perché non ha alcun senso decapitare il vertice politico lasciando al proprio posto la struttura burocratica e neppure colpire il vertice politico per comportamenti propri ed esclusivi della struttura burocratica. La questione della imputazione della responsabilità individuale e degli effetti sugli organi collegiali è delicato, rifiuta facili semplificazioni e richiede molta attenzione. Ma proprio per questo deve essere meglio disciplinato.
Le cose da dire sarebbero tante. Ci saranno altre occasioni. Ed emendamenti su cui ragionare.

*deputato del Partito Democratico







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto