«Tirocinanti e precari, vertenze paradossali»

di Carlo Barletta*

Si fa un gran parlare di precariato in Calabria e si nota, inutile negarlo, che sulla questione si cerca di racchiudere tutte le vicende nell’ambito di schemi predefiniti certamente facili da utilizzare ma che non restituiscono compiutamente il senso di un male, tutto calabrese nella sua specificità, capace di incrociare settori indispensabili per la vita sociale della nostra regione seppure apparentemente distanti gli uni dagli altri. Ma procediamo con ordine e vediamo come la giustizia si incrocia con la sanità.
Sul versante dei tirocinanti giustizia è noto come la giornata di protesta del 29 ottobre u.s., tenutasi davanti la sede del Ministero della Giustizia in Roma e portata avanti dai colleghi della FP CISL Nazionale, non abbia sortito gli effetti sperati e pure largamente promessi dallo stesso Ministro Bonafede per bocca del Vice Capo di Gabinetto nel giorno della sua venuta presso l’università Magna Graecia di Catanzaro nel mese di marzo. In realtà, sebbene la vertenza riguardi complessivamente circa 2500 lavoratori a livello nazionale, dei quali oltre 450 solo in Calabria (c.d. art. 37 UDP) al di là di una selezione per 616 operatori giudiziari e di una futuribile promessa di un concorso per 800 posti a tempo determinato, ci si rende conto di come anche a livello di amministrazione centrale non vi sia una vera e propria volontà di risolvere la vertenza; il tutto poi se parametrato ai costanti ammanchi derivanti da pensionamenti (gli organici del comparto giustizia ai vari livelli faceva segnare un meno 20.000 unità già nel mese di giugno 2019 su scala nazionale) fa comprendere come anche la politica, quella che siede al parlamento per intenderci, non si renda proprio conto di come uno dei servizi più delicati per la nostra regione ma anche per l’Italia intera poggi e si avvalga di attività professionali svolte da uomini e donne di grandissima buona volontà che però, almeno nel caso calabrese, percepiscono un contributo di 500 euro e che, allo stato, rischieranno di ritrovarsi con un “ben servito” se entro il 31 gennaio p.v. non si troverà una soluzione.
Naturalmente, l’azione della CISL non intenderà fermarsi alla sola giornata di sit-in. Non escludiamo momenti di mobilitazione e protesta anche a livello locale proprio a causa della miopia con la quale a “livello centrale” si gioca con la vita di centinaia di lavoratori che, dopo oltre un decennio di tirocini avviati dal Ministero della Giustizia, chiedono un giusto riconoscimento: quello al lavoro vero, tutelato e garantito non già da promesse politiche ma dal sudore della loro fronte!
Ma come si diceva prima, il precariato calabrese è capace di alchimie incredibilmente ardite. Ed allora ecco comparire la sanità calabrese che si incrocia proprio con il tema dei tirocinanti della giustizia.
Ed invero, nell’ambito del bando tirocinanti giustizia, tutto a carico della Regione Calabria, ve ne sono circa un centinaio (provenienti dal bacino dei c.d. ex mobilità in deroga) che alla luce del bando sopra richiamato – il bando giustizia appunto- prestano la loro attività nelle ASP ma anche all’interno dei presidi ospedalieri. Tali lavoratori, che percepiscono sempre un sussidio di 500 €, sono quelli che si interfacciano con l’utenza (dunque con ciascuno di noi!) ogniqualvolta occorre: un tesserino sanitario, certificazioni di varia natura, ma anche per il disbrigo di quelle pratiche tutte interne facenti parte del corposo apparato burocratico sanitario che però si traducono concretamente nella prestazione dei servizi erogati dai nosocomi regionali.
Cento lavoratori che quotidianamente mandano avanti la macchina amministrativa della sanità regionale che altrimenti resterebbe paralizzata e non già perché lo dice il sindacato ma semplicemente perché questi lavoratori gestiscono materialmente apparati, gestionali ecc…senza i quali non sarebbe possibile espletare le ordinarie mansioni di ufficio giornaliere. In sintesi: precari che comunque mandano avanti una sanità sotto gli occhi di tutti precaria!
Come FeLSA CISL Calabria, abbiamo chiesto alla struttura commissariale un incontro ad hoc (che però purtroppo stenta ad arrivare) proprio perché consapevoli che solo una discussione serena ed obiettiva rappresentata da chi conosce e vive quotidianamente determinate realtà dalla parte dei protagonisti, e cioè dai lavoratori, potrebbe contribuire, e non poco, a risolvere positivamente una vicenda che investe la vita di centinaia di precari calabresi riconoscendo loro il giusto diritto alla collocazione e stabilizzazione. Ma non solo. La compiuta conoscenza del problema, potrebbe aiutare la struttura commissariale e nazionale (Tavolo Adduce) che gestisce di fatto le sorti della sanità calabrese a comprendere che viste le copiose risorse pubbliche finora spese per la formazione e attività a vario titolo svolte dai lavoratori medesimi, un percorso di stabilizzazione, sarebbe il giusto coronamento di una attività che fungerebbe da buona prassi anche per altre regioni. Ma bisogna fare in fretta posto che anche per questo gruppo di lavoratori il termine ultimo è fissato per la data del 31 gennaio 2020.
Ci troviamo di fronte ad una vertenza paradossale. Da una parte i tirocinanti della Giustizia ex art. 37 UDP, creati dal Ministero della Giustizia oltre un decennio fa, e dall’altra i tirocinanti della giustizia impegnati nella sanità calabrese. Entrambi per una beffarda ironia della sorte, attendono soluzioni proprio da organismi con sede a Roma: Ministero della Giustizia e Tavolo Adduce ma con l’apporto sostanziale della struttura commissariale calabrese.
Per quanto i lavoratori sopporteranno tale status?
Non bastano purtroppo gli apprezzabili impegni assunti dal Presidente Oliverio il quale, da noi interpellato, ha garantito che cercherà una soluzione per non lasciare del tutto a casa i circa 600 lavoratori tirocinanti della giustizia in scadenza al 31 gennaio 2020. Qui è il Ministero della Giustizia e la struttura commissariale della sanità che devono assumersi precise responsabilità.
Ci confortano in tal senso le ultime parole rese alla stampa dal Generale Cotticelli che invocano la legalità. Ed anche noi questo vogliamo. La legalità capace di trasformare un rapporto di lavoro in nero in uno stabile e duraturo. Ma per fare questo occorre soprattutto confrontarsi, conoscere, approfondire. Noi siamo pronti. Lei Generale lo è?

*Segretario Generale FeLSA CISL Calabria







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