«Grave il silenzio della politica sui dati Pil»

di Domenico Bevacqua*

I dati del rapporto Svimez sulle diseguaglianze fra le regioni europee, confermano il peggio: la Calabria è ultima tra le ultime. Il segretario nazionale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, non ha mancato di sottolineare, opportunamente, che, alle dinamiche migliori della media nazionale registrate da altre regioni meridionali, quali Abruzzo, Puglia e Sardegna, rispettivamente con variazioni del prodotto dell’1,7%, 1,3% e 1,2%, si contrappone la Calabria, unica regione in Italia con un tasso negativo (-0,3%).
Si tratta forse di un destino ineluttabile, cinico e baro? Io non credo proprio. Gli stessi dati indicano che il calo della Calabria è imputabile in primo luogo al pessimo risultato dell’annata agraria, che ha conosciuto una riduzione del prodotto del -12,1%: lo ha ricordato in maniera chiara e pertinente Alberto Statti, presidente di Confagricoltura. Ora, io mi chiedo, quali sono le vocazioni economiche più palesi e lampanti di una regione come la Calabria? Ritengo che a qualunque osservatore con un minimo di cognizione verrebbe naturale rispondere: l’agricoltura, l’ambiente, il turismo. Ebbene, è possibile che oggi non si rifletta sulla indispensabilità di dare impulso a questi tre settori strategici, magari facendo anche un mea culpa sul perché in Calabria manchino non solo dipartimenti adeguatamente strutturati ma persino la nomina di un assessore all’agricoltura e di un assessore al turismo? In Calabria è possibile.
Ho sempre ribadito, nei miei interventi in consiglio e sulla stampa, la necessità di concentrare le risorse proprio in questi ambiti. Il mio auspicio è che i prossimi esecutivo e consiglio regionale intervengano in maniera decisa, abbandonando un’idea di accentramento che non solo non ha sortito risultati positivi, ma ha anche prodotto figure prive di poteri effettivi come quella del consigliere delegato: un consigliere che, rispetto a una realtà sulla quale non ha modo di incidere, rischia solo e sempre di fare brutta figura. La politica è condivisione e capacità di fare squadra. Altrimenti non è. Anche per questo, è salutare diffidare di quei colleghi che, all’approssimarsi della scadenza, si accorgono dei territori e della pluralità. Mi pare sia un po’ tardi e, di primo acchito, sa tanto di un modo maldestro e scoperto di raccattare qualche consenso. Per il PD calabrese, il senso di una vera apertura al civismo e alla pluralità parte anche da qui: autocritica onesta e proposte concrete.

*Consigliere regionale Pd







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