«Quegli annunci che sanno di propaganda»

di Franco Scrima*

Non è da credere che a Palazzo Santa Chiara qualcuno voglia emulare gli eroi della mitologia greca o romana, ma che abbia voglia di entrare nei guinness dei primati si. Si spiega così come si possa ritenere che con ottanta milioni si riesca a realizzare «un progetto sensibile capace di rivitalizzare la città». Non vorremmo che fosse il solito, insipiente, tentativo di cospargere fumo negli occhi dei catanzaresi, frutto di un lavoro sottile per tentare la scalata alla poltrona di Presidente della Regione. Ottanta milioni di Euro (è questo il finanziamento chiesto a Invitalia) non sono pochi, ma non sono neanche tanti per «cambiare il volto della città», da anni ridotta a un dormitorio. Tuttavia qualsiasi cosa sarà fatta per renderla vivibile, per salvarla da un ulteriore degrado (Sembra che tocchi anche allo storico Caffè Imperiale abbassare la saracinesca) sarà un gesto encomiabile, e non importa se tardivo. Se viceversa l’iniziativa, così come è stata percepita, risultasse uno “slider” propagandistico, una malinconica “lavagna elettorale”, sarebbe bene che chi l’ha pensata si chiudesse in casa e non uscisse per lungo tempo.
La propaganda vuole che «il futuro di Catanzaro si giochi tra la rinascita del centro storico e lo sviluppo ordinato del quartiere Lido». Lo dice la società Scrat che ha redatto il documento preliminare del piano urbano di mobilità sostenibile. Ma quali sarebbero le opere da realizzare con gli ottanta milioni di Euro? Nel centro storico: «un parcheggio sotterraneo a Piazza Prefettura; uno snodo sul Musofalo per 600 posti auto con accesso dalla “rotatoria” e relative rampe di collegamento; 50 posti per autobus, ascensori e scale mobili per collegare Piazza Matteotti e Piazza Prefettura. E inoltre la ristrutturazione del parcheggio del Politeama; un parcheggio nel piazzale delle Ferrovie della Calabria; l’acquisto di bus elettrici e la realizzazione di un sistema di auto e bici elettriche».
Più modesto, ma comunque oneroso, il programma per Catanzaro Lido: «una pista ciclabile tra la stazione ferroviaria, il lungomare e Giovino; un parcheggio a ridosso della stazione ferroviaria e un nuovo ponte sulla Fiumarella».
A collegare il centro storico con Lido, invece, «oltre alla metro, una “green road” ciclabile che parte dal Parco Li Comuni a Siano e, passando per il Parco della Biodiversità, raggiunge Giovino».
Non è l’iniziativa che sorprende; è semmai l’annuncio fatto pressoché in campagna elettorale che stupisce, perché questo è il modo consolidato di buona parte dei politici di intendere la campagna elettorale. In questo caso semmai c’è l’”aggravante” di chi vorrebbe far credere di possedere numeri e cultura amministrativa per tirare dalle secche la Calabria e portarla a navigare in acque tranquille, fatte di posti di lavoro, di infrastrutture, di una Scuola capace di formare i giovani, di università con corsi di laurea specialistiche, della realizzazione di un turismo di qualità sfruttando mare, monti e beni ambientali; di una lotta decisa alla delinquenza organizzata; di collegamenti moderni ed efficienti. Tutto il contrario, insomma, di quanto è stato fatto finora per Catanzaro che ha subito un rovinoso decentramento delle nuove strutture causa dell’impoverimento e dell’isolamento della città con conseguenze gravissime quali la perdita di migliaia di residenti e di una moltitudine di esercizi commerciali.
Chi vorrebbe sfidare Oliverio, ma ancora non lo dice, sembra sia una persona navigata in politica. Tuttavia non si sa se ha le capacità di armonizzare il suo programma con la cura che la Calabria necessita; se è una persona refrattaria ai condizionamenti e se sa decidere superando gli steccati ideologici e soprattutto le interferenze. Non si fa il nome, ma viene descritta come un soggetto che sa destreggiarsi nei meandri della politica, quella spicciola, fatta di accordi e di “amicizie”. Sono condizioni che servono per amministrare, anche se sono proprio queste peculiarità a preoccupare l’elettorato perché inducono alla rassegnazione che è concausa dell’astensionismo.
C’è anche la convinzione pressoché generalizzata che in Calabria sia venuto meno il ruolo sociale degli eletti e ciò cosparge la strada di dubbi come avviene per Catanzaro quando si legge che «studia da Capitale della Calabria». La gente si chiede perché non sia stato fatto prima, in un periodo per così dire “normale”, piuttosto che aspettare la campagna elettorale per le regionali del 2020. E’ un dubbio sorretto dalla comparazione del territorio con quello delle altre regioni, dalla quale emerge che le città calabresi, tutte le città, sono in netta discesa rispetto ai parametri degli scorsi anni, che la diseguaglianza con il resto del Paese è evidente, che l’occupazione è quasi la metà rispetto alla provincia autonoma di Bolzano e nei confronti di quella di Milano tocca persino l’80 per cento. Di converso il potere d’acquisto in Calabria è più elevato del 15% rispetto al Nord.
Condizioni che spingono i cittadini verso la privazione dei beni comuni che sono causa di forte sofferenza se non di rinunzia delle classi medie la metà delle quali, secondo indagini demoscopiche, ha un tasso basso di vecchiaia e una devastante disoccupazione giovanile. Frutto dell’incapacità di sapere sfruttare anche l’autonomia nell’ attivare politiche di sviluppo sociale che pure esistono tra le prerogative regionali, ma di cui nessuno si è avvalso per fare stare meglio la popolazione amministrata.
*giornalista







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