«Lidia, Dario e i (buoni) segnali da Lamezia»

di Antonio Viscomi*

Il giorno dopo. Il giorno dopo è sempre quello più difficile. Non solo e neppure tanto per il sapore beffardo di una sconfitta annunciata, quanto piuttosto per la doverosa, urgente necessità di dare senso ai dati elettorali, riordinando suggestioni, impressioni e valutazioni che spesso si inseguono, si sostengono, talvolta anzi si sovrappongono fino a confondersi. Come fossero titoli di giornali che cercano di racchiudere, in poche parole, le ragioni di una sconfitta, a Lamezia come altrove.
Titolo noti, per la verità. Ma non per questo da trascurare. Frammentazione del centrosinistra, ad esempio, ma purtroppo qui da noi la tensione verso l’unità è sempre difficile da portare a compimento. Veti incrociati e personalismi; quelli che ti fanno dire: se non io, allora nessun’altro. Migrazioni da un polo all’altro: solito trasformismo ora rinnovato con una certa arroganza postideologica. Solitudine politica di chi è in campo: perché la vittoria ha tanti padri, questo è noto, pronti però a farsi vivi soltanto il giorno dopo; la sconfitta invece è sempre orfana, anzi, no, figlia di chi era già presente il giorno prima. Ed ancora, radicamento territoriale: termine quasi mitico, questo, ma sempre evocato quando non si hanno altri argomenti, soprattutto da chi sembra ritenerlo quasi sinonimo di clientela. Limiti del #civismo: un dinamismo democratico oggi intrappolato tra chi lo intende come apertura positiva a mondi diversi e chi invece lo considera a stregua di un sistema di autonoma legittimazione. Assenza di un #progetto politico e di una #visione di città, la cui amministrazione è stata sciolta per ben tre volte per infiltrazioni mafiose. E questi sarebbero già temi per una discussione un po’ più impegnativa.
Che possiamo e dobbiamo fare. E dobbiamo farlo perché non è per nulla da sottovalutare se una candidata di 29 anni, Lidia Vescio, avvocato, e se un candidato di 35 anni, Dario Arcieri, ingegnere, hanno entrambi superato le 500 preferenze, collocandosi dietro la prima eletta, Aquila Villella – che pure ha una più lunga storia professionale e politica che l’ha portata da ultimo ad essere candidata nel 2018 al collegio uninominale per il Senato – e precedendo anche chi, con una storia più caratterizzata, porta pure in dote ben 400 e più voti. Per Lidia e Dario questa è stata la prima volta come candidati, a sostegno di Eugenio Guarascio: è vero, non provengono da percorsi politici in senso stretto, ma partecipano attivamente alla vita della loro comunità. Come tanti altri fra i candidati della lista del Partito Democratico, mai come questa volta per buona parte rinnovata nelle presenze
E il consenso che hanno ricevuto sta lì a dimostrare – sempre che non si vogliano chiudere gli occhi – che cambiare è necessario ed è pure possibile ed è ancor più doveroso; ma, per farlo realmente e non soltanto a parole, abbiamo bisogno di avviare processi di innovazione e di cambiamento, abbiamo bisogno di accompagnare volti nuovi e di idee nuove, abbiamo bisogno di aprire le porte e le finestre ad esperienze e competenze nuove maturate nella vita concreta e non nelle chiuse stanze di qualche segreteria di qualche politico. Come Lidia e Dario. Come i ragazzi e le ragazze che ho conosciuto nell’esperienza universitaria e che ora incontro impegnati nei loro territori in varie vesti e in diversi partiti, ma sempre capaci di dialogare tra loro e con mondi vitali per troppo tempo trascurati da una politica autoreferenziale. Credo che si debba ripartire proprio da qui, dai tanti giovani preparati, competenti e appassionati che si impegnano per cambiare la realtà delle cose e talvolta pagano sulla loro pelle questa loro volontà positiva. Dobbiamo prendere atto di questo: non abbiamo altra strada, perché gli elettori da tempo chiedono al partito democratico di portare a compimento un cambiamento radicale, di volti, di idee e di azioni.

*deputato Pd







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